Mar Rosso: merci, petrolio, gas. Quali rischi col blocco
Nel corridoio marittimo che va da Bab el-Mandeb al Canale di Suez passa tra 8,7 e il 10% delle merci mondiali. La quota di automobili sale al 20%. Gli scenari possibili con un blocco parziale o totale messo in atto dagli Houthi
Nel corridoio marittimo che va da Bab el-Mandeb al Canale di Suez passa tra 8,7 e il 10% delle merci mondiali. La quota di automobili sale al 20%. Gli scenari possibili con un blocco parziale o totale messo in atto dagli Houthi
Riccardo Rossi 9 giugno 2026 (modifica alle 15:10) - MILANONel 2024, lo Stretto di Bab el-Mandeb assieme al canale di Suez e al checkpoint marittimo di Hormuz hanno movimentato 29,7 milioni di barili al giorno (b/d)
La crisi tra Iran e l’alleanza Stati Uniti–Israele, combinata con le minacce degli Houthi alla navigazione nelle acque del Golfo di Aden (Minor A., 2026), ha aumentato il rischio geopolitico nelle strozzature marittime mediorientali (Bab el-Mandeb, Suez e Hormuz) attraversati dalle Sea Lines of Communication (SLOCs) mediorientali, da cui dipendono la stabilità dei flussi commerciali ed energetici tra Europa, Indo-Pacifico e Golfo Arabico (Perkins.R, 2023). Per l’Unione Europea, la Sea Lines of Communication del Mar Rosso è un’infrastruttura logistica critica, essenziale per la sicurezza delle catene di approvvigionamento energetiche e la continuità commerciale con le principali economie dell'Indo-Pacifico (Repubblica Popolare Cinese, India, Taiwan, Corea del Sud e Giappone), la cui espansione industriale dipende dalle importazioni mediorientali di greggio e Gnl e anche dall’accesso al mercato europeo (Eurostat,2026). Contestualmente, per i Paesi esportatori di petrolio e Gnl del Golfo Arabico, la rotta marittima del Mar Rosso è un corridoio strategico alternativo allo Stretto di Hormuz, la cui rilevanza è aumentata con il conflitto tra Iran e Stati Uniti. In questo contesto, la combinazione tra la Sea Lines of Communication del Mar Rosso con l’oleodotto East-West, ha parzialmente preservato la continuità delle esportazioni energetiche saudite verso l’Europa e l’Indo-Pacifico (Sato.H, 2026). Da queste considerazioni, occorre approfondire il peso commerciale della rotta marittima del Mar Rosso, per poi soffermarsi sul pericolo di una possibile interruzione dei flussi, in quanto nodo centrale della logistica euro-asiatica, al centro del progetto del Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (Hussain. A, 2025).
Indice
- Punti chiave
- Informazioni contestuali
- L’impatto dei flussi commerciali
- Quantificazione dei rischi
- Elementi da monitorare
- Conclusioni e scenari
Volumi giornalieri di transito di petrolio e altri liquidi attraverso i principali punti nevralgici marittimi mondiali. Fonte: U.S. Energy Information Administration
1 Punti chiave
—La minaccia degli Houthi di bloccare i traffici attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, con la conseguente compromissione della stabilità della rotta marittima del Mar Rosso, è connessa a quattro dinamiche principali:
- La crisi dello Stretto di Hormuz aumenta il valore strategico delle infrastrutture energetiche (hub industriali, porti e terminal petroliferi) dell’Egitto e dell’Arabia Saudita per l’ottimizzazione dei traffici mercantili, delle petroliere e delle metaniere dal Mar Rosso verso i mercati dell’UE e dell’Indo-Pacifico.
- L’instabilità nello Stretto di Bab el-Mandeb riduce l’operatività del Canale di Suez che, nel 2023, ha gestito circa il 12% del commercio mondiale, pari al 30% del traffico globale di container (Perkins.R, 2023).
- L’interruzione della Sloc del Mar Rosso forzerebbe l’impiego della rotta del Capo di Buona Speranza, aumentando i tempi di percorrenza, i costi di trasporto e le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali (Perkins.R, 2023).
- Gli Houthi impiegano la minaccia al traffico nel Bab el-Mandeb come strumento di coercizione strategica verso gli Stati Uniti, l’Europa e la Repubblica Popolare Cinese, con impatti diretti sul commercio internazionale (Helwa. R, 2025). Tale dinamica impatta anche sul mercato petrolifero, contraddistinto dall’aumento del prezzo del Brent fino a 114 dollari al barile.
