La crociata di Fabregas: "Gli smartphone hanno rovinato il calcio: li ho vietati al Como e a mia figlia"
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La crociata di Fabregas: "Gli smartphone hanno rovinato il calcio: li ho vietati al Como e a mia figlia"

Lunedì 8 giugno 2026
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Dai poster di Guardiola alla lotta contro i cellulari in spogliatoio, il tecnico si racconta: "I social divorano il tempo dei bambini"

Dai poster di Guardiola alla lotta contro i cellulari in spogliatoio, il tecnico si racconta: "I social divorano il tempo dei bambini"

8 giugno - 16:05 - MILANO English version

Il Como è la vera favola del calcio europeo. Arrivati alla qualificazione in Champions League grazie a un gioco spensierato e a un gruppo giovanissimo, i lariani sono la terza squadra in Europa ad aver schierato più calciatori Under 23. Dietro questo miracolo c'è una filosofia che affonda le radici in un calcio d'altri tempi, fatto di campetti di periferia e pensato in una stanza con la coperta del Barcellona e i poster di Guardiola: quella di Cesc Fàbregas. Il tecnico ha raccontato tutto questo in una lunga intervista al Corriere della Sera, iniziata proprio con il ricordo del suo passato: "Giocavo davanti casa tirando contro il muro. D'estate dai nonni mi bastava sentire il rumore del pallone dalla finestra per scendere in cortile. Era una magnifica ossessione. Il sabato mia nonna voleva prepararmi i suoi manicaretti, ma io pretendevo il menu da atleta: pollo e insalata". Tra gli aspetti più interessanti toccati c'è la sua "crociata" contro il mondo digitale, reo di aver peggiorato i calciatori di oggi: "I social sono un'illusione, un mondo che non esiste, fatto spesso di robot e persone frustrate. Mia figlia ha 13 anni ed è l'unica della classe senza telefono: tengo duro, fino a 16 anni niente Instagram o Twitter, voglio proteggere la sua adolescenza.  Al Como la nostra regola è che almeno a pranzo non si usi il cellulare". Un'attenzione, questa, che si riflette anche all'interno dello spogliatoio e sul terreno di gioco: "Io non capisco quando i giocatori, anche miei ex compagni, usano il telefono durante il riscaldamento, a due minuti dall’inizio della partita". 

presente e futuro del como

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Parlando del presente e del futuro, il mister difende a spada tratta il percorso del suo Como (quarto con 71 punti) e critica la fretta del calcio italiano, un sistema che consuma gli allenatori dopo poche partite e non sa più aspettare i giovani: "A gennaio non abbiamo comprato nessuno. Se cambi dieci giocatori ogni sei mesi è impossibile costruire. Siamo rimasti quelli che eravamo e siamo andati in Champions. Oggi il calcio è più veloce, tutti devono controllare tutto, programmare tutto. E questo finisce con l’imprimere un carattere robotico al gioco. Non c’è spazio per il talento, la creatività. Se uno cerca di fare una giocata complicata e sbaglia, viene massacrato. Tutti difendono bene, ma pochi attaccano. Come nella finale di Champions, in cui una squadra difendeva e l’altra cercava di fare gioco. Tutto ormai è più difensivo che offensivo".

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l'esempio dell'arsenal e nico paz

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Però per spiegare la sua visione, Fàbregas cita l'esempio dell'Arsenal: "Arteta nelle prime tre stagioni è arrivato due volte ottavo, ma la società ha tenuto duro. Quest'anno hanno vinto la Premier e fatto la finale di Champions". Sul gioiello Nico Paz il tecnico preferisce non sbilanciarsi, lasciando le porte aperte: "Lui è molto contento di stare qui con noi. Vediamo cosa succede". Infine lo spagnolo si concentra sull'unico vero rimpianto della stagione, quello di non avere italiani in gruppo: "Mi dispiace molto. Quando eravamo in Serie B il 95% della squadra era composto da italiani e abbiamo vinto. Anche l’anno scorso ne avevamo molti. Quest’anno non abbiamo avuto la fortuna di trovare giocatori italiani funzionali al nostro modo di stare in campo. Ma mi rendo conto del problema. Io mi sento parte del calcio italiano e voglio dare una mano alla ripresa del movimento in questo Paese. A cominciare dal potenziamento del settore giovanile".

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