Kimi, Cobolli, Pio e gli azzurri Under 17: teneri antidoti a una generazione ammalata di bullismo
Giovani talenti in marcia verso il futuro in un Paese per vecchi: si può vincere senza fare per forza i duri
Giovani talenti in marcia verso il futuro in un Paese per vecchi: si può vincere senza fare per forza i duri
Luigi Garlando Giornalista 9 giugno - 07:34 - MILANOLi abbiamo visti avanzare tutti insieme, nella stessa domenica, come nel quadro di Pellizza da Volpedo. Kimi Antonelli, che avrebbe età da scuola guida, ha conquistato il trono di Montecarlo; Flavio Cobolli ha stregato il tempio del Roland Garros; i ragazzi dell’Under 17 si sono presi l’Europa; quelli di Silvio Baldini, felici dopo la vittoria nell’amichevole greca, avvinghiati a Donnarumma, come i Lillipuziani a Gulliver, dopo la vittoria sugli eterni nemici di Blefuscu. Giovani talenti in marcia verso il futuro in un Paese per vecchi, come ci informa Eurostat: nessuna nazione ha un’età media superiore alla nostra (49 anni), nessuna ha così tanti anziani (24,7%) e così pochi bambini (11,9%).
Dei protagonisti dell’esaltante domenica si è detto tutto, forse manca solo una lettura lombrosiana: i nostri ragazzi sono belli. Il sorriso gentile, quasi timido, di Kimi sembra inconciliabile con il mostro di freddezza che ha divorato 5 GP. Gli occhi di tigre di Cobbo, che trascina Zverev fino al quinto set, diventano dolci quando abbraccia e onora il vincitore. Occhi azzurri, sorriso da cornetto alla panna, fanciulle palpitanti. Diego Perillo, l’ultimo rigorista dell’Under 17, ha il 9 e i lineamenti da fotoromanzo di Pippo Inzaghi. Pio Esposito, sempre composto, ricorda un po’ il Pierre Cosso de “Il tempo delle mele”. Non servono garra charrua e riti di guerra intimidatori. A una generazione ammalata di bullismo, convinta che l’affermazione passi solo attraverso la sopraffazione, i giovani eroi nel quadro dimostrano che si può essere duri, senza perdere la tenerezza. Come insegnava il Che.
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