Militare vittima dell?amianto, la Cassazione al ministero: «Vanno risarciti anche i figli»
Il Mattino

Militare vittima dell?amianto, la Cassazione al ministero: «Vanno risarciti anche i figli»

Venerdì 10 aprile 2026
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Il dolore per la perdita di un genitore non si misura con l'età anagrafica, né con la dipendenza economica. È questo, in sintesi, il principio di giustizia e...

Il dolore per la perdita di un genitore non si misura con l'età anagrafica, né con la dipendenza economica. È questo, in sintesi, il principio di giustizia e umanità sancito dalla Corte di Cassazione, che con una sentenza storica ha riaperto il caso degli orfani di un primo maresciallo dell’Aeronautica Militare, vittima dell’amianto. Una decisione che non solo ribalta la posizione del Ministero della Difesa, ma squarcia il velo di silenzio su un ambito – quello dell’esposizione al rischio asbesto nell’Arma Azzurra – troppo a lungo ritenuto marginale rispetto a Marina ed Esercito.

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La storia è quella di un servitore dello Stato che per 38 anni ha vissuto tra i motori e gli hangar. Entrato in servizio nei primi anni '50, il maresciallo ha attraversato l’Italia: da Capodichino, dove ha prestato servizio negli anni 1953-54 a Pratica di Mare dove ha lavorato per il successivo biennio; da Grosseto negli anni dal 1958 al ’62 a Gioia del Colle nei sette anni successivi, fino a Grazzanise, dove ha prestato servizio dal 1969 al 1982 e sino al 1991, terminando la sua carriera come motorista addetto al nucleo manutenzione squadriglia fino al pensionamento nel 1991.

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Una dedizione pagata a caro prezzo. Nel 2013 arriva la diagnosi che non lascia scampo: mesotelioma. Due anni di agonia, fino alla morte nel 2015 all’età di 83 anni. Nonostante l’evidenza del nesso tra il servizio e la malattia, confessata dallo stesso Ministero, il percorso per il riconoscimento di «Vittima del Dovere» è stato un calvario nel calvario.

Il diniego

Solo nel 2021, a sei anni dal decesso, l’Aeronautica Militare riconosce le proprie responsabilità, erogando le prestazioni alla vedova. Ma per i figli, Michele (oggi 64 anni) e Marco (59 anni), entrambi liberi professionisti che vivono a Napoli, lo Stato aveva un’altra risposta: un secco diniego. Il motivo? Al momento della morte del padre non erano «fiscalmente a carico». «I due fratelli si sono sentiti bistrattati e quasi presi in giro: mentre da un lato l'amministrazione ammetteva che il padre era morto per cause di servizio, dall'altro negava loro i benefici previdenziali e i risarcimenti, arrivando, nelle pieghe dei ricorsi, quasi ad accusarli di voler “lucrare” sulla figura del genitore», le parole dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia.

Il Ministero ha tentato di minimizzare il danno, sostenendo che la sofferenza era attenuata dall'anzianità della vittima e dall'età adulta dei figli. Una tesi respinta con forza dai legali: «La sofferenza per la perdita traumatica di un padre è un illecito che colpisce l'anima, indipendentemente dal fatto che si abbia o meno un lavoro o una propria famiglia. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Cassazione ha ora ristabilito l’ordine dei diritti», commenta Bonanni.

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Gli Ermellini hanno chiarito che i benefici previsti per le vittime del dovere spettano ai figli superstiti senza la discriminante del carico fiscale. «Questa decisione rappresenta un passaggio di grande rilievo – conclude il legale – perché amplia la tutela dei familiari. Il giudizio dovrà ora essere riassunto davanti alla Corte d’Appello di Napoli, che dovrà pronunciarsi anche sugli arretrati maturati dal 2015. Parliamo di una richiesta economica che si aggira sui 150mila euro per ciascun orfano». La vedova del maresciallo è scomparsa nel 2023, dopo anni di sofferenze, senza poter vedere la fine di questa battaglia. Ora tocca ai figli raccogliere il testimone. La decisione della Suprema Corte non è solo una vittoria per Michele e Marco, ma è destinata a fare scuola. Restituisce prospettive di tutela a centinaia di famiglie che, nell'Aeronautica come nelle altre forze armate, attendono ancora che lo Stato onori i propri caduti senza perdersi in cavilli burocratici.
 

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