LEGGI ANCHE
Golfo Arabico: sicurezza energetica e ruolo delle compagnie americane
L'infrastruttura energetica egiziana. Fonte: U.S. Energy Information Administration
2 Informazioni contestuali
—La rilevanza geoeconomica del Mar Rosso deriva dalla combinazione di due fattori strutturali. Il primo attiene alla centralità dei chokepoint marittimi (strozzature marittime) di Bab el-Mandeb e Suez, snodi obbligati della Sea Line of Communication che collega il Mar Mediterraneo all’Oceano Indiano. Il secondo fattore strutturale, riguarda la presenza nei fondali del Mar Rosso di risorse offshore (stimate in circa 5 miliardi di barili di petrolio e 112 trilioni di piedi cubi di gas naturale tecnicamente estraibili) che accrescono il valore economico e strategico dell’area per gli Stati rivieraschi, in particolare l’Arabia Saudita e l’Egitto (U.S. Geological Survey, 2010). In Medio Oriente, lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Canale di Suez costituiscono un sistema integrato di chokepoint reciprocamente interdipendenti, indispensabile per la continuità e la sicurezza della Sea Line of Communication del Mar Rosso, che collega l’Oceano Indiano al Mar Mediterraneo (Alterman, 2024). La compromissione della sicurezza della navigazione a Bab el-Mandeb o nel Canale di Suez ridurrebbe l’efficienza dell’intero corridoio marittimo, con effetti immediati sui flussi commerciali ed energetici tra Europa, Medio Oriente e Indo-Pacifico. Per questa ragione, il sistema Bab el-Mandeb e Suez è al centro degli interessi economici dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e delle principali economie dell’Indo-Pacifico: Repubblica Popolare Cinese, India, Taiwan, Corea del Sud e Giappone. Nel complesso, la configurazione geografica del Mar Rosso ha favorito lo sviluppo di un sistema logistico ad alta dipendenza marittima (maritime-dependent system), nel quale la continuità dei flussi energetici e commerciali tra il Golfo Persico e il Mediterraneo dipende dalla stabilità di Bab el-Mandeb e Suez. (U.S. Energy Information Administration, 2026). Di conseguenza, qualsiasi deterioramento della sicurezza della navigazione lungo la rotta marittima del Mar Rosso avrebbe implicazioni dirette sulla resilienza delle supply chain globali e sulle relazioni commerciali tra Europa e Indo-Pacifico.
LEGGI ANCHE
Prezzi benzina, cosa fanno nel resto d'Europa
I rapporti commerciali della Cina con l’Africa e il Medio Oriente. Fonte: Carnegie Endowment for International Peace, elaborazione basata sui dati di ChinaMed Middle East and North Africa
3 L’impatto dei flussi commerciali
—Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha accresciuto la rilevanza strategica della Sloc del Mar Rosso, la cui importanza è determinata da due dimensioni strutturali strettamente interconnesse: l’efficienza logistica e la concentrazione della maggioranza dei flussi commerciali in prossimità degli hub marittimi (porti, piattaforme offshore e canali artificiali) dell’Arabia Saudita e dell’Egitto, parte integrante del sistema dei chokepoint Bab el-Mandeb–Canale di Suez.
Efficienza logistica
—La Sloc del Mar Rosso consente una riduzione delle distanze tra Europa e Indo-Pacifico, attraverso il corridoio Singapore–Rotterdam, pari a circa 8.440 miglia nautiche, rispetto alle 11.720 miglia della rotta alternativa del Capo di Buona Speranza. Questa differenza di 3.280 miglia a favore della via del Mar Rosso consente una riduzione dei tempi di transito, a favore di un minor consumo di carburante e dei costi operativi per compagnie di navigazione e operatori energetici (Perkins R., 2023).
