Morto Pietro Gargano, addio al maestro giornalista: un?ultima riunione di redazione
Il Mattino

Morto Pietro Gargano, addio al maestro giornalista: un?ultima riunione di redazione

Venerdì 10 aprile 2026
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«Napoli e Portici erano fondamento del suo saper scrivere. Accogliamo un cittadino pregevole che ha saputo raccontare la realtà così com?è». L?ultimo...

«Napoli e Portici erano fondamento del suo saper scrivere. Accogliamo un cittadino pregevole che ha saputo raccontare la realtà così com’è». L’ultimo saluto a Pietro Gargano è all’insegna di San Ciro, il patrono di Portici a cui aveva dedicato uno dei suoi ultimi libri, San Ciro, la gloria del santo medico venuto dall’Egitto, in pieno Covid, nel 2021. Don Ciro, il parroco, nell’omelia, racconta il suo saper essere giornalista e uomo, e padre, di Alfonso e Manuela. Sono venuti in tanti nella piazza principale di Portici, alla basilica di Santa Maria della Natività e di San Ciro, a rendergli l’ultimo abbraccio. La famiglia de «Il Mattino», «una casa», come ricorda ancora il parroco, «che ha abitato dal 1963 al 2008», e poi ancora fino alla fine, dettando gli articoli all’amata moglie Matilde quando non riusciva più a batterli sul computer. E che ha continuato a frequentare con i suoi tanti articoli, fondi, ricordi, affreschi dipinti con le parole da un professionista a tutto tondo. Che sapeva parlare (e soprattutto scrivere) di tutto, dalla canzone napoletana ai ritratti degli uomini dei suoi tempi, ma che nel contempo sapeva inseguire la cronaca con determinazione e intuito da geniaccio.

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C’erano artisti, uomini di cultura, rappresentanti delle istituzioni, da Pino De Maio, a Eduardo De Crescenzo (non l’uomo di «Ancora», ma il cugino), a Tommaso Bianco, a Edy Colonnese, a Geppino Fiorenza di Libera, a Ottavio Lucarelli, a Paolo Animato. Ai tanti colleghi de «Il Mattino» che lo avevano affiancato e avevano avuto la fortuna di lavorare con lui. E anche chi è venuto dopo e ne aveva sentito parlare in redazione come di una leggenda. «Una figura importante», ha confermato il prete, «che ha avuto il dono di scrivere, di informare, di raccontare le cose così esattamente come sono, ma anche sapeva anche sognare».

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Del resto Pietro era un figlio del dopoguerra, dell’Italia laboriosa che si rialzava dalle macerie del conflitto. «Un momento storico di un Paese che risorgeva e Pietro Gargano ne faceva parte». Di qui per lui l’urgenza di scrivere, «non come oggi, con tante persone che sui social dividono. Lui amava informare», conclude dall’altare don Ciro, prima che Gargano fosse accompagnato nel cimitero locale.  «Pietro amava Portici e soprattutto San Ciro», ricorda Enzo Cuomo, ultimo sindaco (ora c’è il commissario prefettizio e lui è assessore regionale), «sorrideva con gli occhi quando gli parlavo del mare ritrovato con il suo parco. Il mare il cui scempio aveva denunciato proprio lui, con la vis che gli era propria, negli anni del post-terremoto».

E la passione civile era stata uno dei suoi cavalli di battaglia, cavalcati con furia e stile. Lui che la sera del 23 novembre 1980, negli attimi successivi al violento terremoto, urlò quel «Fate presto» che si tradusse nel titolo a caratteri cubitali ripreso l’anno dopo da Andy Warhol. Lui che nel «Mattino» ha ricoperto ogni incarico: inviato, capocronista, caporedattore centrale, articolista. Finendo per rappresentarne l’anima, diventando il custode della memoria e il volto della rubrica dedicata all’appuntamento settimanale della posta con i lettori. Ha scritto sino alla fine. Era la cosa per cui era nato. Toccherà a noi continuare a farlo anche per lui, senza mai pretendere di essere alla sua altezza.

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