Kimi, Cobolli, Pio e gli azzurri Under 17: teneri antidoti a una generazione ammalata di bullismo
La Gazzetta dello Sport

Kimi, Cobolli, Pio e gli azzurri Under 17: teneri antidoti a una generazione ammalata di bullismo

Martedì 9 giugno 2026
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Giovani talenti in marcia verso il futuro in un Paese per vecchi: si può vincere senza fare per forza i duri

Giovani talenti in marcia verso il futuro in un Paese per vecchi: si può vincere senza fare per forza i duri

Luigi Garlando Giornalista 9 giugno - 07:34 - MILANO

Li abbiamo visti avanzare tutti insieme, nella stessa domenica, come nel quadro di Pellizza da Volpedo. Kimi Antonelli, che avrebbe età da scuola guida, ha conquistato il trono di Montecarlo; Flavio Cobolli ha stregato il tempio del Roland Garros; i ragazzi dell’Under 17 si sono presi l’Europa; quelli di Silvio Baldini, felici dopo la vittoria nell’amichevole greca, avvinghiati a Donnarumma, come i Lillipuziani a Gulliver, dopo la vittoria sugli eterni nemici di Blefuscu. Giovani talenti in marcia verso il futuro in un Paese per vecchi, come ci informa Eurostat: nessuna nazione ha un’età media superiore alla nostra (49 anni), nessuna ha così tanti anziani (24,7%) e così pochi bambini (11,9%). 

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Dei protagonisti dell’esaltante domenica si è detto tutto, forse manca solo una lettura lombrosiana: i nostri ragazzi sono belli. Il sorriso gentile, quasi timido, di Kimi sembra inconciliabile con il mostro di freddezza che ha divorato 5 GP. Gli occhi di tigre di Cobbo, che trascina Zverev fino al quinto set, diventano dolci quando abbraccia e onora il vincitore. Occhi azzurri, sorriso da cornetto alla panna, fanciulle palpitanti. Diego Perillo, l’ultimo rigorista dell’Under 17, ha il 9 e i lineamenti da fotoromanzo di Pippo Inzaghi. Pio Esposito, sempre composto, ricorda un po’ il Pierre Cosso de “Il tempo delle mele”. Non servono garra charrua e riti di guerra intimidatori. A una generazione ammalata di bullismo, convinta che l’affermazione passi solo attraverso la sopraffazione, i giovani eroi nel quadro dimostrano che si può essere duri, senza perdere la tenerezza. Come insegnava il Che.

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