Posso filmare un poliziotto mentre mi controlla in auto?
La Gazzetta dello Sport

Posso filmare un poliziotto mentre mi controlla in auto?

Venerdì 10 luglio 2026
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Durante un controllo in auto si può accendere la videocamera e riprendere l'agente, ma attenzione: quel video può diventare una prova preziosa o un guaio serio, a seconda di cosa se ne fa dopo. Ecco cosa dice la legge

Durante un controllo in auto si può accendere la videocamera e riprendere l'agente, ma attenzione: quel video può diventare una prova preziosa o un guaio serio, a seconda di cosa se ne fa dopo. Ecco cosa dice la legge

Jacopo Moretti 10 luglio - 09:30 - MILANO

Il lampeggiante blu nello specchietto, la paletta che si alza, il finestrino che scende: quante volte, durante un controllo su strada, viene la tentazione di accendere il telefono e riprendere l'agente che sta parlando con noi. La risposta, in breve, è sì: filmare le forze dell'ordine mentre operano in un luogo pubblico non è vietato da nessuna norma specifica, e non serve nemmeno il loro consenso. Il punto, però, non è tanto premere "rec", quanto cosa si fa dopo con quelle immagini.

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FILMARE SÌ, MA…

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Perché qui la strada si biforca, e chi sbaglia rischia grosso. Il volto di un poliziotto o di un carabiniere (ma anche di un eventuale soggetto terzo che viene controllato, se non siamo noi) è, a tutti gli effetti, un dato personale: pubblicarlo senza oscurarlo, magari sui social nel giro di pochi minuti dal controllo, trasforma un video "di sfogo" in un potenziale illecito, punito dall'art. 167 del Codice della Privacy. Un controllo stradale di routine, per quanto fastidioso possa sembrare sul momento, non basta infatti da solo a giustificare la diffusione delle immagini perché a mancare è quell'interesse pubblico che la legge richiede per superare la tutela della privacy. L'agente ripreso senza oscuramento può inoltre rivolgersi al giudice per ottenere la rimozione del video e chiedere il risarcimento del danno alla propria reputazione ai sensi dell'art. 10 del Codice Civile, mentre se al filmato si accompagnano commenti lesivi dell'onore si può configurare anche la diffamazione aggravata dall'uso dei social media. Morale della favola: filmare sì, ma la clip resta nella memoria del telefono, non finisce su Facebook o Instagram.

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PERCHÈ FILMARE?

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Allora perché filmare, se poi non si può pubblicare? Semplice: perché quel video può diventare la prova decisiva in un ricorso. Potrebbe capitare, ad esempio, che nel verbale l'agente descriva un automobilista agitato, o parli di resistenza al controllo: se le immagini raccontano tutt'altro, cioè una persona calma e collaborativa, quel filmato può finire sul tavolo del giudice a sostegno della propria versione dei fatti. Attenzione, però: nessun agente può ordinare di cancellare il video su due piedi, senza un vero e proprio sequestro del dispositivo, motivato e messo nero su bianco secondo la procedura penale. E anche a sequestro avvenuto, la password del telefono resta un segreto che nessuno può obbligarvi a rivelare, come nessuno può obbligarvi a sbloccare il telefono con il volto o con l'impronta.

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