Investì e uccise uomo che l'aveva derubata, condannata a 18 anni
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Investì e uccise uomo che l'aveva derubata, condannata a 18 anni

Giovedì 11 giugno 2026
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Si chiude il processo all'imprenditrice di 67 anni che causò la morte di un 52enne. Il fatto era avvenuto a Viareggio nel settempre del 2024

Si chiude il processo all'imprenditrice di 67 anni che causò la morte di un 52enne. Il fatto era avvenuto a Viareggio nel settempre del 2024

11 giugno 2026 (modifica alle 12:59) - MILANO

Condanna a 18 anni di carcere per Cinzia Dal Pino. È questa la sentenza emessa dalla Corte d'Assise di Lucca nei confronti della 67enne imprenditrice balneare viareggina, ritenuta responsabile dell'omicidio del 52enne marocchino Noureddine Mezgui, avvenuto nella serata dell'8 settembre 2024 in via Coppino, nel quartiere Darsena di Viareggio. Il verdetto è arrivato al termine del processo in cui la Procura, rappresentata dalla pubblico ministero Sara Polino, aveva invece richiesto la pena dell'ergastolo, contestando all'imputata l'omicidio volontario aggravato da più circostanze. Dal Pino ha ascoltato la sentenza in aula accompagnata dalla figlia senza mostrare reazioni. La Corte ha stabilito l'espiazione della condanna alla detenzione domiciliare.

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Le tesi

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Secondo quanto ricostruito in aula, la vicenda ha origine da un furto: Mezgui avrebbe sottratto la borsa dall'auto di Cinzia Dal Pino. L'uomo si sarebbe poi dato alla fuga, ma la donna lo avrebbe inseguito a bordo del proprio Suv, travolgendolo in via Coppino. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza e i dati del veicolo hanno documentato una dinamica particolarmente violenta, con l'investimento ripetuto della vittima e il suo schiacciamento contro una vetrina. Mezgui non avrebbe avuto possibilità di sottrarsi all'impatto. L'impianto accusatorio ha sempre sostenuto la sussistenza dell'omicidio volontario, aggravato da crudeltà, futili motivi, uso del mezzo insidioso e approfittamento della minorata difesa della vittima. Per la Procura, non si sarebbe trattato di una reazione istintiva al furto, ma di una vera e propria “giustizia privata”. La pm Polino, in aula, aveva insistito sulla volontarietà della condotta, evidenziando come l'azione non si sarebbe limitata a un singolo investimento, ma a una sequenza ripetuta di urti. La difesa di Dal Pino, rappresentata dagli avvocati Enrico Marzaduri e Alberto Gargani, aveva chiesto alla corte di riformulare il reato contestato alla donna, ridimensionandolo a eccesso colposo di legittima difesa, o tutt'al più a eccesso preterintenzionale perché la donna, avevano sostenuto, voleva recuperare la borsa, piena di effetti personali per lei delicati, ma senza intenzione di vendicarsi per quella che la difesa definiva "una rapina" in quanto Mezgui, detto "Said", l'avrebbe minacciata e aggredita con un coltello, mai ritrovato. Hanno annunciato ricorso in appello sia i legali dei familiari della vittima che i legali dell'imprenditrice. 

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