Matteo Fioravanti: "Mio fratello Leo ed io: talento e sacrificio, passione e... vi dico tutto"
La Gazzetta dello Sport

Matteo Fioravanti: "Mio fratello Leo ed io: talento e sacrificio, passione e... vi dico tutto"

Sabato 11 luglio 2026
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Se da un lato il campione è riuscito nella scalata fino al numero 1 del ranking del surf, il fratello è tra i manager più affermati nel settore: “Che litigata quando gli suggerii un cambio tecnico… E’ un fenomeno in qualsiasi sport, ma a burraco vinco io!”

Se da un lato il campione è riuscito nella scalata fino al numero 1 del ranking del surf, il fratello è tra i manager più affermati nel settore: “Che litigata quando gli suggerii un cambio tecnico… E’ un fenomeno in qualsiasi sport, ma a burraco vinco io!”

Roberto Parreta 11 luglio - 09:44 - ROMA Abbraccio tra Matteo e Leo Fioravanti dopo la vittoria di Ericeira in WSL

Chi non li conosce, chi non conosce la dinamica famigliare che li ha forgiati e cresciuti, potrebbe pensare che sentirsi chiamare “il fratello di Leonardo” possa infastidirlo. Invece è esattamente il contrario: perché Matteo e Leonardo Fioravanti hanno un legame che va molto al di là. “E’ un orgoglio enorme, sono la persona più felice del mondo quando mi chiamano il fratello di Leonardo. Anche perché - dice Matteo - è vero che oggi lui è il numero uno del surf mondiale, ma spesso, nel nostro ambiente, succede anche il contrario: è Leonardo a essere riconosciuto come il fratello di Matteo, per il lavoro che ho costruito nel mondo del surf e dell’imprenditoria. Le nostre sono due carriere parallele: lui ha trasformato il talento in risultati sportivi, io ho trasformato la passione in un progetto imprenditoriale. Due percorsi diversi, ma nati dalla stessa radice”.

