Mondiale 2026: i gironi, il calendario, le classifiche e le stelle del torneo
Tutto quello che c'è da sapere su ogni squadra che giocherà in America
Gironi, programma, classifiche, orari, stelle, stadi, formazioni: tutto quello che c'è da sapere sul Mondiale 2026 che si gioca in Nord America.
Nono Mondiale consecutivo, terzo come Paese ospitante (record). Campione in carica della Nations League Concacaf e della Gold Cup, ma dall'estate scorsa non ha vinto un'amichevole contro squadre che parteciperanno al torneo. La rosa è formata da calciatori che giocano nel campionato locale, con l'aggiunta degli "europei" Alvarez (Fenerbahce), Vasquez (Genoa), Jimenez (Fulham) e Gimenez (Milan).
Centravanti del Fulham, 35 anni, si appresta a disputare il quarto Mondiale. È terzo tra i cannonieri all time del Messico con 44 gol in 125 gare, alle spalle di Borghetti (46) e Chicharito Hernandez (52).
I Bafana Bafana tornano dopo 16 anni, ovvero dalla storica organizzazione del torneo nel 2010. Il Sudafrica non ha stelle impegnate in Europa e porta in America una squadra con la stragrande maggioranza dei giocatori che militano nel campionato locale. Tra i giovani più interessanti, occhio a Relebohile Mofokeng, attaccante degli Orlando Pirates.
In una squadra senza grandi stelle e con pochissimi giocatori all'estero, l'attaccante del Burnley, 25 anni, è il nome più noto. Appena 3 gol in Premier quest'anno, ma in nazionale funziona.
Dal 1986 10 partecipazioni di fila. L'obiettivo minimo: superare la fase a gironi come in Qatar. Oltre a Son, spiccano Kim e Lee, difensore e ala di Bayern e Psg. Insieme hanno vinto 19 trofei. Allena Hong Myungbo, sei Mondiali tra giocatore, vice e ct. È tornato nel 2024 dopo 10 anni. L'Antonio Conte coreano: una certezza.
33 anni, dalla scorsa estate in Usa dopo 10 anni di Tottenham. Miglior marcatore con Ahn, l'uomo del golden gol all'Italia. Più: esperienza e talento. Meno: quest'anno solo 21 partite e la MLS non è la Premier.
Torna al Mondiale dopo 20 anni di assenza e al termine di un percorso irto di difficoltà. Squadra piuttosto povera di talento, si affida soprattutto alla capacità di chiudersi e ripartire. C'è un leader per ogni reparto: il capitano Krejci, roccioso difensore del Wolverhampton; Soucek, centrocampista del West Ham, molto abile negli inserimenti e il centravanti Schick.
Ormai trentenne, l'ex Samp e Roma sta vivendo una seconda giovinezza al Bayer Leverkusen, dove ha segnato 49 gol nelle ultime due stagioni. È il quarto marcatore all time della sua nazionale
Terza partecipazione alla fase finale. Ci sono diverse vecchie e attuali conoscenze della Serie A. Dall'ex Inter Buchanan rilanciatosi al Villarreal a Ismael Kone, mediano del Sassuolo, che ha attirato su di sé le attenzioni di molte big, a Jonathan David, che deve riscattare la deludente annata juventina. Infortuni permettendo, una variabile sarà il talentuoso esterno sinistro del Bayern, Alphonso Davies.
Reduce da una stagione sotto le aspettative alla Juve, senza doppia cifra nel numero dei gol, a 26 anni vuole tornare a essere il secondo miglior marcatore dopo Haaland tra i nati dopo il 2000
Della storica prima partecipazione del 2014 restano Dzeko, all'ultimo ballo, e l'atalantino Kolasinac, ma è la linfa vitale della nidiata più giovane che garantisce energia ai senatori: Muharemovic in difesa, Dedic, Bajraktarevic e l'uomo mercato Alajbegovic sulle fasce. In attacco Demirovic ha una spiccata abitudine al gol forgiata in Bundesliga, in più Tabakovic si è sbloccato dallo scorso ottobre.
Primatista per gare (147)e gol (73) in nazionale, a 40 anni corre meno di un tempo ma resta leader tecnico e carismatico. Ci sono giovani talenti che correranno anche per lui.
