Quegli occhi feroci e il pugnetto alzato: Sinner è tornato
La Gazzetta dello Sport

Quegli occhi feroci e il pugnetto alzato: Sinner è tornato

Sabato 11 luglio 2026
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Dopo i dubbi seguiti al Roland Garros, serviva una scossa psicologica: è arrivata con la lezione a Djokovic. Ora Jannik si presenta alla finale di Wimbledon contro Zverev da favorito

Dopo i dubbi seguiti al Roland Garros, serviva una scossa psicologica: è arrivata con la lezione a Djokovic. Ora Jannik si presenta alla finale di Wimbledon contro Zverev da favorito

Gianni Valenti Vicedirettore Vicario 11 luglio - 08:27 - MILANO

È tornato l’implacabile Sinner, quella macchina da tennis perfetta che tremare il mondo fa. Il passo falso del Roland Garros con i conseguenti problemi fisici e gli esami in ospedale che ci avevano fatto preoccupare non poco sono ormai solamente un brutto e lontano ricordo. Jannik risplende di nuovo dentro la corazza di numero 1 del mondo e si incammina verso un fantastico bis a Wimbledon, il torneo dei tornei, quello che tutti i tennisti sognano di vincere almeno una volta nella vita.

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nole schiantato

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Il modo in cui ieri pomeriggio ha schiantato una leggenda come Novak Djokovic è indicativo della condizione ritrovata dell’azzurro. Chi si aspettava una semifinale equilibrata è stato deluso. Non c’è stata partita. Tre set a zero e tutti a casa. Jannik ha vinto la sfida sul piano dell’intensità e della violenza dei colpi. I suoi occhi sono tornati feroci, il pugnetto di grinta si è alzato ripetutamente verso il suo angolo come nei tempi migliori. Ha sottoposto Nole a un ritmo insostenibile, impossibile da reggere per un campionissimo che però ha scritto 39 sulla carta d’identità. Il serbo a tratti ha cercato di salvarsi con la classe e l’esperienza. Sapeva che sarebbe stato difficile, ma non pensava così. In cuor suo forse sperava di ripetere l’exploit degli Australian Open, quando eliminò Sinner in semifinale dopo cinque set. Ma ha capito ben presto che la musica stavolta era diversa. E quando, spinto dall’orgoglio e dall’incitamento del pubblico, ha avuto qualche sussulto, è stato ricacciato indietro con veemenza dal campionario del nostro alfiere: un dritto a sventaglio, una palla corta millimetrica, un servizio vincente, la vera arma in più del nuovo Sinner capace di risolvere le situazioni delicate con uno o più ace in serie. Ieri alla fine sono stati sedici. Nemmeno tanti rispetto ai giorni scorsi, ma tutti piazzati al momento giusto.

la scossa

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Diciamo la verità, l’azzurro che all’esordio del torneo ha dovuto stare in campo per cinque set contro Kecmanovic e che nel turno successivo non ha certo incantato con Borges ci aveva fatto un po’ dubitare. Pareva che quell’aura di invincibilità cui ci aveva abituati fosse svanita improvvisamente dopo i problemi sorti a Parigi. Forse era solo cautela, mista a un po’ di timore che il fisico non fosse ancora pronto a sopportare lo stress di uno Slam. Serviva anche una scossa psicologica che è arrivata con l’incedere nel tabellone. La vittoria contro Djokovic è il toccasana che ci voleva. Gli restituisce definitivamente convinzione e autostima e lo proietta verso una finale dove certamente parte come favorito.

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ancora zverev

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C’è da vincere il primo Major della stagione. I cinque Masters 1000 conquistati nel 2026 hanno un valore, ma Sinner sa bene che un torneo del Grande Slam vale molto di più. Soprattutto se parliamo di Wimbledon. Il re dell’erba londinese in carica è lui e non ha nessuna intenzione di alzarsi da quel trono. Per finire l’opera domani dovrà sbarazzarsi di Sasha Zverev. Il tedesco grazie allo stop prolungato di Carlos Alcaraz lunedì sarà numero due del ranking mondiale. E’ un avversario ostico ma che davanti all’azzurro solitamente la vede poco. Lo score parla chiaro: delle quattordici sfide giocate finora dai due, Jannik ne ha vinte dieci, ma soprattutto si è imposto nelle ultime nove. La Coppa dei Championships lo aspetta.

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