L'Alfa Romeo 6C 2500 Villa d'Este protagonista sul lago di Como
Una manifestazione annuale organizzata a Cernobbio celebra la vettura del Portello realizzata nel 1949 per l’omonimo Concorso di eleganza. Quattro gli esemplari presenti, contornati da damigello di grande pregio
Una manifestazione annuale organizzata a Cernobbio celebra la vettura del Portello realizzata nel 1949 per l’omonimo Concorso di eleganza. Quattro gli esemplari presenti, contornati da damigello di grande pregio
Emilio Deleidi 8 giugno 2026 (modifica alle 17:39) - CERNOBBIO (COMO) Due delle quattro Alfa Romeo 6C 2500 SS presenti a Villa d'Este StyleQuattro regine e molte damigelle. È il modo in cui Villa d’Este Style, evento giunto ormai alla quindicesima edizione organizzato nello stesso hotel di Cernobbio che ospita sulle rive del lago di Como l’annuale Concorso di eleganza, rende omaggio a una delle Alfa Romeo più celebri del passato la 6C 2500 SS detta, appunto, Villa d’Este perché realizzata nel 1949 proprio per prendere parte al Concorso, nel quale vinse diversi premi. La vettura venne poi prodotta in piccola serie fino al 1951, in un numero di esemplari sul quale non esistono dati certi, ma che si stima possano essere stati 32 (non tutti sopravvissuti fino ai nostri giorni). Di questo modello, all’appuntamento di Cernobbio erano presenti quattro esemplari, uno dei quali appartenente alla collezione dell’albergo, mentre gli altri di proprietà di collezionisti privati: è molto difficile, se non impossibile, vederne radunati di più, perché oggi sono finite nelle mani di proprietari di tutto il mondo, Stati Uniti compresi. Ed è per questo che, a Villa d’Este Style, sono state chiamate a farle da contorno altre vetture di pregio come Alfa Romeo di serie diverse, ma in qualche modo connesse con la protagonista della manifestazione, e auto che hanno lasciato il segno per diversi aspetti nella storia del design.
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—Quando la 6C 2500 SS Villa d’Este vede la luce per l’Alfa Romeo, come per l’Italia intera, è un momento critico. Lo stabilimento milanese del Portello è stato bombardato a più riprese nel 1943 e 1944, causando diverse decine di vittime e radendo al suolo gli impianti; dopo il conflitto, la produzione bellica (armi, camion) viene lentamente convertita, ma nei primi tempi dalla fabbrica esce di tutto, cucine a gas, mobili, tapparelle, infissi, qualsiasi cosa pur di dare lavoro agli operai ancora presenti. Poi, piano piano, si torna alle automobili: nel 1947 Pinin Farina riesce a esporre due Alfa Romeo davanti al Grand Palais di Parigi, dove si tiene il Salone dell’auto al quale l’Italia, sconfitta nella guerra, non può partecipare con le proprie aziende. Le prime Alfa Romeo prodotte utilizzano la meccanica della 6C 2500 antecedente il conflitto, un autotelaio di pregio con motore 6 cilindri in linea di 2.5 litri, blocco di ghisa e testa di lega leggera, alimentazione a tre carburatori e potenza che, nella versione SS (Super Sport), può arrivare a 110 Cv: a rivestirlo, com’era uso dell’epoca, sono i maggiori carrozzieri, come Pinin Farina, Castagna, Boneschi e, appunto, Touring. Da quest’ultima, conosciuta per il suo brevetto di costruzione detto Superleggera che consentiva di ridurre al minimo il peso delle carrozzerie, arriva, nel 1949, la Villa d’Este, considerata una delle interpretazioni più felici della meccanica Alfa Romeo di quel periodo. La sua linea, infatti, farà scuola e sarà ripresa per la successiva 1900 Sprint, un modello sportivo molto più accessibile perché derivato dalla berlina 1900 degli anni Cinquanta. La mano di Carlo Felice Bianchi Anderloni, che guida la carrozzeria milanese dopo la scomparsa del padre, disegna una vettura di rara eleganza, in cui il parafango anteriore è perfettamente integrato nella fiancata, che ha andamento orizzontale, e in cui il padiglione ribassato accentua la sportività della vettura. Il motore eroga, in questa versione, 105 Cv a 4.800 giri/min, la trazione è posteriore, il cambio, con leva al volante, ha 4 marce, le sospensioni sono a quattro ruote indipendenti con barre di torsione posteriori; la Villa d’Este è lunga 4,60 metri, ha un passo di 2,70 metri, pesa 1.420 kg ed è in grado di sfiorare i 170 km/h di punta massima. La sua produzione, come si è detto, è limitata a poche decine di esemplari, essendo un’auto di prestigio dal costo elevato: bisognerà attendere ancora diversi anni prima di vedere Alfa Romeo più accessibili, come la 1900 berlina, la Giulietta e, negli anni Sessanta, la Giulia. Data la sua rarità, a farle da contorno a Villa d’Este Style sono state dunque chiamate altre vetture, comprese alcune variazioni sul tema della 6C 2500. Particolare attenzione hanno richiamato quella del conte Carlo Felice Trossi, pilota di buon valore dell’epoca, coupé nella quale il disegno della parte anteriore si sviluppa in maniera più orizzontale, portando i fari all’interno dei parafanghi anteriori, dove invece trovavano posto sulla Villa d’Este; in un altro originale esemplare di coupé firmato da Pinin Farina il numero dei fari è, invece, raddoppiato.
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—Il bello stile automobilistico non ha tempo ed è per questo che a Villa d’Este Style sono state chiamate quest’anno anche vetture di epoche diverse, accomunate dall’originalità di un design che ne esalta la personalità. Così, sulle rive del Lago di Como si sono potuti apprezzare linguaggi automobilistici di epoche molto diverse, dalla Jaguar E-Type roadster, legata in qualche modo alla BMW Z8 degli anni Novanta che ne riprendeva la filosofia, a una monumentale Rolls-Royce Silver Cloud, fino a una più moderna Maserati 3500 GT, una Jaguar Mk IV 3.5 Dhc e a a una originale Cadillac 62 Convertibile del 1962, massima espressione dello stile americano della coda a pinne che, con l’elegante sobrietà di una 6C 2500 SS Villa d’Este, sembra aver poco in comune. Se non il fatto di aver rappresentato nel più chiaro dei modi lo spirito del proprio tempo.
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