Il "rosso" all'arbitro somalo, i controlli soffocanti a Iran, Senegal e Uzbekistan: è il Mondiale ai tempi di Trump
Questa edizione è, di fatto, già segnata dalle politiche di ingresso alle frontiere che stanno suscitando polemiche
Questa edizione è, di fatto, già segnata dalle politiche di ingresso alle frontiere che stanno suscitando polemiche
Filippo Conticello Giornalista 9 giugno - 19:38 - MILANO English version L'Iran durante un allenamentoNon solo non potrà usare il fischietto come previsto, ma non potrà neppure avvicinarsi al territorio americano: nelle ultime ore Omar Abdulkadir Artan è diventato più celebre di Mbappé, quasi un simbolo del Mondiale nel tempo di Trump. Nominato miglior arbitro africano del 2025, sarebbe dovuto diventare il primo somalo della storia a dirigere una partita di Coppa del Mondo: non accadrà perché gli Stati Uniti gli hanno negato l'ingresso dopo l’arrivo a Miami, nonostante fosse in possesso di un visto valido. A quel punto, la Fifa non ha potuto far altro che confermare: Artan non prenderà parte al torneo. Secondo la ricostruzione fornita dalla U.S. Customs and Border Protection, l'agenzia federale statunitense responsabile del controllo delle dogane, della sicurezza dei confini nazionali – “CBP” è la sigla, destinata a diventare familiare durante l’estate – l’arbitro proveniente da Istanbul è stato sottoposto a un'ispezione supplementare e successivamente dichiarato "inadmissible", non ammissibile all'ingresso, per non meglio precisate "vetting concerns", ovvero criticità emerse durante le procedure di verifica. Le autorità americane non hanno fornito dettagli specifici, ma hanno rispedito indietro l’arbitro dopo averlo fermato per ore. La Fifa si è limitata a ricordare che le decisioni in materia di immigrazione spettano esclusivamente al Paese ospitante, ma la vicenda ha assunto immediatamente un evidente peso politico, un po’ perché quella di Artan era una storia di riscatto sportivo dal cuore dell’Africa (era stato scelto tra i 52 arbitri del torneo e negli ultimi anni aveva diretto decine di partite in competizioni internazionali) e un po’ perché in Somalia la notizia è stata accolta come uno schiaffo nazionale: il ministero dello Sport di Mogadiscio ha denunciato che impedire ad Artan di arbitrare "danneggia il principio di merito e lo spirito del fair play di una manifestazione come il Mondiale”.
VIDEO: Niente azzurri ai Mondiali? Gli italiani d'America si consolano con le Legendsla situazione
—Il caso non è isolato, anzi sembra inserirsi in una trama più intricata e complessa: se un Mondiale non può che risentire del momento storico in cui il pianeta vive, questa edizione sembra particolarmente condizionata dal nuovo controllo del governo americano alle frontiere. Sullo sfondo, poi, c’è lo scontro diplomatico, gigantesco e senza precedenti, tra Usa e Iran, due Paesi che da tre mesi sono ufficialmente in un conflitto militare. Se i giocatori della nazionale iraniana e parte dello staff hanno penato parecchio, ma poi ottenuto i visti necessari per partecipare alla competizione, diversa è la situazione per numerosi dirigenti e funzionari federali: nello specifico, sono tredici i membri dell'entourage della nazionale, compreso il discusso presidente federale Mehdi Taj accusato di complicità con i pasdaran, che non hanno ricevuto l'autorizzazione per l’ingresso negli States. Rimarranno tutti fermi a Tijuana, dove la nazionale prepara il Mondiale con gli occhi del pianeta addosso: anche quello messicano è un piano d’emergenza, il cosiddetto Team Melli (significa “squadra nazionale” in lingua anglo-persiano) avrebbe dovuto inizialmente avere un campo base a Phoenix. Non bastasse questa tensione strisciante, con l’hotel della squadra presidiato da agenti in assetto di guerra e l’obbligo di viaggi lampo alla vigilia delle partite a Los Angeles e Seattle con ritorno immediato dopo il match, oggi la Federazione iraniana è tornata all’attacco della Fifa, che avrebbe revocato l’assegnazione dei biglietti a prezzo calmierato per i loro tifosi. Viste le molte reazioni negative ai prezzi altissimi dei biglietti, a dicembre il presidente Gianni Infantino aveva, infatti, assegnato alle federazioni di ciascuno dei 48 Paesi partecipanti l’8 per cento dei biglietti di ogni gara a prezzi calmierati, così da poterli distribuire ai rispettivi tifosi. Mentre aveva già cominciato ad assegnarli, la FFIRI (acronimo di Football Federation Islamic Republic of Iran) adesso sostiene di non poterlo più fare e pazienza se alcuni di loro si erano già organizzati per il viaggio avventuroso. In ogni caso, oggi arrivare da Teheran è particolarmente complesso per tutti: ad esempio, una ventina di cronisti al seguito di Taremi e compagni, regolarmente accreditati, sono ancora senza visti, in attesa di novità su quale sarà la loro sorte.
Trump con la Coppa del Mondonella storia
—Non solo le maglie strettissime sui visti di ingresso e i respingimenti, hanno fatto discutere anche controlli invasivi all’ingresso. Dopo l’attaccante iracheno Aymen Hussein, trattenuto per ore all’aeroporto di Chicago (è andata peggio a un connazionale, il fotografo Talal Salah, che dopo dieci ore di interrogatorio è stato invece rimandato indietro…), sono scoppiati nelle ultime ore altri due casi che riguardano due intere nazionali impegnate al Mondiale, il Senegal e l’Uzbekistan. Entrambi i Paesi hanno ricevuto un “travel ban”, seppur parziale, dall'amministrazione Trump e non ci sono deroghe mondiali che tengano. Nello specifico, la nazionale africana è atterrata a San Antonio, in Texas, per giocare l’ultima amichevole prima del Mondiale ed è stata controllata in modo severissimo direttamente sulla pista aeroportuale. Gli uzbeki del nostro Fabio Cannavaro, impegnati a New York nell’amichevole contro l’Olanda persa 2-1, hanno trovato direttamente i cani antidroga fuori dal pullman. Le immagini hanno provocato reazioni indignate sui social e dentro alle federazioni africane e asiatiche, al contrario le autorità statunitensi non hanno riconosciuto alcuna irregolarità, anzi hanno ribadito che i controlli rientrano nelle normali procedure e che le verifiche vengono effettuate caso per caso. Ovviamente, la stessa policy riguarda anche le migliaia di tifosi attesi per un evento planetario: l'ingresso negli Usa resta, infatti, subordinato alle normali verifiche di sicurezza secondo le ultime norme dell’amministrazione Trump. Tradotto, chi proviene da nazioni soggette a restrizioni o da aree considerate “sensibili” vive nell'incertezza fino all'ultimo momento. Va da sé che per la Fifa si tratti di un problema delicato, anche perché le ultime immagini non sembrano esattamente abbracciare l’idea di un Mondiale universale, aperto a tutti. In realtà, non c’è Coppa del Mondo che non respiri la politica del proprio tempo: Argentina 1978 fu il Mondiale della dittatura militare, Italia 1990 quello della fine della Guerra fredda, ad accompagnare Qatar 2022 il dibattito sui diritti dei lavoratori migranti. Il Mondiale 2026, invece, rischia di essere quello delle frontiere, chiuse.
Leggi anche Spagna, formazione Mondiali 2026: Lamine e Nico davanti, ma quanti dubbi in portaSalah, Modric e...: 8 fenomeni del Mondiale al bivio. Che fine faranno?© RIPRODUZIONE RISERVATA