Robot, living lab e startup: Agritech fa rima con ricerca
Il Mattino

Robot, living lab e startup: Agritech fa rima con ricerca

Venerdì 10 aprile 2026
5 visualizzazioni

Tre anni di lavoro concentrati in una struttura pensata per ridurre la distanza tra ricerca e applicazione industriale. Con l?inaugurazione del dimostratore Arca, il Centro nazionale...

Tre anni di lavoro concentrati in una struttura pensata per ridurre la distanza tra ricerca e applicazione industriale. Con l’inaugurazione del dimostratore Arca, il Centro nazionale Agritech entra nella fase operativa e si presenta come infrastruttura permanente al servizio del sistema agroalimentare italiano.

APPROFONDIMENTI | Dall’uso dell’IA al pomodoro ibridoIts Academy, la Campania forma i tecnici del futuroRicerca, nasce la “Fabbrica dell’Rna”: Napoli al centro della terapia genicaCrescita economica delle aziende. l’Istat: la Campania al primo posto

Il progetto nasce con il Pnrr e tutti questi anni ha mobilitato una massa critica ampia. Sono stati coinvolti circa 3mila ricercatori, con oltre mille pubblicazioni scientifiche, 30 Living Lab e più di 250 soluzioni tecnologiche sviluppate. «Abbiamo affrontato una grande sfida nazionale in tempi ridotti. Oggi siamo qui per dimostrare che il Paese ha fatto bene a investire in queste tecnologie: in Europa non c’è un Centro come il nostro», ha ammesso senza giri di parole il rettore dell’Università Federico II e presidente della Fondazione Agritech, Matteo Lorito.

Its Academy, la Campania forma i tecnici del futuro

La ricerca

Il dimostratore Arca rappresenta il passaggio dalla fase progettuale alla dimensione infrastrutturale, con spazio non solo alla ricerca ma anche al trasferimento tecnologico. «È un’arena tecnologica in cui imprese, giovani, ricercatori e università potranno lavorare insieme per sviluppare e implementare nuove soluzioni. Con Arca, il Centro nazionale diventa anche un’infrastruttura a disposizione del Paese», ha aggiunto Lorito. La struttura si sviluppa su cinque piani (attualmente già in attività quattro, mentre il quinto è in fase di completamento) e ospita ambienti sperimentali avanzati. Tra questi gli ecotroni, che permettono di simulare scenari climatici e condizioni ambientali complesse, una serra completamente automatizzata per coltivazioni indoor e laboratori dedicati al recupero delle biomasse secondo i principi dell’economia circolare. Coltivazioni verticali, aeroponiche e acquaponiche convivono nello stesso spazio con cani robot e umanoidi che consentono di gestire le colture senza intervento umano diretto.

I numeri

Il progetto ha coinvolto 24 università pubbliche, 4 private, 5 centri di ricerca e 14 imprese, distribuiti in nove hub territoriali tra Nord, Centro e Sud. L’investimento complessivo arriva sui 320 milioni di euro. «Per la prima volta il sistema universitario e della ricerca si è messo insieme attorno a un obiettivo comune. Dai risultati non emerge una differenza tra Nord e Sud. Quando il Paese fa sistema sulla ricerca, i risultati arrivano», ha sottolineato Lorito. Il direttore scientifico del Centro nazionale Agritech Danilo Ercolini ha evidenziato il valore strutturale dell’iniziativa. Ha ricordato come l’Arca nasca «per offrire servizi continuativi alle imprese, dall’accesso ai fondi pubblici alla consulenza tecnico scientifica, fino all’accelerazione delle startup e al tech brokering».

Ricerca, nasce la “Fabbrica dell’Rna”: Napoli al centro della terapia genica

L’obiettivo è ridurre la frammentazione del sistema produttivo e rafforzare la diffusione delle competenze digitali e tecnologiche lungo tutta la filiera. I numeri restituiscono la dimensione del capitale umano coinvolto: 185 nuovi ricercatori reclutati, 60 tecnologi, circa 160 dottorandi e quasi 600 assegnisti. Una componente giovane che rappresenta uno dei pilastri del progetto. Tra i risultati più concreti figurano la nascita di 22 startup e la creazione dell’Agritech Academy, dedicata alla formazione di professionisti capaci di trasferire le innovazioni alle aziende: un tassello che mira a colmare il divario tra laboratorio e impresa.

Sul piano istituzionale, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha richiamato il ruolo delle tecnologie nel rafforzare la qualità del made in Italy e nel rispondere alle sfide climatiche. Il ministro dell’Università Anna Maria Bernini ha invece ribadito il valore della collaborazione tra atenei e imprese. L’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca ha evidenziato l’importanza dei servizi offerti alle aziende per accelerare l’adozione delle innovazioni. L’assessore comunale Vincenzo Santagada ha sottolineato la funzione della città come polo di ricerca e formazione. Maurizio Martina, direttore generale aggiunto della Fao, ha richiamato la dimensione internazionale del progetto e le opportunità di cooperazione nel Mediterraneo e ha annunciato nuovi progetti con la Federico II, mentre Domenico Pimpinella, direttore generale di Bonifiche Ferraresi, ha posto l’accento sul ruolo della digitalizzazione nelle filiere agricole. Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura, e Gennarino Masiello, vicepresidente Coldiretti, hanno evidenziato l’interesse del mondo agricolo per tecnologie capaci di ridurre costi e consumi.

«Voli Italia-Usa, Delta punta su Napoli: più passeggeri e un’offerta maggiore»

La tecnologia

Il cuore del dimostratore resta la sperimentazione applicata. Le tecnologie sviluppate spaziano dalle nanotecnologie per la distribuzione mirata dei principi attivi alle macchine intelligenti che consentono di ridurre del 40 o 50% l’uso di acqua, fertilizzanti e fitofarmaci. «Diamo all’Italia la possibilità di aumentare la sostenibilità della produzione agroalimentare, valorizzare la qualità e rendere i prezzi più competitivi», ha sottolineato Lorito. Per la sua connotazione, Arca si inserisce in una strategia di proiezione internazionale. Il Centro ha individuato una lista di venti Paesi prioritari per la cooperazione scientifica e industriale. «All’estero c’è una grande domanda di tecnologie agroalimentari italiane. Portare ricerca e imprese oltre il Mediterraneo significa costruire ponti concreti», ha concluso il rettore. Il dimostratore segna quindi un passaggio di fase. La ricerca diventa infrastruttura e la sperimentazione diventa servizio. Il progetto si propone come motore stabile per il trasferimento tecnologico e la competitività del settore agroalimentare nazionale che guarda dritto verso il futuro.

Condividi questo articolo