Concentrazione dei flussi commerciali
—Nel 2023, il Canale di Suez ha gestito circa il 12% del commercio globale e il 30% del traffico mondiale di container, per un valore superiore a 1.000 miliardi di dollari (Perkins R., 2023). Questi volumi riflettono l’elevata interdipendenza strutturale tra i principali esportatori energetici del Golfo Persico e i paesi industrializzati dell’Europa e dell’Indo-Pacifico. Nel loro insieme, l’efficienza logistica e la concentrazione dei flussi commerciali definiscono il Mar Rosso non come un semplice corridoio geografico, ma come un’infrastruttura critica della connettività economica euro-asiatica. In tale contesto, le interruzioni marginali lungo l’asse Bab el-Mandeb–Suez possono compromettere la stabilità della logistica marittima mediorientale e la resilienza delle catene di approvvigionamento globali. Di seguito riportiamo una tabella indicativa dei principali generi merciologici che, nel 2023, hanno attraversato lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Canale di Suez
Flussi commerciali nel 2023
Stretto/CanaleFlussi commercialiMerci Canale di Suez-Quota del volume del commercio mondiale: circa 10% (in tonnellate)-Quota del traffico mondiale di container (TEU): 22%-Automobili e container (20% ciascuno);
-prodotti petroliferi (15%);
-petrolio greggio (10%) Bab el-Mandeb-Quota del volume del commercio marittimo mondiale in transito: 8,7% (2023)-Automobili e container (20% ciascuno);
-prodotti petroliferi (15%);
-petrolio greggio (13%)
Fonte: United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD), Review of Maritime Transport 2024: Navigating Maritime Chokepoints (Geneva: United Nations, 2024), 19.
LEGGI ANCHE
Come è fatta una nave porta Gnl: serbatoi, propulsione, chi le costruisce
Gli attacchi degli Houthi a Bab el-Mandeb hanno raggiunto l'apice nel gennaio del 2024. Fonte: Istituto per gli studi di politica internazionale
Le stime della U.S. Energy Information Administration confermano inoltre la rilevanza energetica del corridoio del Mar Rosso. Nel 2024, attraverso il Canale di Suez e la Sumed Pipeline sono transitati circa 4,8 milioni di barili al giorno (b/d), mentre Bab el-Mandeb ha registrato circa 4,1 milioni di b/d, per un totale di circa 8,9 milioni di b/d lungo l’intero asse del Mar Rosso. Tale volume si inserisce in un sistema mediorientale più ampio di chokepoint energetici, che include lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitano circa 20,7 milioni di b/d, portando il totale regionale a circa 29,6 milioni di b/d (U.S. Energy Information Administration, 2026).
Le navi roll-on/roll-off di Byd.
Il caso Rpc
—Negli ultimi anni, la Repubblica Popolare Cinese ha riconosciuto particolare importanza alla sicurezza della Sloc del Mar Rosso, considerata essenziale per la tutela dei propri interessi energetici e industriali in Medio Oriente e Nord Africa. Oltre alla dipendenza dalle importazioni di idrocarburi provenienti dal Golfo Arabico, Pechino ha progressivamente rafforzato la propria presenza manifatturiera lungo il corridoio Bab el-Mandeb–Suez, in particolare in Egitto, dove diversi costruttori automobilistici cinesi — tra cui Geely, Saic, Baic, Chery e Byd — hanno avviato investimenti, con l'obiettivo di assemblare localmente i veicoli destinati ai mercati europeo, africano e mediorientale. Tale strategia consente alle imprese cinesi di ridurre i costi logistici, sfruttare la centralità del corridoio del Mar Rosso e mitigare parte delle restrizioni commerciali imposte dall’Europa e dagli Stati Uniti. L'importanza attribuita da Pechino alla continuità della navigazione lungo il Mar Rosso emerge anche nel settore logistico-marittimo. Byd, ad esempio, sta sviluppando una propria flotta di navi roll-on/roll-off (Ro-Ro) per raggiungere un milione di veicoli esportati all'anno (Fast Company, 2025).
LEGGI ANCHE
Blocco dello Stretto di Hormuz: strategie per le compagnie petrolifere
L'infrastruttura petrolifera sauduita. Fonte S&P Global
4 Quantificazione dei rischi
—Il profilo di rischio per le società energetiche e logistiche occidentali e della Rpc nel Mar Rosso è determinato da fattori sistemici (conflitto Usa-Iran, pirateria e terrorismo degli Houthi) e dalla centralità dello Stretto di Bab el-Mandeb e del Canale di Suez per le esportazioni. L’esposizione complessiva risulta alta e media, con impatti prevalentemente trasmessi attraverso shock su prezzi, logistica marittima e blocco della produzione.
Rischio alto
TipologiaEsposizioneImpatto Escalation del conflitto Iran–Stati Uniti–Israele a seguito dall’ingresso degli Houthi in guerraPossibile estensione del conflitto ai principali chokepoint marittimi di Bab el-Mandeb e del Canale di Suez.1. Interruzione dei flussi energetici attraverso Hormuz (20,7 mb/d nel 2024). 2. Incremento del prezzo del Brent oltre i 110 $/bbl.3. Aumento dei premi assicurativi e dei costi di trasporto marittimo.
