Dal ranking Fifa a quello Atp: in vent'anni il dominio italiano è passato dal calcio al tennis
Nel 2006 gli azzurri erano sul tetto del mondo e non c'era nessun italiano tra i primi 50: oggi la nazionale arranca mentre con la racchetta siamo al top
Nel 2006 gli azzurri erano sul tetto del mondo e non c'era nessun italiano tra i primi 50: oggi la nazionale arranca mentre con la racchetta siamo al top
Lorenzo Topello Collaboratore 10 luglio 2026 (modifica alle 17:53) - MILANOC'è un trend che su Tiktok sta spopolando. Quello di un viaggiatore nel tempo che si sposta dal 2026 indietro di vent'anni e si diverte a rovinare le certezze di chi, sintonizzato sul 2006, crede in un futuro a duecento all'ora. E, una volta ascoltate le notizie dal viaggiatore del tempo, rimane inevitabilmente di sasso. Il trend vale anche per l'Italia del calcio: nel 2006 campione del Mondo, oggi fuori dal Mondiale per la terza volta di fila. Prima in cima all'Europa pure coi club, ora con una sola squadra iscritta alla top 5 del ranking Uefa. Una delusione. Immaginate però anche un viaggiatore "tennistico" del tempo, pronto a spiegare a un ragazzino fermo al 2006 che vent'anni dopo il numero 1 avrebbe parlato italiano e che gli Slam sarebbero stati terreno contendibile per diversi esponenti del tricolore. Ci avrebbero creduto, vent'anni fa? Forse no, se è vero che i tennisti nostrani in top 50 rispecchiavano il nome del duo musicale più chiacchierato dell’epoca: zero assoluto.
il calcio nel 2006
—Seguendo il tragitto nel viaggiatore del tempo, riavvolgiamo il nastro al luglio 2006. I trend topic (ante litteram) sono ovviamente i festeggiamenti per il Mondiale appena vinto dalla Nazionale di Lippi. Che, notizia di poche ore dopo la notte di Berlino, è sbarcata al secondo posto del ranking Fifa: un balzo di oltre dieci posizioni per l’Italia che si piazza alle spalle del solo Brasile, reduce sì da un Mondiale deludente, ma anche dal trionfo del 2002 e dall’accoppiata Copa America-Confederations Cup del triennio successivo. Gli azzurri però hanno vinto in Germania e coronano così un periodo illuminato dagli storici risultati a livello di club: nel 2003, in Champions, tre semifinaliste su quattro parlavano italiano. Era l’anno della finale tutta azzurra fra Milan e Juventus, a Manchester. E nel 2006 ci sorride quindi pure il ranking Uefa: rossoneri primi, poi l’asse spagnolo Barcellona e Real Madrid, ma a completare la top 5 ci sono Juventus e Inter. Comandiamo noi.
il tennis nel 2006
—Il 2006 del tennis azzurro è parecchio diverso. L’unico italiano a far capolino non fra i primi 10 del mondo, ma in top 50 è, per una fetta di quell’estate, Daniele Bracciali. Mentre in cima al ranking va in scena il solito duello fra gli alieni Federer e Nadal, casa Italia viaggia come può ma i titoli Atp di colore azzurro nell’arco dell’intera stagione sono solo due: Casablanca (dove prevale Bracciali) e Palermo, teatro del trionfo autunnale di Filippo Volandri che fa check-in al numero 38 del ranking, ma a estate finita. Altro da segnalare? In top 100 presenziano Seppi, Potito Starace e Alessio Di Mauro. Fuori dai primi 200 ci sono un paio di nomi di cui risentiremo parlare: Simone Vagnozzi, vent’anni dopo coach di Sinner, e Fabio Fognini, poco più che ventenne ma destinato a più di una soddisfazione in carriera. La gioia più grande a livello tennistico arriva dal circuito femminile: la nazionale azzurra si prende la Fed Cup. Nota a margine: pochi giorni dopo la finale Mondiale fra Italia e Francia si gioca il torneo olandese di Amersfoort, un 250 su terra rossa. A trionfare, per la prima volta nel corso di una discreta carriera, è un ragazzo di nome Novak Djokovic.
mondo capovolto
—Vent’anni son passati e la ruota ha girato da far quasi paura. Perché dalle nostre parti ormai a far la voce grossa è il tennis, capace di capovolgere a suon di smash un mondo dominato dai gol: il numero 1 Atp è Jannik, ben assistito in top 10 da Flavio Cobolli e fino a poche settimane fa da Lorenzo Musetti. In top 50 l’ultimo aggiornamento Atp vede anche Darderi, Arnaldi e Berrettini: un travaso azzurro di talento, muscoli e successi. L’Italia che nel calcio vanta un solo club nella top 5 della classifica Uefa (l’Inter, quinta) e che nel ranking Fifa è crollata al 15° posto (peggiore piazzamento dal 2019 ad oggi, seppur sia sicura di restare nelle prime 20), nel tennis è campione uscente della Coppa Davis da tre anni e della King Cup femminile da due, e ha vinto in tutte le specialità: singolari maschili (l’infinita striscia di Masters 1000 sinneriani, oltre ai titoli di Cobolli e Darderi), femminili (Cocciaretto a Hobart), e nel doppio, dalla favola Errani-Vavassori campioni a Parigi ai due Masters 1000 a Miami e Roma alzati dallo stesso Wave insieme a Bolelli. Il mondo si è ribaltato: vent’anni dopo il timone lo governa la ciurma di Sinner.
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