Fognini: "Cobolli è come me, lotta con il sorriso. Ora pensi da top, non è lì per caso"
La Gazzetta dello Sport

Fognini: "Cobolli è come me, lotta con il sorriso. Ora pensi da top, non è lì per caso"

Martedì 9 giugno 2026
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L’ex n.1 italiano, adesso agente e amico del romano: "Avrà la pressione di gestirsi, ma può stare lassù. E una volta che ci sei puoi rimanerci"

L’ex n.1 italiano, adesso agente e amico del romano: "Avrà la pressione di gestirsi, ma può stare lassù. E una volta che ci sei puoi rimanerci"

Federica Cocchi Giornalista 9 giugno - 09:44 - MILANO

Fabio stava lì, ai margini della muraglia azzurra che sosteneva Flavio Cobolli. Osservava, soffriva, ricordava, gioiva. Chissà quante volte avrebbe voluto saltare sul campo e dire, “aspetta, faccio io”? Ma ora la racchetta riposa dopo anni di battaglie, e il suo ruolo è cambiato. Ora sta fuori dal campo, e in tribuna sedeva nelle vesti oltre che di amico e consigliere, anche di agente di Cobolli. È stato lui il primo giocatore messo sotto contratto dalla Back To Next, l’agenzia fondata insieme a Giuseppe Marzo che segue, oltre al finalista del Roland Garros anche Pellegrino, Gigante, Bronzetti e Basiletti solo per citarne alcuni.

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Fabio, c’è mancato poco... Come giudica la finale di Cobolli e soprattutto cosa ha capito dopo averlo visto alle prese con una prova così importante?

"È stata una partita strana. Nel primo set è successo quello che mi aspettavo: era molto teso, andava di fretta e ha commesso errori. Poi ci sono state occasioni ed errori da parte di entrambi. Quello che mi porto via è che il livello c’è. Nel quinto set, a mio avviso, è entrata in gioco soprattutto la componente mentale: dopo due settimane così intense iniziare a sentire il peso di tutto quello che hai vissuto. Però una cosa è certa: sulla terra battuta ha dimostrato il suo valore. È vero, il tabellone si è aperto e qualcuno dirà che è stato fortunato. Però quando hai l’occasione devi essere bravo a sfruttarla, e lui lo è stato".

E adesso cosa succede?

"Adesso inizia la parte difficile. Deve fare tutto con calma. Pensare a sé stesso, alla programmazione, e deve avere il coraggio di puntare in alto. Perché quando arrivi lì, poi vuoi restarci. La difficoltà è proprio questa: improvvisamente tutti si aspettano qualcosa da te. E soprattutto inizi ad aspettarti qualcosa da te stesso. Invece non deve sentirsi obbligato a fare nulla. Deve continuare a lavorare e a lottare come ha sempre fatto".

Dopo la finale ha scritto sui social di avere tante cose da dirgli: ha già iniziato?

"Parleremo meglio in questi giorni, però la prima cosa che gli ho detto è stata “bravo” e poi “Mannaggia, se fossi rimasto attaccato all’inizio del quinto set…”. Deve guardare a tutte le cose positive fatte in queste due settimane".

Flavio ha tante caratteristiche che mi ricordano il Fabio giovane. Anche per questo vederlo in una finale Slam mi ha fatto emozionare

Flavio vede in lei un punto di riferimento. Ricorda la prima volta che vi siete incontrati?

"Ero nella fase finale della mia carriera. Avevo 33 anni, arrivavo da problemi fisici, operazioni alla caviglia e tanti infortuni. Era il 2020 e mi allenavo spesso a Roma con Barazzutti. A Roma vedevo anche Flavio e Matteo Gigante. Un giorno dissi a Giuseppe: “Guarda che questi due ragazzi giocano bene”. Uno mi ricordava un po’ me stesso. Uno che in campo era cattivo agonisticamente (dice stro..., ndr), che correva, lottava. Quello era Flavio".

E com’è fuori dal campo?

"Per certi aspetti mi ci rivedo parecchio. È uno duro, competitivo, ma ha anche un lato molto umano. È un bel ragazzo, ha un bel sorriso, sa stare con le persone. Forse è meno arrabbiato di quanto fossi io alla sua età, però ha tante caratteristiche che mi ricordano il Fabio giovane. Ed è anche per questo che vederlo su quel campo mi ha fatto davvero emozionare".

Quanto cambia la vita di un giocatore che già disputato una finale di questo livello?

"Oggi il tennis è molto diverso rispetto a quando giocavo io. Ci sono più investimenti, più fondi e più opportunità commerciali. Cambia la percezione che gli altri hanno di te. Da oggi ci saranno aspettative più alte e lui dovrà imparare a convivere con questa nuova dimensione".

Dove può arrivare? 

"In questo momento Sinner e Alcaraz sono ancora un gradino sopra tutti. Però dietro di loro c’è spazio. Tra il quarto e il decimo posto del ranking c’è margine e Flavio può stare in quel gruppo".

Qual è il consiglio più importante che gli ha dato negli ultimi mesi?

"Io dò consigli solo se interpellato, non mi piace impormi. Però gli ho detto di iniziare a ragionare come un grande giocatore. Quando arrivi vicino ai primi dieci devi cambiare mentalità: non devi più pensare a giocare tutto, ma a scegliere i tornei che ti permettono di rendere al massimo".

Si vede allenatore, un giorno?

"Faccio ancora fatica a pensarlo. Dopo tanti anni in viaggio sto imparando una nuova vita familiare e non è semplice. Però non chiudo la porta: se arrivasse una proposta stimolante, di certo la valuterei".

Lo sa bene Stefano Cobolli...

"Deve gestire due ruoli diversi e mantenerli separati. È una situazione molto delicata. Stefano sta facendo un grande lavoro, ma non è affatto facile. Io non ci riuscirei".

Ma senta, come avete festeggiato?

"Pizza e birra... Su questo ha ancora un po’ da imparare. Se avessi giocato una finale Slam io, chissà dove mi avrebbero trovato...".

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