4. Riduzione della sicurezza energetica europea e indo-pacifica. Instabilità nello Stretto di Bab el-MandebAttacchi Houthi contro navi container, petroliere e metaniere lungo la SLOC del Mar Rosso.1. Compromissione della continuità operativa del sistema Bab el-Mandeb–Suez. 2. Deviazione dei traffici verso il Capo di Buona Speranza.
3. Impatti diretti sulle supply chain Europa–Indo-Pacifico. Riduzione dell’operatività del Canale di SuezDiminuzione dei transiti commerciali a causa di minacce alla sicurezza della navigazione.1. Impatto sul 12% del commercio mondiale e sul 30% del traffico globale di container.
2. Aumento della congestione logistica globale.
3. Maggiore volatilità dei mercati energetici e manifatturieri.
Fonte: Aljazeera
Rischio medio
TipologiaEsposizioneImpatto Vulnerabilità degli investimenti industriali di Pechino lungo il corridoio Bab el-Mandeb–SuezPresenza crescente di asset manifatturieri e logistici della RPC in Egitto e lungo le coste del Mar Rosso.1. Incremento del rischio logistico per le esportazioni manifatturiere della RPC2. Ritardi nelle catene di fornitura automotive.
3. Maggiore pressione diplomatica di Pechino per la stabilizzazione dello Stretto di Bab el-Mandeb. Indebolimento dell’India–Middle East–Europe Economic Corridor (IMEC)Correlazione del progetto con la stabilità dei collegamenti marittimi mediorientali.1. Cancellazione degli investimenti infrastrutturali.
2. Riduzione della competitività del corridoio a favore alle rotte esistenti.
3. Maggiore incertezza strategica per l’Europa, l’India e i partner del Golfo.
Valutazione complessiva del rischio: elevato.
La combinazione tra conflitto Iran–Stati Uniti–Israele e le minacce Houthi, espone a una elevata vulnerabilità i chokepoint marittimi del Mar Rosso, fondamentali per la connettività economica euro-asiatica. La concentrazione di circa 8,9 milioni di barili/giorno di flussi energetici lungo l'asse Bab el-Mandeb–Suez, unitamente al ruolo del corridoio nella gestione del 12% del commercio mondiale, amplifica il potenziale impatto di eventuali interruzioni sulla sicurezza energetica, sul commercio internazionale e sulla resilienza delle catene di approvvigionamento globali (Perkins.R, 2023).
LEGGI ANCHE
Chiusura Hormuz: costi auto, rischio aumenti prezzi anche oltre il petrolio
La distribuzione delle industria lungo il canale di Suez. Fonte: Istituto per gli studi di politica internazionale
5 Elementi da monitorare
—La crisi dello Stretto di Bab el-Mandeb richiede di prestare particolare attenzione ai seguenti aspetti:
- Monitorare i flussi giornalieri di navi attraverso Bab el-Mandeb, insieme alle operazioni degli Houthi. Un blocco dello stretto o possibili deviazioni verso il Capo di Buona Speranza interromperebbero la rotta marittima del Mar Rosso.
- Il flusso petrolifero dell’oleodotto saudita attraverso l’oleodotto Est–Ovest, potrebbe accrescere ulteriormente il ruolo dell’Arabia Saudita come player di riferimento nel mercato energetico mediorientale.
- Monitorare i volumi di transito giornalieri attraverso il Canale di Suez e l’infrastruttura Sumed, ponendo l’attenzione sulle navi cargo e petrolifere dirette verso i porti europei. Un blocco dello Stretto di Bab el-Mandeb potrebbe portare a una contrazione dei traffici da Suez.
- Valutare il dispiegamento navale multinazionale nelle acque di Bab el-Mandeb, considerando che, in misura differente, l’Europa e la Repubblica Popolare Cinese dipendono dalla rotta del Mar Rosso per i rispettivi interessi economici.
