Zanardi con la handbike in mano vale quanto il pugno di Tommie Smith
La Gazzetta dello Sport

Zanardi con la handbike in mano vale quanto il pugno di Tommie Smith

Domenica 3 maggio 2026
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Quel gesto andrebbe celebrato con una statua al Foro Italico: si ricollega agli ideali più potenti, eguaglianza e rispetto

La parola destino per Alex Zanardi aveva un altro significato. Non era sinonimo dell’ineluttabile e della sua immane forza talvolta devastatrice, ma soltanto un cambio di direzione, un colpo di volante o di manubrio, un nuovo percorso. Sempre in piena luce. Perfino la sua morte ha un valore profondo: porta con sé un senso unificante. Non esiste un solo italiano che oggi non si riconosca nel suo eroe, che non nutra un’ammirazione sconfinata per lui e che oggi, dovunque si trovi, non gli dedichi un pensiero di dolorosa gratitudine. Ed è un sentimento molto significativo, in un Paese diviso su tutto, a partire dalle sue memorie storiche. Quanti come lui nell’immaginario collettivo? Davvero pochi, pochissimi. La retorica non abita qui, ed è stata bloccata sul nascere, negli anni, dallo stesso Alex, con battute fulminanti, buonumore, e soprattutto totale mancanza dì autocommiserazione. Non ho più le gambe? Spingerò con le mani. "È disabile chi ha poca stima di sé", concludeva. 

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