Auto elettrica, l’Ue non cambia rotta: avanti con la transizione, ma con flessibilità
Il Parlamento europeo discute il futuro dell’industria automotive: la Commissione conferma la rotta della decarbonizzazione, ma cresce il pressing per una transizione più flessibile tra auto elettriche, neutralità tecnologica e concorrenza cinese
Il Parlamento europeo discute il futuro dell’industria automotive: la Commissione conferma la rotta della decarbonizzazione, ma cresce il pressing per una transizione più flessibile tra auto elettriche, neutralità tecnologica e concorrenza cinese
Giuseppe Biondo 9 luglio - 08:00 - MILANOLa direzione è tracciata. La priorità resta di decarbonizzare il settore automotive, ma prosegue il dibattito su tempi, strumenti e neutralità tecnologica per evitare che la transizione green si trasformi in un assist per qualcun altro. Nelle scorse ore il Parlamento europeo ha affrontato il dibattito in plenaria sulla “Competitività dell'industria automobilistica europea”, scoprendosi per l’ennesima volta diviso. Da un lato socialisti e verdi, convinti che rallentare sulla mobilità elettrica significherebbe lasciare campo libero ai costruttori cinesi; dall’altro le destre, che vedono in una transizione troppo rigida un rischio industriale. In mezzo i moderati, coloro che sposano il principio della decarbonizzazione invocando però flessibilità.
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Il vicepresidente della Commissione europea per la prosperità industriale Stéphane SéjournéRESPONSABILITÀ
—Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la prosperità industriale, Stéphane Séjourné, ha ricordato durante il dibattito che la Commissione Ue ha presentato gli strumenti per affrontare le principali criticità del comparto, dal Pacchetto Automotive di dicembre all’Industrial Accelerator Act di marzo, ricordando a tutte le istituzioni europee "la responsabilità collettiva di adottare quanto prima i testi in esame". È una questione di responsabilità, ha detto, che riguarda tanto l’industria quanto le persone che vi lavorano: "Dobbiamo spezzare il circolo vizioso - quella «triplice morsa» - che sta colpendo il settore. È necessario invertire la rotta, evitando di perdere valore aggiunto e quote di mercato. Dobbiamo cambiare radicalmente paradigma e, per farlo, è necessario rivolgersi all'industria confermando che merita questo sostegno".
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Si cerca flessibilità, senza rimettere in discussione gli obiettivi climaticiFLESSIBILITÀ E COERENZA
—Séjourné ha difeso la coerenza di quanto fatto fin qui: "Il pacchetto di misure per il settore automobilistico di dicembre, insieme all'Industrial Accelerator Act di marzo, introduce per la prima volta una strategia per l'intera catena del valore del settore, comprensiva di norme sulle emissioni di CO2 che prevedono un certo grado di flessibilità, pur rimanendo coerenti con i nostri obiettivi". A metà dicembre, dopo un’attesa lunga mesi, la Commissione Ue ha presentato il Pacchetto Automotive, un piano che punta a rendere più flessibile la transizione senza rimettere formalmente in discussione gli obiettivi climatici. Ma c’è da guardare i numeri e pesare la concorrenza orientale: "Il 20 per cento dei veicoli venduti al mondo è elettrico" ricorda, e se l’Europa non saprà intercettare questa domanda, il rischio è che a farlo siano altri: "La Cina vale sempre di più, oltre il 15 per cento dell’elettrico".
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L'Italia spera nell'apertura ai biocarburantiNEUTRALITÀ
—"Vanno create le giuste condizioni", ha sottolineato Massimiliano Salini di Forza Italia, eletto nel gruppo del Partito Popolare Europeo. Il parlamentare azzurro sostiene il Pacchetto Automotive che è "centrale per garantire un futuro alla manifattura europea", ma esprime perplessità in merito alla velocità con cui cresce l’elettrico: la quota, proiezioni alla mano, è del "20 per cento allo stato attuale, al 38 per cento al 2030 e del 64 per cento al 2035, la rivoluzione dei trasporti è in corso, ma non in corsa", rileva. L’Europa, sottolinea, "ha due grandi asset: flessibilità e neutralità tecnologica", rivendicando uno spazio per i biocarburanti, un ambito in cui l’Italia ha molto da offrire. La partita, insomma, è aperta.
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