Lo sfogo dell'arbitro somalo: "Vivevo un sogno. E invece sono finito in prigione ed espulso. Colpa di un omonimo"
Omar Abdulkadir Artan interrogato e imprigionato a Miami, prima di essere rispedito a casa perché ha il nome di un leader del gruppo terroristico Al Shabab. L'accoglienza trionfale al ritorno a Mogadiscio
Omar Abdulkadir Artan interrogato e imprigionato a Miami, prima di essere rispedito a casa perché ha il nome di un leader del gruppo terroristico Al Shabab. L'accoglienza trionfale al ritorno a Mogadiscio
Luca Taidelli Giornalista 10 giugno 2026 (modifica alle 11:48) - MILANO English versionUn sogno inseguito quattro anni si è infranto contro la burocrazia americana dopo 11 ore di interrogatorio e qualche ora in cella. Omar Abdulkadir Artan poteva fare la storia diventando il primo arbitro somalo a dirigere un match ai Mondiali di calcio, invece è stato respinto a Miami per un caso di omonimia con un leader di un gruppo militare somalo e si è dovuto consolare con l'accoglienza da eroe che gli ha tributato la sua Mogadiscio al ritorno a casa. Una storia diventata virale nell'ambito delle politiche anti immigrazione volute dall'amministrazione Trump, con critiche da tutto il mondo, compresi diversi esponenti del partito democratico americano, compresa Hillary Clinton.
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—Artan sabato scorso aveva raggiunto la Florida per partecipare al collegiale tra tutti i fischietti del Mondiale, organizzato dalla Fifa che in questa brutta vicenda ha potuto poco o nulla. Atterrato a Miami, malgrado fosse in possesso di regolare visto è stato interrogato per 11 ore, poi messo in una cella e infine rispedito al mittente come un pacco postale. Da Istanbul, scalo da cui aveva raggiunto gli Stati Uniti, Artan ha spiegato al New York Times: "Sono semplicemente un arbitro che sta cercando di vivere il suo sogno, il più grande sogno della mia vita, venire ai Mondiali. Avevo tutti i documenti in regola, però sono stato interrogato per ore, messo in prigione e poi espulso. Credo che abbiano un problema con il mio Paese".
al shabab
—La Somalia è in effetti uno dei Paesi sulla blacklist di Trump, che nel dicembre scorso ha fatto cacciare gli immigrati somali, definendoli "spazzatura". E a complicare le cose per il povero Artan, miglior arbitro africano della scorsa stagione, ci si è messa l'omonimia con un leader del gruppo militare Al Shabab, che occupa una parte del territorio somalo. "Mi hanno chiesto più volte se avevo mai incontrato rappresentanti di Al Shabab. Gli ha spiegato che non sapevo nulla di questo gruppo militare, che ero negli Stati Uniti solo per svolgere al meglio il mio lavoro di arbitro". Artan, uno dei 52 fischietti selezionati per il Mondiale (gli africani erano 7, ora sei), questa mattina è finalmente atterrato a Mogadiscio dove è stato accolto da una folla di cronisti e simpatizzanti. Una parziale consolazione. Il sogno di una vita resta infranto.
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