LEGGI ANCHE
Petroliere, come sono e come funzionano le gigantesche navi bloccate a Hormuz
Gli effetti degli attacchi alle navi commerciali sulle vie di navigazione del Mar Rosso. Fonte: The Washington Institute
6 Conclusioni e scenari
—La Sea Line of Communication del Mar Rosso costituisce un’area critica per il commercio globale, risultato di una forte interazione tra lo Stretto di Bab el-Mandeb, il Canale di Suez, le infrastrutture energetiche e le risorse fossili recuperabili. In questo contesto, l’evoluzione della sicurezza della via marittima del Mar Rosso può essere ricondotta a due traiettorie principali: la stabilizzazione della regione o l’interruzione dei flussi commerciali attraverso Bab el-Mandeb, con gravi ripercussioni sui mercati energetici globali.
Scenario 1 – Corridoio Stabilizzato
Le azioni coordinate di Arabia Saudita e Egitto, assieme ai partner occidentali e alla Repubblica Popolare Cinese, definiscono le condizioni per la messa in sicurezza dell’asse Bab el-Mandeb–Suez, consentendo:
- Movimentazione continua di greggio, prodotti raffinati e gas naturale liquefatto (Gnl) e di merci finite e semilavorate lungo la via marittima del Mar Rosso.
- Potenziamento dell’oleodotto Est–Ovest (Petroline) verso i massimi previsti di circa 4–5 milioni b/d, rafforzando la capacità di aggirare lo Stretto di Hormuz e un incremento delle potenzialità dell’infrastruttura Sumed che, nel 2024, assieme al Canale di Suez aveva movimentato 4.8 milioni di b/d. (U.S. Energy Information Administration, 2026)
In questo scenario, le minacce da parte degli Houthi e della pirateria somala vengono efficacemente contenute, riducendo il rischio sistemico e rafforzando la fiducia nelle vie di comunicazione marittime critiche del Medio Oriente.
Scenario 2 – Corridoio Interrotto
Gli attacchi degli Houthi nelle acque di Bab el-Mandeb, obbligano le petroliere e le navi cargo a deviare verso il Capo di Buona Speranza. Gli effetti operativi ed economici includono:
- L’aumento della distanza di transito da Singapore a Rotterdam di circa 3.300 miglia nautiche, con ingenti danni economici riferiti all’incremento dei premi assicurativi per petroliere, navi Gnl e cargo.
- Riduzione dei ricavi petroliferi sauditi (rappresentano circa il 24% del Pil nazionale) e commerciali per l’Egitto.
- Interruzioni nella fornitura energetica verso l’Europa e l’Asia, generando carenze intermittenti, volatilità dei mercati e pressione sui benchmark dei prezzi globali dell’energia.
- Intensificazione della presenza navale multinazionale e ampliamento delle operazioni di sicurezza marittima, con possibile militarizzazione del corridoio e aumento dell’influenza di potenze esterne.
In questo scenario, gli Houthi intensificano le operazioni di minamento e gli attacchi contro le infrastrutture saudite, mentre la pirateria somala aumenta la pressione lungo le rotte marittime, amplificando l’instabilità geoeconomica del corridoio.
LEGGI ANCHE
Petrolio venezuelano: capacità estrattiva, vincoli e pressioni
Principali terminal di esportazione e importazione di gas naturale del Golfo Persico. Fonte: U.S. Energy Information Administration
bibliografia
—Di seguito la bibliografia.
Viaggia con Gazzetta Motori, vivi da protagonista i circuiti più attesi dell’estate
- Alterman. Jon B, A Strategic Approach to Red Sea Security, Center for Strategic & International Studies, 2024
- Eurostat, International trade in goods, 2026
- Fast Company, What BYD’s massive new ship reveals about its business, 2025
- Helwa. R, Al-Riffai. P, Suez Canal’s security matters for the world, Atlantic Council, 2025
- Hussain. A, Shafer. N, The India-Middle East-Europe Economic Corridor: Connectivity in an era of geopolitical uncertainty, Atlantic Council, 2025
- Minor. A, Will the Houthis join the Iran war?, Atlantic Council, 2026
- Perkins.R, Factbox: Seaborne trade reroutes away from Red Sea over Houthi attacks, S&P Global, 2023
- Sato. H, Red Sea oil shipments surge 21-fold after Hormuz closure. Alternative route will not be enough to offset drop in Persian Gulf exports, Nikkei Asia, 2026
- U.S. Energy Information Administration, world oil transit Chokepoints, 2026
- U.S. Geological Survey, Assessment of Undiscovered Oil and Gas Resources of the Red Sea Basin Province, 2010.
- United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD), Review of Maritime Transport 2024: Navigating Maritime Chokepoints (Geneva: United Nations, 2024), 19.
© RIPRODUZIONE RISERVATA