Lautaro mette il turbo all’Argentina. E ora Scaloni è in difficoltà: con la Svizzera lui o Alvarez?
L'attaccante è entrato in due delle tre reti contro l’Egitto e si candida per un posto da titolare nei quarti
L'attaccante è entrato in due delle tre reti contro l’Egitto e si candida per un posto da titolare nei quarti
Dal nostro inviato Roberto Maida 9 luglio 2026 (modifica alle 10:21) - ATLANTA (GEORGIA, USA) English version"Fue clave, cambiò el chip". Chiamatelo schiocco di dita, oppure click di un interruttore. Se Messi ha cambiato il mondo, Lautaro Martinez lo ha aiutato a cambiare il Mondiale. Uomo chiave, aggiustatore del sistema. E bollicine fresche, a 500 metri dalla sede della Coca-Cola. Da quando Scaloni ha scelto di giocare con due attaccanti insieme al sovrano, l’Egitto ha cominciato la fila per l’imbarco verso il Cairo. Illudendosi anche per un altro momento: Zico, che con quel soprannome da mito brasiliano credeva di meritare la copertina come demolitore delle ambizioni argentine, ha subito segnato il 2-0. Ma poi è arrivata la pausa di metà tempo che ha permesso a Messi di programmare la risalita: con il Dieci nella posizione di Sette, ala destra libera di muoversi secondo istinto, Lautaro al centro ad attirare l’attenzione delle sentinelle e Alvarez a galleggiare tra le linee per lasciare spazio a Nico Gonzalez, l’Argentina ha salvato la Storia in tredici minuti.
VIDEO: Lautaro elogia Messi: “È un vero leader, giochiamo per lui”Contributo
—Lautaro ha riempito l’area di rigore, aumentando il peso offensivo della squadra, entrando in due dei tre gol. Nel 2-2 è lui a rimettere la palla in mezzo, prima del retropassaggio dell’altro subentrato Montiel per Messi, con una girata per niente semplice. Il 3-2 è invece un capolavoro di lucidità e tecnica: il capitano dell’Inter corre con apparente flemma sulla fascia destra, in contropiede. In realtà sta aspettando che Enzo Fernandez, il saltatore della speranza, abbia il tempo di raggiungere la posizione giusta; a quel punto schiaccia il tasto cross, specialità da trequartista più che da centravanti, e fa atterrare il pallone proprio sulla testa del compagno. Non è come segnare ma quasi. È partecipazione a a un disegno più grande. "È stata una delle partite più belle e incredibili della mia carriera con la Seleccion. Per la squadra e anche per me" racconta il giorno dopo Lautaro, che in due Mondiali ha contabilizzato solo un gol su rigore ma nel ruolo di gregario di lusso si è calato con passione e abnegazione: "Messi è il più forte calciatore di sempre e per tutti noi è un piacere e un onore lavorare al suo fianco. Per lui siamo pronti a tutto e in campo lo abbiamo dimostrato. È il nostro referente, il nostro leader. L’Argentina deve essere fiera di quello che ogni giorno Lionel riesce a fare in campo".
Sotto a chi tocca
—Già ma dopo quattro partite – in Qatar erano state appena due – Lautaro ha dovuto cedere il posto da titolare a Julian Alvarez. Chi giocherà sabato contro la Svizzera? È presto per dirlo, forse non lo sanno neppure Scaloni e Messi. Ma nel ritiro di Kansas City, sulle rive del fiume Missouri dove l’Argentina è felicemente rientrata, questo non è più un problema che toglie il sonno ai due giocatori coinvolti. Entrambi, ognuno a proprio modo, si sono scavati un ruolo in questo gruppo di luogotenenti del re. Lautaro non era contento di andare in panchina, ci mancherebbe. Ma ha accettato il principio di alternanza e quando è stato coinvolto ha fatto pesare la delusione soltanto agli avversari, non al commissario tecnico e tantomeno ai compagni.
fiducia
—Restano i dubbi su questa squadra vecchia di quattro anni, che ad Atlanta ha schierato 14 campioni del mondo su 16, e che senza gli 8 gol di Messi sarebbe già tornata a casa. La Scaloneta se l’è cavata contro Capo Verde ed Egitto, due africane che alla vigilia non incutevano timore, ed è stata agevolata da un tabellone che le sottopone un quarto di finale abbastanza comodo. Ma lo status di favorita, e con esso il sogno di confermarsi Campeon, vacilla davanti alle forze emergenti del torneo. Lautaro scuote la testa accennando un ghigno: "A Doha abbiamo perso contro l’Arabia Saudita, abbiamo battuto a fatica il Messico, abbiamo sofferto contro l’Australia e vinto ai rigori contro l’Olanda. E poi...". Poi è stata gloria eterna. Ma nel 2022, a parte la Francia, la concorrenza non era così attrezzata. In America invece le pretendenti al titolo nobiliare sono cresciute e si sono imbellettate. La sensazione, insomma, che non basterà Messi da solo ad arrivare a New York: Lautaro è uno di quelli che possono dargli un passaggio, fornendo di tanto in tanto una sostituzione alla guida, perché la strada è ancora lunga.
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