Il Qatar si ripresenta al Mondiale americano con un pass sudato e meritato nella confederazione asiatica. Il selezionatore Lopetegui assicura una preparazione adeguata al torneo, ma la qualità in rosa è oggettivamente difficile da trovare. Se c'è un fattore che può dare speranza al Qatar è la maggiore esperienza rispetto a quattro anni fa, tra il battesimo della Coppa del Mondo e la Coppa d'Asia vinta nel 2024.
Ha 29 anni. Capocannoniere dell'ultima Coppa d'Asia, la bandiera dell'Al Sadd è attaccante veloce e tecnico: a Doha va costantemente in doppia cifra ed è considerato tra i più forti della storia del Qatar.
Il ct Yakin può sfruttare un gruppo eterogeneo. Molti giocatori della Serie A, dal campione d'Italia Akanji al bolognese Freuler, al milanista Jashari e al pisano Aebischer. Compito dei veterani Xhaka e Rodriguez è anche quello di trasmettere ambizione alle nuove leve come Keller, Muheim, Amenda, Jaquez, Manzambi e Itten. E occhio a Fassnacht, capocannoniere della Super League svizzera con lo Young Boys.
Capitano e simbolo di questa nazionale, il 33enne del Sunderland detiene il record di presenze in fase finale del Mondiale: 12, come l'altro leader Ricardo Rodriguez, nelle ultime tre edizioni.
Difficile non considerare il Brasile tra i favoriti, ma nella griglia di partenza stavolta la Seleçao non è in prima fila. Per tornare al successo la federazione si è affidata alla sapienza di Carlo Ancelotti, che cercherà di dare un'identità alla squadra, lasciando che sulla trequarti la fantasia degli interpreti faccia la differenza. Il talento non manca, la propensione al sacrificio forse sì e sarà soprattutto su quest'aspetto che il Brasile si giocherà le sue chances.
Non è il giocatore più simpatico del mondo, ma può essere uno dei più decisivi del Mondiale. Dribbla con naturalezza, punta chiunque, il 25enne vede la porta e Ancelotti sa come sfruttarne le qualità.
La grande sorpresa dell'ultimo Mondiale (prima africana in semifinale), è reduce dalla folle finale della coppa d'Africa persa (ma forse no) col Senegal, dall'allontanamento del ct Regragui e dall'arrivo di Mohamed Ouahbi, tecnico senza esperienza ad alto livello. Il gruppo è sempre lo stesso ed è di grandissimo spessore con Brahim Diaz, Hakimi, Bounou, il romanista El Ayanoui e tanti ragazzi nati e cresciuti in Europa tra Spagna, Francia, Belgio, Germania e Olanda.
Trascurato dalla Spagna, il 26enne è stato convinto ad abbracciare il Marocco che gli ha dato la "10" e pieni poteri. L'ex milanista, panchinaro al Real Madrid, ha fatto una grande Coppa d'Africa.
Haiti torna al Mondiale dopo 52 anni, dall'edizione del 1974 con sconfitta con l'Italia. Ci arriva con alle spalle un Paese dilaniato dalla guerra civile. Oltre ai veterani Placide, Adé e soprattutto Nazon, 44 gol in 80 partite con la nazionale, spicca Wilson Isidor, francese naturalizzato haitiano, un centinaio di presenze tra Premier e Championship. Il girone è proibitivo, ma mai dire mai.
L'ultimo "acquisto" di Haiti, esordio a marzo dopo le giovanili con la Francia. Nato a Rennes, centravanti, 6 gol in Premier col Sunderland. Ex Zenit e Lokomotiv, ha solo 25 anni ma già una buona esperienza.
Ventotto anni dopo, gli highlanders tornano al Mondiale. Al colore e alla passione sulle tribune, rischia di fare da contraltare un rendimento sul campo non all'altezza. Il gruppo conta sugli "italiani" McTominay, Ferguson e Adams. McGinn dell'Aston Villa, fresco vincitore dell'Europa League, è l'elemento di maggio estro. A sinistra, Robertson non garantirà la spinta di qualche anno fa, ma avercene.
