Perché parliamo nel sonno e quando vale la pena consultare un medico
La Gazzetta dello Sport

Perché parliamo nel sonno e quando vale la pena consultare un medico

Martedì 9 giugno 2026
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Parolacce, insulti e (pochi) segreti: il sonniloquio dice molto sul nostro cervello

Parolacce, insulti e (pochi) segreti: il sonniloquio dice molto sul nostro cervello

Eugenio Spagnuolo 9 giugno - 11:54 - MILANO

Sentire qualcuno mormorare, litigare o rispondere a domande immaginarie nel sonno è una delle esperienze più disorientanti che si possano fare, condividendo un letto. E la prima reazione è quasi sempre la stessa: starà rivelando qualcosa che da sveglio non direbbe mai? Spoiler: no. Gli esperti del sonno smontano ampiamente questa idea, seppur suggestiva. Quello che emerge durante questi episodi è per lo più un mix caotico di attività cerebrale, emozioni e frammenti di sogno, senza alcuna logica coerente. 

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Sonniloquio

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Il fenomeno prende il nome di sonniloquio e rientra nelle cosiddette parasonnie, cioè quei comportamenti anomali che compaiono mentre dormiamo. Può manifestarsi in molti modi: suoni incomprensibili, frasi articolate, domande, insulti, persino interi dialoghi. È più frequente nell'infanzia e, anche se la maggior parte delle persone ha parlato nel sonno almeno una volta nella vita, solo una parte lo fa con regolarità. 

Sonniloquio

Insulti e emozioni

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Cosa succede nel cervello durante i sonniloqui non è del tutto chiaro. Le ricerche indicano che il cervello entra in una sorta di stato intermedio tra sonno e veglia: alcune aree restano "addormentate", altre rimangono in parte attive. Questo squilibrio temporaneo consente alle regioni legate al linguaggio e al movimento di attivarsi senza che la persona si svegli del tutto. Alcuni studi negli anni hanno rilevato che, durante questi episodi, l'attività cerebrale assomiglia più a quella di una persona sveglia che a quella di qualcuno in sonno profondo. E il borbottio può comparire in fasi diverse del ciclo: nelle fasi non REM si producono parole isolate o frasi brevi e confuse; durante la fase REM, quella in cui i sogni sono più intensi, possono emergere conversazioni più elaborate e coerenti. Uno studio pubblicato nel 2017 sulla rivista Sleep ha analizzato centinaia di registrazioni notturne di 232 partecipanti, trovando che la parola più pronunciata durante il sonno è "No!". Le espressioni negative e gli insulti erano molto più frequenti rispetto al parlato da svegli. E le parole volgari 800 volte più  usate che durante il giorno. Insomma, il linguaggio del sonno tende a essere più aggressivo e emotivo rispetto a quello quotidiano. Gli esperti lo paragonano al contenuto dei sogni: scene bizarre, incoerenti e non facili da interpretare. Ma nulla di tutto questo riflette necessariamente pensieri nascosti o desideri repressi. 

Parlare nel sonno

Perché parliamo nel sonno? 

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Tra i fattori che aumentano la probabilità di parlare nel sonno, lo stress è il colpevole numero uno. I periodi di ansia e tensione favoriscono le alterazioni del sonno, così come dormire poco o in modo frammentato.Fanno la loro parte anche il consumo di alcol, la febbre, alcuni farmaci, gli orari sballati e altri disturbi come il sonnambulismo o i terrori notturni. E potrebbe avere un peso anche la genetica: le parasonnie tendono a ripresentarsi all'interno delle stesse famiglie, il che suggerisce una certa predisposizione ereditaria. 

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Nella maggior parte dei casi il sonniloquio è benigno e non richiede alcun trattamento. Molte persone non sanno nemmeno di soffrirne finché qualcuno glielo segnala. Gli specialisti consigliano di rivolgersi al medico se gli episodi sono molto frequenti, compromettono il riposo o si accompagnano a comportamenti più complessi, come alzarsi dal letto, urlare o avere movimenti bruschi. E vale la pena approfondire anche se il problema compare per la prima volta in età adulta o si accompagna a sonnolenza eccessiva durante il giorno.

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