Addio a Evaristo Beccalossi: è morto a 69 anni l'ex attaccante dell'Inter, idolo dei tifosi
Coi nerazzurri giocò dal '78 all'84 diventando l'idolo dei supporters, anche quando sbagliò due rigori in 7' in Coppa Coppe
Coi nerazzurri giocò dal '78 all'84 diventando l'idolo dei supporters, anche quando sbagliò due rigori in 7' in Coppa Coppe
6 maggio - 07:58 - MILANOÈ morto oggi a Milano all'età di 69 anni Evaristo Beccalossi, grande attaccante dell'Inter anni 80. Era nato a Brescia il 12 maggio 1956 e aveva iniziato la carriera proprio col club biancazzurro. Nel 1978 il grande salto all'Inter: gol, vittorie (uno scudetto e una Coppa Italia) e grandi prestazioni, diventa velocemente idolo dei tifosi nerazzurri fino a quando non lascia Milano per Genova, sponda Samp, nel 1984-1985. Poi un piccolo giro d'Italia e di serie fino al ritiro, datato 1991. Nella sua seconda vita ha fatto, tra le altre cose, anche l'opinionista tv.
Sei anni di Inter
—Lo hanno amato come pochi altri. "Evaristo, Evaristo non lo ferma neanche Cristo" era il coro, indubbiamente sacrilego e decisamente irriverente ma che rendeva l'idea di quanto fosse forte Beccalossi. Se ne è andato quasi in punta di piedi. Ci ha lasciato presto, troppo presto. Con l'Inter aveva vissuto l'era Bersellini, dal 1978 al 1984 (chiusa con Marchesi prima e Radice poi in panchina), 216 presenze tra campionato e coppe, realizzando 37 reti, tra cui una doppietta nel derby vinto per 2-0 il 28 ottobre 1979. Campione d'Italia '79-80, coi nerazzurri raggiunse le semifinali di Coppa dei Campioni '80-81 e vinse anche la Coppa Italia '81-'82. Con l'arrivo di Hansi Muller venne sacrificato, ceduto alla Samp, prima di chiudere la carriera tra Monza, Barletta e Pordenone.
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i due rigori e paolo rossi
—Dribbling, colpi di tacco, classe da vendere, era il Becca. Nel bene e nel male. Come quando il 15 settembre 1982 sbagliò due rigori in Coppa delle Coppe contro lo Slovan Bratislava (sullo 0-0, i nerazzurri vinsero poi comunque 2-0), dando vita al celebre monologo del comico Paolo Rossi, grande tifoso dell'Inter: "Becca disse, 'lo tiro io...' e io pensai con tutto lo stadio : questi sono gli uomini veri. Prese la palla e la mise sul dischetto del calcio di rigore. Lo fece con la sicurezza dell'uomo che non avrebbe mai e poi mai sbagliato. E sbagliò. E io pensai: per me resta un uomo. Ma quando sette minuti dopo, e chi ha visto quella partita sa che non mento, ridiedero un calcio di rigore all'Inter, per chi s'intende di calcio, ma a questo punto anche per chi non se ne intende, è facile capire la difficoltà per un giocatore che ha appena sbagliato un calcio di rigore, di riassumersi la responsabilità di ritirarlo. Lui guardò tutto lo stadio negli occhi. E tutto lo stadio fece : 'No ! Put... Eva...'. 'Lo tiro io !' E mise la palla sul dischetto del calcio di rigore con la sicurezza dell'uomo che non avrebbe risbagliato. E risbagliò! E io pensai: per me resta sempre un uomo. Un po' sfigato ma pur sempre un uomo". Era il Becca.
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