In due stagioni a Napoli, 22 gol: tanti per un centrocampista. Una sua rovesciata ha aperto le marcature contro la Danimarca nella sfida decisiva per il Mondiale. Ma a 29 anni è tanto altro: fisicità e leadership
La squadra di casa ha finalmente una generazione più matura e più ambiziosa rispetto al passato. La nomina di Pochettino come ct ha aumentato le aspettative. Pulisic è il leader tecnico, McKennie porta inserimenti, forza e personalità; Adams garantisce equilibrio e aggressività in mezzo al campo, Reyna aggiunge fantasia tra le linee, Weah velocità.
Viene da una stagione no, ma la 27enne stella del Milan è il simbolo dello Zio Sam che gioca a soccer. Ala offensiva, trequartista o seconda punta, ormai è il riferimento della nazionale a stelle e strisce.
Nel girone di qualificazione ha battuto sia Brasile che Argentina tornando al Mondiale dopo 16 anni. Oggi l'Albirroja si affida alla praticità del ct Gustavo Alfaro: squadra compatta con carta bianca alla stellina Julio Enciso, trequartista dello Strasburgo, e a Miguel Almiron, il cui ginocchio malconcio tiene con il fiato sospeso tutto il Paese. Dietro poi c'è l'esperienza dell'ex milanista Gustavo Gomez, mentre per i gol chiedere a Sanabria.
De Zerbi ci aveva visto lungo ai tempi del Brighton, puntando sul 22enne trequartista rapido di piede e di testa, uomo copertina dello Strasburgo semifinalista di Conference e Coppa di Francia.
Sesto Mondiale consecutivo per i Socceroos. Girone duro, non sarà facile per gli uomini di Popovic ambire al passaggio del turno. Un problema è l'attacco, anche a causa dei forfeit per infortunio di Duke e McGree. Piace invece Jordan Bos (Feyenoord), esterno col senso del gol. Tra le scelte di Popovic ci sono Alessandro Circati (Parma) e, dallo scorso weekend, Cristian Volpato del Sassuolo.
Figlio di immigrati olandesi, il 23enne esterno sinistro è reduce da una convincente annata proprio in Eredivisie, col Feyenoord. Ottima gamba, sa anche trasformarsi in uomo assist.
L'ultima partecipazione risale al 2002, dove raggiunse uno storico terzo posto. Questo ritorno si deve al lavoro di Montella, capace di dare un'identità tecnica forte. Il centro del progetto è il cervello dell'Inter Calhanoglu. Attorno a lui cresce una generazione di grande talento, in primis con Güler e Yildiz ma anche Kadioglu e Kokçu. Serve però equilibrio difensivo.
Quanta fatica con la Juve nell'ultimo periodo, ma al 21enne il Mondiale può dare la consacrazione internazionale, sempre partendo da sinistra, con un mix di dribbling e imprevedibilità.
Due eliminazioni consecutive alla prima fase dei Mondiali hanno tolto certezze alla Germania, scalata in seconda fila nelle gerarchie internazionali. Per ridare un leader al gruppo Nagelsmann ha richiamato Neuer, ritiratosi dalla nazionale due anni fa. La qualità non manca, soprattutto da centrocampo in avanti, però alcune stelle hanno avuto problemi durante la stagione, a cominciare da Wirtz.
Ha passato un anno difficile, dopo il grave infortunio dell'estate scorsa al Mondiale per Club. Ma a 23 anni resta la grande speranza tedesca, considerato anche che arriva al Mondiale non spremuto.
È il più piccolo Paese a partecipare a un Mondiale, grande come la provincia di Gorizia e con gli abitanti di Ravenna. Advocaat ha preso un manipolo di semisconosciuti (tutti olandesi) e ne ha fatto un gruppo sorprendente. Giocano soprattutto in Olanda, alcuni in Inghilterra, ma c'è chi è andato negli States. Al centravanti Locadia e ad Hansen l'ingrato compito di togliere lo zero dalla casella dei gol segnati.
Torre di 1 e 92, il 34enne attaccante del Miami Fc era partito bene in carriera (Psv, Brighton, Hoffenheim) poi il calo (Cina, Iran...). In nazionale, un gol in 12 partite. Nel 2023 è stato vicino al Verona.
Fae ha convocato 25 giocatori tesserati nelle prime divisioni europee più il capitano Frank Kessie, con l'ex milanista ancora 29enne ma in Arabia da un po'. Coppia centrale "italiana" con Ndicka e Kossounou, appena convinto a lasciare la Francia per la Costa d'Avorio l'interista Bonny che in attacco ha compagni di livello come l'ex Atalanta Diallo, Pepé, Adingra, Bazoumana Touré e soprattutto il 19enne e quotatissimo prodigio Yan Diomandé.
