Heskey: "Inghilterra fenomenale, ma serviva Maguire. Ma occhio al clima..."
La Gazzetta dello Sport

Heskey: "Inghilterra fenomenale, ma serviva Maguire. Ma occhio al clima..."

Martedì 9 giugno 2026
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L'ex nazionale ha giocato le edizioni 2002 e 2010: "Harry fenomenale, però dietro non siamo abbastanza solidi. Francia e Spagna più forti, ma..."

L'ex nazionale ha giocato le edizioni 2002 e 2010: "Harry fenomenale, però dietro non siamo abbastanza solidi. Francia e Spagna più forti, ma..."

Dal nostro corrispondente  Davide Chinellato 9 giugno - 12:02 - LONDRA English version

L’Inghilterra è da corsa, ma magari non abbastanza per vincere il Mondiale. Parola di Emile Heskey, ex nazionale dei Tre Leoni per due volte nel torneo che tutti i bambini sognano di giocare (2002 e 2010), punto più alto a livello internazionale di una carriera piena di gol e di soddisfazioni. 

Emile, 'It’s coming home', come cantano i tifosi? 

“La nostra è una nazione di ottimisti, ma ci sono tanti fattori che vanno pesati come condizioni climatiche, avversari e possibili infortuni. Io dico che per l’Inghilterra la semifinale sarebbe un bel risultato”. 

Ai tifosi basterebbe? 

“Come tifosi non reagiamo mai bene quando l’Inghilterra esce da un grande torneo. Ci sono però tante altre nazioni forti, a cominciare da Francia e Spagna. Si gioca in centro e nord America, in un clima caldo-umido con cui è probabile le squadre sudamericane riescano a fare i conti meglio delle europee”. 

Emile Heskey

Un motivo per cui l’Inghilterra è meglio delle altre. 

“Harry Kane. Ha fatto più di 60 gol quest’anno, è fenomenale”. 

L’Inghilterra dipende troppo da lui? 

“Probabilmente, ma non è necessariamente una brutta cosa. Non ci sono tanti altri giocatori che tirarti fuori da una situazione complicata. E non ci sono tanti in giro che possono segnare 8-10 gol nel torneo”. 

Un motivo per cui l’Inghilterra non vincerà? 

“In difesa potremmo essere più forti di come siamo, più solidi. Abbiamo difensori tecnici, ma difendere davvero è un pochino diverso”. 

Chi avrebbe portato in Usa che Tuchel ha lasciato fuori?

“Harry Maguire. Sono sorpreso non sia nei 26, per come ha giocato, per quella sua capacità di trovare i gol quando servono, di difendere come se la sua vita dipendesse da quello. Ho trovato strano sia rimasto fuori anche per i discorsi che Tuchel ha sempre fatto sulle necessità di avere dei leader”. 

Bellingham o Rogers come 10 titolare? 

“Se Jude sta bene, dico Jude. Rogers però ha avuto una stagione spettacolare. È sfortunato ad avere come concorrente Jude, che è fenomenale, perché sarebbe davanti a chiunque altro. Fossi in Rogers comunque sarei deluso non fossi titolare nella prima partita”. 

Rice, il nuovo vice capitano, vale i migliori centrocampisti del mondo? 

“È tra i migliori, ha dimostrato di poterli affrontare nelle occasioni che contano, come la finale di Champions. Ha avuto una stagione fenomenale, è stato determinante per l’Arsenal e ha dimostrato di essere un leader. È uno che in campo parla tanto, e a me piacciono i giocatori così perché io non lo facevo e mi piaceva avere accanto compagni di quel tipo: ti aiuta a spingerti a dare sempre il massimo. Anche se il discorso del capitano viene frainteso”. 

In che senso? 

“La realtà è che servono 11 capitani in una squadra, non uno solo. Più quelli in panchina, che spingono i compagni. La realtà è che per funzionare un gruppo ha bisogno che tutti siano capitani di sé stessi, che si spingano sempre al massimo”. 

Chi vince il Mondiale? 

“La Francia, penso sia più forte delle altre. Se non vincono loro dico Spagna, nelle mie migliori quattro con Inghilterra e Argentina. Ma se non vince la Spagna punto su un’outsider. Non so chi, probabilmente una sudamericana che possa gestire bene il fattore climatico. Io ho giocato in America, in Australia, in Asia: non è facile con quell’umidità. Sudi comunque, anche camminando. Sarà durissima”. 

È l’ultimo Mondiale di due leggende, Messi e Cristiano Ronaldo. 

“Possono dare un po’ di nostalgia, un po’ di gioia, i meravigliosi ricordi di cosa hanno fatto e di chi sono. C’è una grande generazione che se ne va e una nuova che arriva, con Lamine Yamal in testa: questo Mondiale può essere una sorta di passaggio di consegne”. 

Chi saranno i Messi e i Ronaldo della nuova generazione?

“Pericoloso parlare di nuovi Messi e Ronaldo, perché questi giocatori saranno diversi. Guardate Lamine Yamal, che sta facendo le cose a modo suo: è un giocatore fantastico, ma è diverso da Messi. Penso che sarà lui a definire cosa sarà questa nuova generazione, lui come Doué e tanti altri che ammiro”. 

CR7 e Messi? C’è una grande generazione che se ne va e una nuova che arriva, con Lamine Yamal in testa: questo Mondiale può essere una sorta di passaggio di consegne

Un consiglio da chi il Mondiale l’ha fatto due volte?

“Godersela, prima di tutto. E non pensare troppo, perché ti annebbia la mente e non ti permette di fare quello per cui sei arrivato fino a questo punto. Essere nervosi va bene, se però sai gestirlo. Il Mondiale è il sogno di ogni bambino: tu ci sei, ce l’hai fatta, ora però non lasciare ti sfugga di mano”.

Una squadra che non vede l’ora di vedere? 

“Il Giappone. Ha giocato contro l’Inghilterra e mi ha stupito: non ha vinto per caso, erano perfettamente a proprio agio. E poi ha battuto anche il Brasile. E da figlio di genitori caraibici dico anche Haiti e Curaçao: la loro presenza al Mondiale farà pensare a tutti i bambini di quelle isole che quelli un giorno potranno essere loro. E cominceranno a sognare di farlo”. 

Non ha ancora nominato il Brasile. 

“Hanno giocatori fantastici a livello individuale, ma non penso abbiano quel qualcosa di speciale che hanno sempre avuto. Forse perché siamo abituati a pensare al Brasile pieno di super star. Stavolta c’è Neymar, ma è a fine carriera e non è la stessa cosa di quando, per esempio, li ho affrontati io”. 

Cosa intende? 

“Era il Mondiale 2002, noi eravamo orgogliosi di avere Michael Owen come ex Pallone d’oro. L’attacco del Brasile era Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho, tutti vincitori di quel premio. In panchina avevano Kakà, che l’avrebbe vinto poi. In difesa Cafu e Roberto Carlos. Avevano una collezione di star, nomi che lasciavano a bocca aperta. Oggi non li hanno, ma possono comunque stupire perché da sudamericani sono più abituati a quel clima”.

Le chiederei dell’Italia, ma… 

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“È dura non vederla. L’Italia è un paese di calcio, io sono cresciuto guardando Gascoigne, Platt, Ince venire da voi. Tutti sognavano l’Italia, non l’Inghilterra: volevano il Milan, l’Inter, la Sampdoria, squadre come quelle. Una caduta così, anche se fa male, è necessaria: adesso l’Italia dece costruire, capire cosa il calcio ha bisogno per la prossima generazione”.

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