Matteo Fioravanti sulla tavola a Estagnots

DA QUICKSILVER A BELL

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Matteo, anche se non lo ammette, è stato un bravo surfista. Ma se nello sport non è riuscito a sfondare, quella filosofia gli ha comunque lasciato immaginare un’altra strada che non tradisse la sua formazione: “Avevo 17 anni e surfavo per Quiksilver. A un certo punto mi sono detto che non sarei mai diventato un campione, ma con la consapevolezza che avrei comunque potevo costruire altro. Conobbi i dirigenti di Quiksilver proprio nel momento in cui il marchio stava vivendo una crescita straordinaria. Mi offrirono uno stage nella sede francese di Saint-Jean-de-Luz e da lì iniziò tutto. I miei genitori mi avevano insegnato che studio, lavoro e sport dovevano sempre procedere insieme: lavoravo alla Rambla, al Jungle, all'Ocean Surf. Quella mentalità ci ha formato". E così, all’impiego, Matteo Fioravanti ha deciso di associare un percorso di studi. “Mi iscrissi alla Sapienza in Relazioni Economiche Internazionali cercando una facoltà compatibile con il lavoro. Tra i 17 e i 22 anni ho vissuto praticamente ovunque: Francia, Bordeaux, Indonesia, Brasile e poi Londra. In Brasile gestivo le vendite Quiksilver, Roxy e DC Shoes in quattro stati. È lì che ho imparato cosa significa vendere, negoziare con i rivenditori e costruire rapporti commerciali. A Londra frequentavo la Hult Business School mentre lavoravo nei negozi Quiksilver di Regent Street e Covent Garden. Lì ho scoperto il mondo del retail e del real estate”. Poi, e qui subentra quel talento, diverso da quello sportivo del fratello Leo, che gli permette di trasformare una crisi nell’occasione che gli cambia la vita: “Quiksilver entrò in crisi - ricorda Matteo - e sembrava la fine di tutto. Ma a quel punto io proposi un’idea a Stephen Bell: chiedere la licenza per produrre tavole, skate e accessori con i marchi Quiksilver e Roxy. Ci prendemmo un anno per costruire un business plan e dal 2012 al 2020 trasformammo Euroglass da un workshop a una vera e propria azienda che sostiene oltre 20 persone con sede nell’epicentro del surf europeo ad Hossegor. Abbiamo viaggiato ovunque, costruito fornitori, rete commerciale e distribuzione mondiale, sempre utilizzando Leonardo come ambasciatore del brand”. Per chi non lo conoscesse, “Belly”, australiano trapiantato in Francia negli anni 80, è il fondatore e proprietario della shaping factory di Hossegor, in Francia, dalla cui costola creò Euroglass. Punto di riferimento per i più grandi surfisti, da Kelly Slater, a Mick Fanning, Dane Raynolds o Jeremy Flores. Fino a Leonardo Fioravanti. “E’ stato prima il mentore di Leonardo dal punto di vista sportivo, poi il mio nel business, infine è diventato il marito di nostra madre e oggi è un secondo padre. Ci ha insegnato a investire, a costruire, a pensare sul lungo periodo. È lui che ci ripeteva continuamente: ‘Lavorate, risparmiate, comprate il primo appartamento’. Quei consigli hanno cambiato il nostro modo di vedere il futuro”. In realtà fu anche una vicenda legata a papà Fabio e zio Alessandro Fioravanti a far conoscere per la prima volta la Francia a Matteo e Leonardo: “Papà e zio vissero a Poitiers nei primi anni 80 e quando andavano insieme a comprare le carni a Saint-Jean-Pied-de-Port, vicino Roncisvalle, per gli appassionati di storia la località della disfatta di Carlo Magno, passando per Biarritz, i due restavano a guardare questi pazzi surfare. Così quando siamo cresciuti ci disse che ci avrebbe portato lì. La prima volta così fu nel 2003, Leo aveva già 6 anni e si buttava col bodyboard. E lì abbiamo conosciuto Alberto Galletti, il fondatore di RT Surfboards, che ci ha ospitati diverse estati ad Anglet e ci ha iniziati al mondo delle tavole da surf”.

Foto dall'album di famiglia: papà Fabio e zio Sandro in Francia

MAKE THE NEXT MOVE

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Nel 2022 Quiksilver cambia proprietà e i Fioravanti decidono che è arrivato il momento di camminare con le proprie gambe. “Nacque Bell Surf. Abbiamo costruito un marchio completamente nostro, aperto un concept store a Hossegor, lanciato una linea moda insieme a Paolo Mucifora e presentato le collezioni alla Fashion Week di Parigi e al Pitti Uomo. Il nostro slogan è semplice: ‘Make the Next Move’. Significa non aspettare mai che le occasioni arrivino”. E che le occasioni si colgono, con un fratello così, anche Leo lo ha capito velocemente: “Partecipa a tutto più di quanto si possa immaginare, abbiamo sempre investito insieme. A 22 anni comprai il primo appartamento con lui, che ne aveva appena 14. Poi nacque Fioras Investment, la società attraverso la quale continuiamo a fare investimenti comuni”. Alle Hawaii è legato un aneddoto che evidenzia ancora una volta di più il legame tra i fratelli: “Stavo lavorando lì quando vidi un terreno davanti a Waimea, telefonai a Leonardo e gli dissi soltanto: compra quel terreno. Il giorno dopo prese un aereo dall'Australia, arrivò alle Hawaii e acquistò il lotto. Con l'architetto romano Alessandro Anella progettò la casa e se la costruì mentre continuava a gareggiare nel World Tour. Quella che oggi è la casa dove vive insieme alla sua Sophia”. Insieme i fratelli Fioravanti nel 2019 hanno acquisito anche la licenza italiana di Wavegarden, la tecnologia delle piscine a onde. “Non eravamo ricchi, avevamo semplicemente deciso di investire tutto quello che possedevamo nel surf. Lo stesso vale per gli immobili acquistati vicino all'oceano, in Portogallo e in altri luoghi del mondo. La motivazione non era fare soldi, era vivere il surf. Abbiamo avuto amore, educazione, persone straordinarie come Stephen Bell e mogli che ci hanno sempre sostenuto: Federica, con cui aspetto il terzo figlio, e Sophia, accanto a Leonardo. Ogni successo nasce da lì: dal lavoro, dalla famiglia, dalla passione. E da quella frase che ripetiamo ogni giorno: Make the Next Move. Se c'è una lezione che mi sento di poter trasmettere è questa: le opportunità esistono, bisogna avere il coraggio di coglierle”. A proposito di famiglia: i lati diversi dei caratteri di papà e mamma sono stati determinanti. “Mamma ci ha sempre chiesto di migliorarci: un 8 a scuola non bastava mai. Papà, invece, ci lasciava completamente liberi. Diceva: ‘Se ci credi, vai’. Non ci ha mai detto ‘ma cosa state facendo?’. A lui sarebbe andata bene qualsiasi strada avessimo scelto, è una qualità rara in un genitore. E forse è stata proprio questa combinazione a renderci quello che siamo oggi”.