Classe 2006, ha compiuto 19 anni a novembre, è titolarissimo nel Lipsia terzo in Bundesliga e ha 3 gol in 9 partite con la Costa d'Avorio. Nel 2022 è arrivato negli Usa per giocare il campionato scolastico.
Qualche motivo per mettere due euro sull'Ecuador. Uno: a settembre ha battuto l'Argentina campione del mondo. Due: nel girone di qualificazione s'è messo dietro Colombia, Uruguay e Brasile. Tre: Moises Caicedo, stellina del Chelsea e uomo copertina. E non è mica l'unico. Altri talenti: Pacho, Hincapié, Valencia, Ordonez e Rodriguez. Tra gli "italiani" Estupinan e Yeboah.
Mister 100 milioni. O meglio, 133: tanto ci ha investito il Chelsea. Classe 2001, si ispira a Kanté e Pogba. Quest'anno 50 partite, lo scorso luglio ha vinto il Mondiale (per club) e insomma, sa come si fa.
Tre gravi infortuni hanno turbato la marcia di avvicinamento degli oranje: De Ligt, Simons e Depay. Ma l'Olanda rimane una squadra solida e veloce che può fare strada. La pattuglia degli "italiani" può dare un contributo importante, con Dumfries e Malen, mentre la sapienza dell'ex Milan Reijnders può alimentare i flussi tra le linee. La squadra costruita sulla triade del Liverpool Van Dijk-Gravenberch-Gakpo ha raggiunto agevolmente la qualificazione.
La sua stagione al Manchester City ha oscillato tra luci e ombre. Ma il 27enne resta il punto di riferimento di un gruppo molto solido e talentuoso. Ragiona, segna e fa segnare, come ricordano i milanisti
Si presenta ai nastri di partenza priva di due uomini di qualità come Mitoma - il leader tecnico della squadra - e Minamino, fermati dagli infortuni. La loro capacità di saltare l'uomo dovrà essere compensata dalla solita organizzazione di squadra, dall'estro di Kubo, ala destra della Real Sociedad, affiancato probabilmente da Maeda, ala sinistra del Celtic, e dai gol di Ueda. Il ct Moriyasu ha fatto all-in sul recupero di Tomiyasu ed Endo.
Ventitré anni, folletto della fascia destra, dribblatore instancabile, in grado di saltare l'avversario spostandosi verso destra o armando il suo piede mancino, letale nell'assist come nel tiro.
Tanto dipenderà da Viktor Gyökeres, fresco vincitore della Premier con l'Arsenal, ma non solo. Occhio anche a Isak, Elanga e Lindelöf. Svensson, Ayari e Bergvall sono giovani ma hanno il sangue negli occhi. Tre gli "italiani", Hien dell'Atalanta, Holm della Juve e Karlström dell'Udinese. Non ci sarà invece una vecchia conoscenza della Serie A, cioè Dejan Kulusevski: non gioca da un anno e Potter non si è fidato.
L'uomo mondiale: tripletta all'Ucraina in semifinale playoff, gol decisivo in finale alla Polonia. A 28 anni giocherà il primo grande torneo per entrare ufficialmente nell'élite del calcio mondiale.
Seconda nel continente per partecipazioni (sarà la settima), e presente a tre degli ultimi quattro Mondiali, la Tunisia però non ha mai passato la prima fase e sembra difficile che possa farlo quest'anno. Il ct è l'ex Inter, Parma e Genoa Sabri Lamouchi. Deve gestire un gruppo senza grandi stelle e ha convinto Rani Khedira, fratello dell'ex juventino Sami, a scegliere la nazionale dei suoi genitori dopo una vita spesa nelle giovanili della Germania.
Il centrocampista è al terzo Mondiale consecutivo. Nato in Francia e cresciuto nel Montpellier, è in Bundesliga dal 2019, prima al Colonia e dal 2023 all'Eintracht, con cui quest'anno ha fatto la Champions.
La vecchia guardia sta lasciando il posto ai giovani, mancano certezze, ma c'è comunque una discreta base di talento su cui lavorare. La mediana targata Aston Villa (Tielemans-Onana) è solida, De Bruyne vivrà la sua ultima occasione mondiale, molto dipende dal centravanti: se Lukaku starà bene, alla fine giocherà lui. Altrimenti Garcia userà De Ketelaere da falso nove.
