Beccalossi, "Ci hai insegnato che il calcio può essere arte": il ricordo (commovente) dell'Inter
"Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone" si legge nella nota che il club nerazzurro ha dedicato alla sua icona. "Era il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi"
"Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone" si legge nella nota che il club nerazzurro ha dedicato alla sua icona. "Era il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi"
6 maggio 2026 (modifica alle 09:37) - MILANO"Evaristo era sempre uno di noi". Inizia così il cordoglio dell'Inter per ricordare Beccalossi, scomparso nella notte a Brescia a 69 anni. Se n'è andato così, a pochi giorni dal 21° scudetto nerazzurro, quasi a volersi godere l'ultimo trionfo della squadra che ha segnato la sua vita, dentro e fuori dal campo. E che ora lo ricorda con parole commosse: "Ci sembra impossibile - si legge nel comunicato diffuso sui social - Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone". E poi: "Ci hai insegnato che il calcio può essere arte" si legge nel lancio del comunicato diffuso sulle piattaforme social.
da brera a peppino prisco
—Il testo prosegue poi nel ricordo del talento del Becca, numero 10 dalla giocata sublime e dal rendimento talvolta incostante, ma non per questo meno apprezzato dai tifosi: "Il suo talento era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi". Quindi il ricordo del soprannome 'Driblossi' - uscito dalla penna di Gianni Brera - e la raffinata definizione dell'avvocato Prisco: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole". Del resto, Beccalossi "era il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi".
numero 10, come mazzola
—Beccalossi ha giocato nell'Inter dal 1978 al 1984, vincendo uno scudetto nel 1980 e una Coppa Italia nel 1982. "Con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato" dicevano i tifosi interisti. Che avevano identificato in lui l'erede di Sandro Mazzola, il numero 10 a cui chiedere la giocata per risolvere le partite. "Quando arrivavo a San Siro - scherzava il Becca - i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me".
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"gli interisti si identificano in noi"
—La nota si conclude quindi con una frase recente dello stesso Beccalossi, che - ripensando ai suoi anni nerazzurri - si era espresso così: "La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Credo di aver lasciato un buon ricordo anche al giorno d'oggi".
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