Cannes 2026, annunciati in film in concorso: una Croisette senza Italia e Hollywood
Niente cinema italiano. Niente blockbuster hollywoodiani. In compenso, al Festival di Cannes 2026 (12-23 maggio) ci saranno molti maestri del mondo abituali frequentatori della Croisette, da Pedro...
Niente cinema italiano. Niente blockbuster hollywoodiani. In compenso, al Festival di Cannes 2026 (12-23 maggio) ci saranno molti maestri del mondo abituali frequentatori della Croisette, da Pedro Almodovar («Amarga Navidad»), molto ben accolto in Spagna, all’iraniano due volte premio Oscar Asghar Farhadi («Histoires Parallèles») con, nel cast, Isabelle Huppert e Catherine Deneuve; da Kore-Eda Hirokazu («Sheep in the Box»), in gara con un dramma familiare distopico, al rumeno Cristian Mungiu («Fjord») che questa volta ha diretto in Norvegia Renate Reinsve di «Sentimental Value».
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Quali sono i film in concorso
In concorso ecco ancora Rodrigo Sorogoyen con «El ser querido», Andrey Zvyagintsev con la favola politica «Minotaur», Pavel Pawlikowski con «Fatherland», ambientato durante la Guerra Fredda, Laszlo Nemes con «Moulin», su un eroe della Resistenza nella Francia occupata, Lukas Dhont con «Coward», Javier Calvo e Javier Ambrossi con «La bola negra», l’indipendente americano Ira Sachs con il musical fantasy «The Man», e poi Hamaguchi Ryusuke («Soudain»), Arthur Harari («L’inconnue»), Na Hong-jin («Hope»), Fukada Koji («Nagi Notes»), Emmanuel Marre («Notre salut»). Cinque, infine, le registe in lizza per la Palma d’oro: Charline Bourgeois-Tacquet («La vie d’une femme»), Valeska Grisebach («The Dreamed Adventure»), Jeanne Herry («Garance»), Marie Kreutzer («Gentle Monster»), Léa Mysius («Histoires de la Nuit»).
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L'anno senza Italia ed Usa
Non accadeva dal 2017 che il cinema italiano fosse completamente fuori dai giochi. L’anno scorso in gara c’era Martone con «Fuori», nel precedente Sorrentino con «Parthenope». Questa volta molti scommettevano su Nanni Moretti, amatissimo in Francia, ma il suo nuovo film, «Succederà questa notte», tratto da un libro di Eshkol Nevo, pare non sia pronto, anche se la speranza di vedere il regista sulla Croisette all’ultimo istante non è del tutto spenta. Il delegato generale Frémaux minimizza: «L’Italia è un grande paese di cinema e ci saranno delle piccole aggiunte... Ma diciamo che forse non abbiamo visto film che meritavano di essere in competizione, non è grave. Può succedere, e i film torneranno». L’assenza dal cartellone di Cannes (nessun titolo anche nelle sezioni Un Certain Regard e Première), dopo quello di Berlino, ha riacceso il dibattito sullo stato di salute del nostro cinema, in questi giorni al centro delle polemiche per l’assegnazione dei contributi ministeriali. Ma per Frémaux si tratta solo di una questione di avvicendamento. E poi, il festival è diventato «il teatro di una nuova generazione di cineasti italiani, inclusa quella napoletana, con i film di Paolo Sorrentino, di Valeria Golino, di tutta una giovane generazione di produttori come Nicola Giuliano. Quindi, sappiate che siete sempre benvenuti a Cannes».
Da gran tifoso, associa con ironia la débacle cinematografica a quella calcistica: «Mi associo al vostro dolore di non vedere l’Italia nella Coppa del Mondo, ma ricordo che noi francesi non ci siamo stati nel 1962, nel ‘66, nel 1970 e nel ‘74. Siamo tornati nel 1978 e vent’anni dopo, nel 1998, siamo stati Campioni del mondo». Come a dire, ogni cosa a suo tempo. Intanto, quest’anno il cinema italiano dovrà consolarsi con qualche coproduzione, come «Roma Elastica» del regista francese Bertrand Mandico, realizzato a Cinecittà (nel cast anche Ornella Muti, Isabella Ferrari e Franco Nero), e con la partecipazione come attore, nel film «La vie d’une femme», di Erri De Luca. Anche se lo scrittore napoletano subito ridimensiona la portata del ruolo: «Ho una piccola parte, un ruolo su misura, un anziano scrittore che vive ritirato in montagna e riceve la visita delle due protagoniste per un’intervista».
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Niente Hollywood in cartellone
Non c’è Hollywood in cartellone e quindi sono cadute le speranze di vedere al festival blockbuster del calibro dell’«Odissea» di Nolan o il nuovo Spielberg «Disclosure Day». Però troveremo a Cannes Première il già annunciato esordio nella regia di John Travolta, «Propeller One-Way Night Coach» e, fra le proiezioni speciali, i documentari di Steven Soderbergh su John Lennon («The Last Interview») e Ron Howard («Avedon»). «Gli Stati Uniti saranno rappresentati, le major un po’ meno» spiega ancora Frémaux. «È importante capire che quando le major sono meno presenti a Cannes, è perché sono meno presenti in generale con quel tipo di cinema. D’altronde, Tom Cruise e la Paramount sono venuti recentemente per “Top Gun” e “Mission Impossible”».
Comunque, una Palma d’oro alla carriera andrà a Barbra Streisand, mentre l’altra la riceverà il neozelandese Peter Jackson. Presidente della giuria sarà il sudcoreano Park Chan-wook. «A Cannes il mondo intero si riunisce per due settimane e afferma che il cinema è un’arte viva», promette Frémaux. Ma occhio all’intelligenza artificiale, dice la presidente Iris Knobloch: «È importante chiarire che difendiamo la libertà di creare per tutti gli esseri umani, ma solo per gli esseri umani. Ci rifiutiamo di lasciar dettare all’IA le regole del cinema».