Sempre più determinante nel Manchester City, anche in nazionale tanto passa dalla tecnica in velocità di questo 24enne. Crea per i compagni e per se stesso, calcia bene con entrambi i piedi
La nazionale con più successi in Coppa d'Africa ha un solido nucleo di giocatori che militano nell'ottimo campionato locale con due enormi ciliegine: il mito un po' decaduto Salah e uno degli ultimi grandi acquisti del City di Guardiola, Marmoush. Il girone con Belgio, Iran e Nuova Zelanda lascia spazio e sogni di gloria, anche perché l'Egitto ha nel ct Hossam Hassan una guida esperta ed è arrivato al Mondiale senza sconfitte.
Il giocatore egiziano più famoso della storia viene da una tribolatissima stagione al Liverpool. Sta per compiere 34 anni ed è a soli tre gol dal primato di reti in nazionale del suo ct.
Occupiamoci dell'aspetto tecnico, anche se il calcio in questo caso passerà in secondo piano. Qualche buon elemento c'è. Tra i pali il solito Beiranvand. La fantasia è affare di Jahanbakhsh. Gli iraniani giocano quasi tutti tra il Persepolis e l'Esteghlal, i due club più importanti. All'estero ci sono Mohebi in Russia, Ghoddos, Ezatolahi e Ghayedi negli Emirati Arabi e Taremi, punta dell'Olympiacos. Il capitano è Hajsafi, che nel 2022 convinse i compagni a non cantare l'inno.
Il bomber che aveva criticato il regime guiderà i suoi sotto gli occhi del mondo. Dieci gol con l'Olympiacos quest'anno. A 33 anni è il secondo miglior marcatore dietro il mito Ali Daei. All'Inter solo 3 reti.
Rispetto al Mondiale del 2010 è una squadra un filo più competitiva: Chris Wood, uno dei due soli presenti anche 16 anni fa, ora fa grande il Nottingham. Qualche singolo interessante c'è: le ali Old e Just di Saint-Étienne e Motherwell, il mediano Thomas del Pec Zwolle, il portiere Crocombe, arrivato fino ai playoff di Championship col Millwall, il mediano Bell, campione di Norvegia coi Viking e l'ex Empoli Liberato Cacace, terzino sinistro.
Alto e spigoloso, a Nottingham è "lo sceriffo". L'anno scorso ha trascinato i suoi in Europa League con 20 gol. A 34 anni è il miglior marcatore della nazionale con 45 reti. Presente anche nel 2010.
I campioni d'Europa partono con i favori del pronostico, ma avranno qualche problema di infermeria. De la Fuente dovrà verificare una volta in ritiro le condizioni di alcuni suoi giocatori chiave, a partire ovviamente da Lamine Yamal, che il 22 aprile si è procurato una lesione muscolare che ha chiuso in anticipo la sua stagione. Nico Williams ha combattuto tutto l'anno con la pubalgia, mentre Mikel Merino è fermo da fine gennaio. Parecchi dubbi in vari ruoli.
Compirà 19 anni tra i quarti e le semifinali, dopo aver vinto l'Europeo a 17 anni e un giorno. Possibile stella della competizione, arriva però acciaccato per un problema muscolare che l'ha fermato a fine aprile.
Capo Verde dimostra che il valore di una squadra non corrisponde alla somma dei singoli, altrimenti la selezione di Bubista non sarebbe certo tra le qualificate al Mondiale. Invece l'ex difensore ha cresciuto un gruppo di elementi racimolati tra i campionati di tutto il mondo, senza una stella trainante, creando le condizioni per sorprendere. I gol vengono chiesti all'ex veronese Livramento.
Centrale del Villarreal di 21 anni, è stato "francese" fino all'Under 20. È il talento più cristallino, ma ha debuttato in stagione solo il 17 maggio: rientra da un grave infortunio al ginocchio sinistro.
Il fattore di imprevedibilità è altissimo per l'Arabia Saudita, che sarà guidata dal greco Donis, ingaggiato un mese fa. Bisogna aspettarsi una squadra chiusa e improntata al contropiede, anche se il centravanti Firas Al-Buraikan non è esattamente un cecchino. L'ex Roma Abdulhamid è uno dei pochi convocati che giocano in un campionato top europeo, Musab Al-Juwayr macina assist e Salem Al-Dawsari è il leader.