Matteo Fioravanti ha preso parte a 13 Ironman

LITI E BURRACO

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Ma davvero tra Matteo e Leonardo fila sempre tutto liscio? “Oddio, fino a quando non ho imparato a mie spese che era meglio restare fuori dalla sfera delle sue competenze tecniche”, sorride Matteo. “All’inizio magari facevo qualche commento, hai fatto così invece di fare così, e lui ribatteva che non ero in acqua con lui e che quindi non potevo capire. Io criticavo il suo coach Jake Paterson, pensavo che non fosse adatto al suo stile, che volesse far adattare Leo al suo pensiero, gli dicevo di non ascoltarlo perché lui sapeva surfare molto meglio. Quella lite la ricordo benissimo: eravamo a casa di Belly a Les Bourdaines una decina di anni fa, ho rischiato veramente grosso… Mi ha fatto chiaramente capire che quel limite non andava superato e così ho imparato che non devo mai parlargli di tecnica, a meno che non sia lui a chiedermi un consiglio”. Lite a parte, a Matteo si scioglie ancora il cuore pensando a quanto condiviso con Leo praticamente da bambini: “Era il 2006, io avevo 16 anni e lui 9, ci imbarcarono su un volo diretto alle Hawaii con una sacca piena di pezzi di parmigiano, l’immagine perfetta dell’italianità. Ci tenevamo per mano e ci raccontavamo del nostro surf. Quicksilver affittava una casa e la metteva a disposizione di chi si pagava il biglietto per andarci. Ma nessuno voleva andarci durante le vacanze di Natale, così la casa era libera per noi. Andavamo a surfare, a respirare l'aria hawaiiana, a capire le regole del localismo e del rispetto per la spiaggia e per il mare, per culture diverse. Viaggi, come l’altro fatto in Australia, che hanno formato le nostre personalità. Oggi vedo troppa protezione da parte dei genitori nei confronti dei ragazzi, io credo che sia invece meglio lasciarli partire, fare, sbagliare. La vita non ti protegge, qualsiasi cosa sceglierai di fare sarà dura”. La distinzione, alla fine, che Matteo si sente di fare tra la sua carriera e quella di Leonardo, è una: “Lui ha un talento naturale al quale aggiunge una disciplina ferrea: mangia bene, si allena duramente, viaggia con metodo. E poi è davvero un ragazzo d’oro. Per anni ho perfino pensato che fosse troppo bravo per diventare campione del mondo, invece ora è il numero 1. Possiamo sfidarci su qualsiasi campo, dalle bocce alle freccette, a qualsiasi altro sport, vince sempre lui. Io sono arrivato dove sono grazie al sacrificio”. Ma davvero Leo Fioravanti è così imbattibile? “Forse no, forse lo batto a burraco…”.

Leo Fioravanti con Belly, in licra rossa

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