Messi e Djokovic, non è tecnica ma aura. E gli avversari si fanno più piccoli
A 39 anni le prestazioni clamorose e quasi in contemporanea di due fuoriclasse senza tempo, che danno la dimensione della loro grandezza
Non dimenticheremo mai quel giorno in cui Leo Messi e Nole Djokovic fermarono il tempo. Quasi in contemporanea, dalla parte opposta del mondo, a 39 anni. In un caldo martedì di inizio luglio lo sport ci ha regalato un’incredibile esibizione di maestosità, che travalica la tecnica e sconfina in un’altra dimensione. Il calcio si è inchinato alla magia di Messi, il tennis ha ammirato l’inesorabilità di Djokovic. Era successo tante altre volte, certo, ma due giorni fa c’è stata l’epifania del più forte. Leo e Nole hanno vinto sfruttando con naturalezza la qualità meno arginabile da parte degli avversari: l’aura. Non c’è contromisura, c’è solo rassegnazione. E ammirazione. Il paragone tra uno sport di squadra e uno individuale è sempre scivoloso: le dinamiche sono molto diverse. Però stavolta l’esibizione di Messi consente l’accostamento anche perché l’Argentina ha trasmesso la sensazione di essersi affidata completamente a lui, al di là dei nomi poi finiti sul tabellino dei marcatori.