Esterno di corsa di 26 anni, con la Roma aveva regalato pochi lampi, ma nel prestito al Lens è riuscito a trovare più spazi, sfornando la specialità della casa: otto assist tra Ligue 1 e coppa nazionale.
Sono meno forti delle edizioni extralusso con Suarez e Cavani ma qui allena Bielsa e tanto basta. Proveranno a essere intensi, aggressivi quanto basta, fastidiosi sempre. Darwin Nuñez è una grande variabile. Se porterà gol, l'Uruguay farà paura a tanti. Altrimenti, si rischiano la panchina (per lui) e il Mondiale tiepido (per la Celeste). Altre incognite: Gimenez ha problemi fisici, Araujo in stagione si è fermato per la depressione, Ugarte allo United è una riserva.
Soprannome tenero (Pajarito, Passerotto), ma una macchina da calcio. Ha 27 anni, gioca nel Real e sa fare tutto, anche 3 gol al City in 90'. Diceva Ancelotti: «Se non fa 10 gol in una stagione, strappo il patentino». Fatti.
È la squadra da battere, con una qualità e un'abbondanza spaventose in tutti i reparti. Soprattutto l'attacco fa paura: Deschamps ha esterni Dembélé, Olise, Barcola e Doué, più Cherki che può agire anche a centrocampo; e come centravanti, oltre a Mbappé, ci sono anche l'interista Marcus Thuram e Mateta. Sono rimasti a casa oltre all'infortunato Ekitike, Griezmann, Pavard, Camavinga, Kolo Muani, Khephren Thuram, Kalulu e Nkunku. Tra i pali il rossonero Maignan.
Capitano della nazionale e stella del Real Madrid, è stato il miglior giovane del Mondiale 2018 e il miglior marcatore di quello del 2022. A 27 anni, con 56 reti è il secondo bomber della storia della Francia.
Col Marocco è senz'altro la miglior nazionale africana del momento. La nazionale del focoso Pape Thiaw è forte di un gruppo guidato dal veterano Sadio Mané e puntellato da giocatori magari non stellari ma solidissimi, come i centrocampisti della Liga Pape Gueye e Pathe Ciss. Da seguire il 18enne del Psg, Ibrahim Baye, e il centrale 20enne del Chelsea Mamadou Sarr. E poi il capitano: l'ex colonna del Napoli Koulibaly.
La guida e l'ispiratore dei Leoni della Teranga. Da 3 stagioni è all'Al Nassr con Cristiano Ronaldo, ma a 34 anni è stato ancora lui il trascinatore della squadra che ha vinto la Coppa d'Africa in gennaio.
La squadra non è di livello eccelso. La rosa è guidata dal regista di centrocampo Amir Al Ammari, svedese di nascita e in forza al Cracovia, dall'esterno Ali Jasim e dall'attaccante Aymen Hussein. In porta capitan Jalal Hassan. Da seguire nella rosa anche giovani promettenti come Dario Naamo, il prodotto del settore giovanile del Bayern Monaco, Jussef Nasrawe, e il centrocampista Ahmed Qasem.
Attaccante trentenne, ha segnato la storica rete della qualificazione al Mondiale. È a 32 gol in nazionale. Ha giocato in Tunisia, Qatar, Emirati Arabi e Marocco, ora è in Iraq. Il padre è stato ucciso Al Qaeda.
Per talento, organizzazione e risultati nelle qualificazioni, questa Norvegia può spingersi parecchio in fondo. L'ostacolo è la Francia, presente nel girone, ma Solbakken vanta un insieme di individualità di spessore: oltre ad Haaland, 162 reti in quattro anni al Manchester City, spiccano il fantasista Odegaard, le ali Nusa e Bobb, la punta Sorloth, i mediani Berge e Berg, il terzino Moller Wolfe e il 22enne Schjelderup. Cinque gli "italiani": Heggem, Pedersen, Ostigard, Thorsby e Thorstvedt.
Il Thor del pallone, 25 anni, scende da Asgard per mostrare all'America come si segna. In nazionale ha più gol che partite, 55 a 49. Ha un filo da riallacciare: suo padre prese parte a Usa '94.
