Quanto si segna al Mondiale! Merito delle stelle e delle nuove regole. Mentre in Serie A...
La Gazzetta dello Sport

Quanto si segna al Mondiale! Merito delle stelle e delle nuove regole. Mentre in Serie A...

Venerdì 10 luglio 2026
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La media è di 2,92 reti a gara, nettamente superiore al 2,64 del 2018 e al 2,69 del 2022. Messi, Mbappé, Kane, Haaland i protagonisti della pioggia di gol. Da noi gioco troppo spezzettato e in orizzontale

La media è di 2,92 reti a gara, nettamente superiore al 2,64 del 2018 e al 2,69 del 2022. Messi, Mbappé, Kane, Haaland i protagonisti della pioggia di gol. Da noi gioco troppo spezzettato e in orizzontale

Dal nostro inviato  Fabio Licari 10 luglio - 16:41 - BOSTON English version

Basterebbe semplicemente uno sguardo alla classifica cannonieri per capire quant’è pazzesco questo Mondiale. C’è una coppia a 8 gol, Mbappé più Messi che deve ancora giocare il suo quarto e può allungare ancora: fin qui è stato un fantastico gioco al sorpasso tra loro due. Segue Haaland a quota 7 e, con un gol in meno, ecco Kane con 6 centri. Subito dopo, Dembélé, un altro francese, bussa alla vetta con 5 reti. Chissà Oyarzabal stasera con la Spagna: lui parte da 4. Un Mondiale, si dirà, è il regno dei più forti. Perché quindi stupirsi? Per un semplice motivo: mai si è segnato a questo ritmo. Di solito – almeno nelle edizioni moderne – i capocannonieri vincono la classifica con 6 gol. Vuol dire che il calcio sta cambiando. E pensate se sul fuorigioco dovessero arrivare nuove regole più favorevoli agli attaccanti, tipo la "luce" che li terrebbe in gioco se non sono del tutto oltre il difensore. Un orizzonte anche entusiasmante per lo spettacolo, ma che propone domande preoccupanti sul nostro calcio italiano.

VIDEO: Kane sfida Haaland: uno è più veloce, l'altro più tecnico, ma chi è il migliore?

record mondiali

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Un tempo il pallone offriva risultati molto più "allegri", con difese non organizzate scientificamente, squadre tutte all’attacco, retaggio dell’originario 1-1-8, prima disposizione tattica nel calcio britannico, poi sfociato in una più evoluta "piramide" (2-3-5). Il record di gol in un Mondiale appartiene al francese Fontaine che, nel 1958 in Svezia, segnò 13 reti in 6 match. Probabilmente irripetibile. Quattro anni prima, l’ungherese Kocsis comandò con 10 centri. Nuovi vertici tra il 1966, con il portoghese Eusebio a quota 9, e il 1970, quando lo scatenato tedesco Gerd Muller ne infilò anche lui 10. Dopo, la legge del 6: da Lato (1974) a Kempes (1978), da Paolo Rossi (1982) a Lineker (1986), da Schillaci (1990) a Salenko e Stoichkov (1994) a Suker (1998). Tutti capocannonieri con 6 gol. Ronaldo il fenomeno diede una scossa con 8 gol nel 2002, eguagliato da Mbappé in Qatar quattro anni fa. Cifra già raggiunta e presumibilmente presto superata.

nuove regole

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Anche la media complessiva del torneo sta battendo tanti record. Quasi tre gol a partita, 2,92 per la precisione. Sembra lontanissima Italia 90 che detiene il record negativo di 2,21 reti a partita. Contro quel calcio veramente distruttivo si decise di intervenire con nuove regole per tutelare gli attaccanti e velocizzare il gioco. Nelle ultime tre edizioni le cifre sono state abbastanza alte: 2,6 di media nel 2014, 2,64 nel 2018 e 2,69 nel 2022. L’aumento qui in Nordamerica non è secondario ed è legato a vari fattori. Sicuramente decisive le nuove regole e le direttive che spingono gli arbitri a non fermare più il gioco come prima. Uno stramazza sul campo? Resta lì, tanto sai che nove volte su dieci, capita l’antifona, si rialzerà subito. Prima era l’occasione per perdite di tempo fastidiose oltre che tattiche.

Erling Haaland. Afp

attaccanti super

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Non solo. Le difese, senza quelle soste, non riescono più a piazzarsi e quindi ci sono più spazi a palla sempre in movimento. Quando i blocchi bassi creano uno sbarramento, entrano in gioco i fuoriclasse. Non dimentichiamoci di Messi, Mbappé, Haaland, Kane e compagnia: il singolo sta vincendo spesso, le squadre stanno esaltando le individualità come poche volte in passato. Non ci sono neanche difensori insuperabili: come ha detto Causio "noi li avremmo dribblati con la sigaretta in bocca". Può darsi che in futuro si dedicherà più attenzione alla crescita tecnica dei difensori. Anche i palloni sono sempre più leggeri e "facili" di un tempo. Ma poi c’è un elemento preoccupante che ci riporta al nostro mondo: l’atteggiamento.

piccola serie a

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Ci sono pochi dubbi che i campionati più belli, e con più campioni, faranno loro questo nuovo mood, diciamo così. Già la Premier va a mille all’ora, la Liga è tecnica, la Germania offensiva, la Francia fisica. Voglia di vincere, di attaccare, di dare spettacolo, senza troppi calcoli. Da noi? L’ultimo anno è stato il peggiore da tempo, con partite spezzettate, atteggiamenti di "rispetto" reciproco, partite a ritmo basso e anche deficit di campioni. Bisogna però distinguere. Una cosa è la Serie A, un’altra la Champions. Se da noi proseguirà il patto non scritto di non belligeranza, ci sarà poco da fare. Quello che non si capisce è perché una squadra e un allenatore illuminato non decidano di far saltare questo equilibrio giocando, se non come il City o il Psg, almeno come il Bournemouth e sorprendendo rivali adagiate sul possesso orizzontale. Boh. 

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Lautaro Martinez. Getty

champions italia

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Una volta fuori dal nostro orticello, però, c’è la Champions, c’è l’Europa League. Se anche lì si andrà al ritmo del Mondiale, rischiamo figuracce peggiori di quelle dell’ultima campagna europea già preoccupante. E l’Italia potrebbe essere lo specchio di questa realtà. I ritiri non sono ancora cominciati. C’è tempo per decisioni importanti. Ma non tantissimo.

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