Tomei e un numero scritto nel destino: "Di Francesco, Pescara e quella bottiglietta lanciata...".
Dieci giornate di stop, dieci vittorie nel girone di ritorno, dieci gol nei playoff. Francesco Tomei porta l'Ascoli in B e sorride
Dieci giornate di stop, dieci vittorie nel girone di ritorno, dieci gol nei playoff. Francesco Tomei porta l'Ascoli in B e sorride
Nicola Binda Giornalista 9 giugno - 13:34 - MILANO English version Credits: @ascolicalcio1898fcDieci, come il voto per questi playoff, e non solo. Quel numero ricorre spesso nella stagione di Francesco Tomei, ripetendosi sotto varie forme come un segno del destino. Dieci come le giornate di squalifica, dieci come le vittorie nel ritorno che hanno portato il suo Ascoli addosso all’Arezzo. È andata male in campionato, benissimo negli spareggi: in sei partite solo tre reti al passivo, ma ben 10 gol fatti. Sempre quel numero...
È stata anche una festa da 10?
"Questo è un popolo particolare. Ascoli vive il calcio trasmettendo il tifo dal papà al figlio e al nipote. Ho girato l’Italia, mai vista una cosa del genere. Per questo è stata una bella emozione, nel corso di una carriera non ne capitano tante. Diceva Velasco: il calcio ne regala poche e forse lo ami per questo".
Dieci persone che le hanno fatto i complimenti.
"No, farei un torto a qualcuno. Dico solo di essere molto contento ad avere una famiglia che mi è stata molto vicina, come diversi amici che ho fuori dal calcio: è una banalità, ma ci tengo molto".
Concessa. Veniamo al dunque: 10 giornate di squalifica, delle quali 7 in un colpo solo.
"È stata una lezione. In tanti anni non era mai successo. Da lì in poi sono cambiato, ho capito che dovevo migliorare anche sotto questo aspetto".
Chi mi rappresenta è la squadra che va in campo, non quello che dico io
Francesco TomeiIn effetti lei ha sempre mostrato un atteggiamento pacato e riflessivo. Cosa accadde quel giorno?
"Ho lanciato una bottiglietta come gesto di stizza e l’arbitro ha pensato che volessi tirarla a lui. Ma ha ragione Luis Enrique: veder la partita dall’alto è molto meglio. Dalla tribuna in effetti ho avuto tutto sotto controllo e questo mi ha aiutato".
Ma lei soffre le critiche?
"Chi fa questo lavoro non può soffrirle. Il calcio è lo sport più popolare, commenti e critiche fanno parte del gioco, bisogna accettarle".
Ovviamente il 10 è anche il suo giorno di nascita. E il 10 aprile come lei sono nati anche il critico tv Aldo Grasso e Caterina Caselli che cantava “nessuno mi può giudicare”.
"Questo non lo sapevo. Dico solo che chi mi rappresenta è la squadra che va in campo, non quello che dico io: e la mia squadra è unita e propositiva. Vincent Kompany ha detto che il calcio è come la religione: ognuno sceglie la sua".
Anche il tecnico del Bayern è nato il 10 aprile.
"Questo lo sapevo. È un grande".
I festeggiamenti per la promozione dell'AscoliE 10 sono state anche le vostre vittorie di fila.
"Una conseguenza del lavoro. La squadra ha preso consapevolezza, divertendosi e crescendo, quelle cose che vorresti non finissero mai. Infatti quando abbiamo perso il campionato non ci siamo abbattuti: eravamo contenti di poter fare ancora quello che avevamo sempre fatto e ci piaceva".
Quando una squadra ha già una precisa identità e un’idea di gioco, come ci si allena nei playoff?
"Pensi all’aspetto emotivo e a recuperare la gente. Come facevo alla Roma con Di Francesco, tra coppe e campionato. Una gestione diversa".
Le ha fatto un’onesta carriera da difensore in C.
"Ho avuto 7 operazioni, se no sarei arrivato in A! Scherzo, di sicuro mi sono impegnato molto".
Per dominare la partita lo devi fare partendo dal basso, dal portiere. È un rischio che però porta vantaggi
Francesco TomeiCome è nata l’amicizia con Di Francesco?
"Da piccoli vivevamo nello stesso palazzo a Pescara. Ci siamo allontanati girando l’Italia entrambi, quando ha iniziato ad allenare mi ha coinvolto".
Grosso, D’Aversa, D’Angelo, Oddo e gli altri: come nasce la scuola pescarese di allenatori?
"A Pescara c’è tanta cultura calcistica e voglia di fare. Da qui sono passati Galeone e Zeman, gente che ha fatto la storia con un calcio stimolante".
Con Di Francesco lei si occupava soprattutto della fase difensiva. Come lavoravate?
"È un metodo di lavoro, ci dividevamo le cose per ottimizzare i tempi e incidere di più sui dettagli".
L’Ascoli fa una costruzione dal basso al limite dell’esasperazione, molto rischiosa.
"Penso che il calcio vada in quella direzione. Per dominare la partita lo devi fare partendo dal basso, dal portiere. È un rischio che però porta vantaggi per sfruttare gli spazi che sai creare".
Il suo Ascoli ricorda il Mantova di Possanzini: ha vinto la C e poi s’è salvato in B serenamente...
"Davide è un amico e lo rispetto. Abbiamo molte cose in comune, lui ha avuto molte soddisfazioni. Lo dovremo fare anche noi, ma adesso godiamoci la festa. E fatemi fare un po’di vacanza".
Ovviamente solo... dieci giorni.
"Un po’ di più dai. La famiglia lo merita".
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