L'Argentina targata doppio Leo, Messi più il ct Scaloni, detentrice del titolo e delle ultime due edizioni della Coppa America, riparte come una delle favorite. Il telaio della squadra non è molto cambiato rispetto a quattro anni fa anche se alcune novità, tipo il "nostro" Nico Paz, possono diventare molto preziose. Le incognite sono due: l'invecchiamento del gruppo storico e la perdita di abitudine.
Compirà 39 anni in America, il 22 giugno, ma resta la stella polare della squadra. E conosce il territorio, visto che gioca a Miami. Supererà le 200 presenze con l'Argentina (è a 198). Infinito.
Le Volpi del Deserto tornano al Mondiale con discrete ambizioni. La nazionale, guidata dallo svizzero Petkovic, ex Lazio, è ancora appesa al 35enne Mahrez, ma attorno all'ex City, da tre anni all'Al Ahli in Arabia, ci sono diversi elementi interessanti. Sempre brillanti Bensebaini del Borussia Dortmund e l'ex milanista Bennacer, in crescita esponenziale il terzino del City, Ait-Nouri, occhio al 20enne Maza.
Uno dei migliori calciatori africani della storia, a 35 anni (da 3 gioca in Arabia) partecipa al secondo Mondiale dopo quello del 2014. Uno straordinario campionato vinto col Leicester e tanti trofei col City.
Dopo 28 anni l'Austria torna al Mondiale. Molti meriti vanno al ct Rangnick. È riuscito a costruire una squadra unita assemblando stelle e gregari. Laimer del Bayern, Sabitzer del Dortmund, Schlager del Lipsia sono i leader, oltre all'eterno Arnautovic. La rosa ha più esperienza rispetto a Euro24, quando uscì agli ottavi con la Turchia. Un'incognita riguarda Alaba, tormentato dagli infortuni.
Quante volte si è scritto del suo ultimo ballo? Invece l'ex interista è ancora sul palcoscenico: a 37 anni è il più anziano in rosa, detiene anche i record di presenze (132) e gol (47) in nazionale.
Prendere nota: 28 giugno, 4 del mattino italiane. Ad Arlington, Texas, i pianeti si allineeranno e sarà Messi contro... Messi. Da una parte Leo da Rosario, Argentina; dall'altra Mousa da Amman, Giordania. Il bello è che il secondo di cognome farebbe Al Tamari, però lo chiamano il Messi di Giordania. Se il debutto mondiale della Giordania porterà estasi o depressione quasi tutto dipenderà dal mancino del Rennes.
Il Messi di Giordania. Classe '97 del Rennes, quest'anno 33 partite, 6 gol e 9 assist in Ligue1. Fa tutto (e pure molto bene) col mancino. In nazionale 21 gol e argento nella Coppa d'Asia 2023 in Qatar.
La nazionale con il centrocampo più tecnico del Mondiale, la più forte fuori dal gruppetto delle favorite obbligate. Il tentativo di Leao di riscattare una stagione grigio scura. Soprattutto, l'ultimo giro di CR7, l'ultimo tentativo di prendere il trofeo che gli manca. A guidare dal cielo, Diogo Jota, morto a luglio 2025: sarà sulla schiena dell'amico Ruben Neves, che ha preso il suo 21, e nel cuore di tutti.
Ok, Vitinha è uno spettacolo ma qui si parla di CR7: a 41 anni, sesto Mondiale come Messi, record di sempre, corre verso i 1.000 gol. Non ha mai segnato in una partita a eliminazione diretta al Mondiale.
Una qualificazione complicata, lunga e storica per la Repubblica Democratica del Congo allenata dal ct francese Desabre. Torna al Mondiale dove mancava dai tempi dello storico Zaire a Germania Ovest 1974. Oggi il Congo ha cambiato nome e gioca un buon calcio, duro e solido. Desabre nei suoi 26 ha convocato 25 giocatori tesserati in Europa. C'è anche Gedeon Kalulu, fratello dello juventino.
Nato in Francia, con la nazionale transalpina ha vinto l'Europeo Under 19 del 2010. Nel 2015 il cambio di nazionale e ora, a 35 anni, per l'attaccante del Betis il coronamento del sogno Mondiale.
