Sofia morta a 15 anni, indagini sulla ?comanda? e sul percorso cucina-sala
Il Mattino

Sofia morta a 15 anni, indagini sulla ?comanda? e sul percorso cucina-sala

Venerdì 10 aprile 2026
3 visualizzazioni

La tragica morte di Sofia Di Vico è una ferita aperta che attraversa non solo una famiglia, ma un'intera comunità. Aveva 15 anni, una vita piena di sogni e di energie, e una...

La tragica morte di Sofia Di Vico è una ferita aperta che attraversa non solo una famiglia, ma un'intera comunità. Aveva 15 anni, una vita piena di sogni e di energie, e una battaglia quotidiana contro un nemico invisibile: una grave allergia alle proteine del latte, diagnosticata sin dalla nascita. Una condizione che richiedeva attenzione costante, prudenza, fiducia negli altri. Proprio quella fiducia che, oggi, è al centro di una ricerca dolorosa di verità. La tragedia si è consumata una settimana fa, durante una cena in un ristorante sul litorale romano di Ostia. Sofia, come ricostruito, ha ingerito fagiolini e uova. Pochi istanti, poi il dramma.

APPROFONDIMENTI Sofia Di Vico, l'omaggio in classe: «Lei un'amica speciale»Sofia Di Vico morta per l’allergia al lattosio, il padre: «Avevo avvisato che il rischio era grave»Sofia Di Vico, l’idea della Fondazione: «Portare avanti i suoi valori»

Un epilogo che ha lasciato sgomenti e che ha immediatamente acceso i riflettori su ciò che è accaduto in quelle ore, in quei passaggi apparentemente ordinari che compongono la "comanda" di un ristorante. Ed è proprio lì che si stanno concentrando le indagini. La Procura di Roma sta ricostruendo ogni dettaglio, ogni parola, ogni gesto. Dalla sala alla cucina, un percorso che dovrebbe garantire sicurezza e che invece, in questo caso, potrebbe aver nascosto un errore fatale.


È stato accertato che la richiesta era chiara: cibo per una persona allergica. Una comunicazione esplicita, ribadita. Ci si chiede cosa sia accaduto tra l'ordine preso e il piatto servito. Oltre ai proprietari, sono stati ascoltati i camerieri, l'intera equipe di cucina. Nelle prossime ore, l'attenzione si sposterà anche su un altro elemento cruciale: le stoviglie. Tutto è stato sequestrato, perché ogni superficie, ogni utensile potrebbe raccontare qualcosa.

Nel frattempo, la famiglia di Sofia, assistita dal legale Gianfranco Passalacqua, segue passo dopo passo ogni sviluppo. Lo fa con la dignità di chi cerca risposte senza cedere al rumore, ma con la determinazione di chi sa che questa storia non può restare senza spiegazioni. E mentre la giustizia prova a fare il suo corso, fuori dai compiti degli inquirenti, si muove un'altra onda: quella della solidarietà.

Un abbraccio collettivo che arriva da chi conosceva Sofia e da chi, pur non avendola mai incontrata, si riconosce nella fragilità di una vita esposta a rischi spesso sottovalutati. Tra i gesti più significativi, la decisione di dedicare a Sofia il torneo "Mare di Roma Trophy in Pink". Un'iniziativa che va oltre il simbolo, perché parla di memoria, ma anche di responsabilità. Sofia, il giorno successivo la tragedia doveva giocare sul parquet con la sua squadra, l'Under 15 dell'UnioBasket Maddaloni, guidata dal coach Giovanni Monda. Era lì per giocare, per condividere, per vivere. E invece, proprio in quei giorni, la sua storia si è interrotta. «Dedicheremo anche un premio speciale alla nostra campionessa - annuncia con commozione da Daniele Torniolo dell'Alfa Omega, società organizzatrice del torneo - perché ciò che è accaduto non sia vano. Perché si continui a parlare di allergie alimentari con la serietà che meritano».


Sofia oggi è un nome che chiede verità. Ma è anche un volto che invita a non abbassare la guardia. Perché la sicurezza alimentare non è un dettaglio. È una promessa. E quella promessa, questa volta, si è spezzata.

Condividi questo articolo