"Voglio una squadra di guerrieri, pretendo sempre alta intensità". Il Pallone d'oro 2006, Cannavaro, ha scelto questi slogan per il suo Uzbekistan, una formazione certo meno attrezzata di quasi tutte le altre, ma pronta a sorprendere. Il centrale Khusanov è la stella, Shomurodov (ex Genoa, Roma, Spezia e Cagliari) il centravanti e capitano. Tanto dipenderà da quale quadra troverà un allenatore che arriva al torneo avendo giocato solo amichevoli.
Centrale difensivo aggressivo, potente e velocissimo. Per questo 22enne Pep Guardiola, un anno e mezzo fa, convinse il Manchester City a versare 40 milioni nelle casse del Lens.
Outsider classica da "non è fortissima ma incontrala tu, che è meglio". Squadra di talento offensivo, imprevedibile. La stella James Rodriguez ha problemi fisici. Facce conosciute: Lucumi, Yerry Mina, il Richard Rios per cui Gasperini è impazzito un mercato fa. Variabili importanti: la scelta del portiere (non c'è un titolare fisso) e la forma delle punte. Luis Suarez allo Sporting ha segnato tantissimo, Duran molto meno tra Fenerbahçe e Zenit.
Ala proprietaria di uno dei destri più divertenti al mondo, vice bomber delle qualificazioni sudamericane, 7 gol in Champions per il Bayern. Nel '23 gli rapirono i genitori, liberati con l'intervento del Governo.
L'Inghilterra non vince un grande torneo dal 1966, ma parte per gli Usa convinta che questa sia la volta buona. Ha un ct concreto come Tuchel, un centravanti dal gol facilissimo come Kane, un gruppo di talento probabilmente senza precedenti e l'abitudine a rimanere a lungo nei grandi tornei, avendo giocato (e perso) le ultime due finali dell'Europeo. Le incognite: il ruolo di Bellingham e la profondità della rosa in difesa.
È il recordman di gol con l'Inghilterra (78 in 112 partite), col Bayern ne ha segnati 61 in 51 partite in stagione. A 32 anni, non c'è stato attaccante più prolifico quest'anno, lui spera di ripetersi al Mondiale.
Ogni quattro anni si dice siano a fine ciclo, poi sono sempre lì, a giocarsela con la resilienza di chi ne ha passate tante. La "golden generation" dei Modric e dei Perisic è all'ultimo ballo. Molto dipenderà dai recuperi di Gvardiol e Kovacic, convocati ma reduci da lunghi infortuni, e dal contributo dei più giovani, su tutti Sucic, Baturina e la stellina Vuskovic, classe 2007 dell'Amburgo.
La nazionale per riscattare l'amarezza della Champions sfumata con il Milan. A 40 anni sarà il suo quinto mondiale, l'ultima occasione per provare a realizzare il sogno più grande, finora solo accarezzato.
Il Ghana è una delle forze emergenti africane, ma la sua crescita sembra essersi incagliata, e infatti la nazionale di Accra era senza dubbio la grande assente dall'ultima Coppa d'Africa. In Federazione sono corsi ai ripari affidandosi al navigatissimo portoghese Carlos Queiroz. Semenyo e Kudus sono elementi di qualità, il basco Iñaki Williams, Partey e l'ultimo degli Ayew, Jordan, portano esperienza.
L'attaccante nato a Chelsea, Londra, in gennaio è passato dal Bournemouth al City, dove si è adattato alla grande. Nel 2022 ha scelto il Ghana, con cui però fatica a segnare: tre reti in 34 partite.
La storia l'ha già fatta nel 2018, quando tutto il Paese ha festeggiato la prima volta al Mondiale. Oggi l'obiettivo è provare ad alzare il livello e, magari, conquistare anche qualche punto. Il calcio panamense è in netta crescita: magari ci vorrà tempo per fare quel passo in più, ma il ct Thomas Christiansen (danese di passaporto spagnolo) nei suoi 6 anni di mandato ha lavorato soprattutto sulla tattica per arrivare pronti ad appuntamenti come questo. Che capitano una sola volta nella vita.
Terzino di spinta, a 30 anni è uno dei veterani, nonché uno dei pochi a essersi misurato anche in Europa. Oggi è al Besiktas, in Turchia, ma in passato ha giocato tra Mls, Anderlecht e Marsiglia.