Tumori: lo studio sull'iniezione che da sola ridurrebbe o addirittura eliminerebbe il cancro
Per i pazienti con tumori della testa e del collo che non rispondono più ai trattamenti, una nuova terapia iniettiva potrebbe fare la differenza
Per i pazienti con tumori della testa e del collo che non rispondono più ai trattamenti, una nuova terapia iniettiva potrebbe fare la differenza
Daniele Particelli 11 luglio - 11:32 - MILANOSe ne parla meno spesso di altri tumori, nonostante rappresentino circa il 5% di tutte le neoplasie maligne con oltre 3.800 decessi all'anno soltanto in Italia: le neoplasie della testa e del collo sono ancora oggi il settimo cancro più diffuso in Europa, ma al pari di altri tumori in caso di diagnosi precoce il tasso di sopravvivenza può toccare l'80-90%. Nei casi di diagnosi tardiva, quando la malattia ha già smesso di rispondere alla chemioterapia e all'immunoterapia, le opzioni per i pazienti restano pochissime e la prognosi è spesso sfavorevole. Ad accendere le speranze, però, potrebbe essere un nuovo farmaco, somministrato con una semplice iniezione sottocutanea, in grado di ridurre non soltanto le dimensioni del tumore nel 42% dei pazienti trattati, ma in alcuni casi di farlo sparire del tutto.
una sola iniezione per ridurre o addirittura eliminare il cancro
—Al centro dello studio clinico di fase 1b/2 OrigAMI-4, i cui risultati sono stati presentati al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago, c'è l'amivantamab, un anticorpo monoclonale bispecifico sviluppato da Johnson & Johnson, già approvato per diversi sottotipi di cancro al polmone. Il farmaco agisce sul tumore attraverso tre meccanismi simultanei: blocca EGFR, una proteina che favorisce la crescita delle cellule tumorali, inibisce MET, una via di segnalazione separata che le cellule tumorali utilizzano spesso per eludere i trattamenti, e contribuisce ad attivare il sistema immunitario per attaccare direttamente il tumore.
Questo, seppur fondamentale, non è l'unico vantaggio del farmaco: amivantamab viene somministrato tramite una piccola iniezione sottocutanea anziché per via endovenosa, un aspetto che lo rende più rapido, più comodo per i pazienti e più facile da somministrare anche in ambito ambulatoriale. Non è sufficiente una sola intenzione, ma deve essere iniettato ogni tre settimane.
VIDEO: Cancro, come prevenirlo: le linee guida per ridurre i rischiChe cosa dicono i risultati
—Lo studio ha coinvolto 102 persone affette da carcinoma a cellule squamose della testa e del collo recidivante o metastatico, il cui tumore aveva continuato a crescere nonostante la chemioterapia e l'immunoterapia. Tutti i pazienti hanno ricevuto amivantamab in monoterapia, in 55 ospedali distribuiti in 11 Paesi del mondo.
I dati hanno confermato una riduzione delle dimensioni del tumore in 43 pazienti su 102, pari al 42% del totale. Di questi, 15 hanno ottenuto una risposta completa (i tumori erano interamente scomparsi) e 28 una risposta parziale significativa. La sopravvivenza media dei pazienti trattati è stata di 12,5 mesi dall'inizio della terapia e la maggior parte degli effetti collaterali è stata di entità lieve o moderata, al punto che meno di un paziente su dieci ha deciso di interrompere la terapia a causa di questi.
"Queste sono risposte forti, senza precedenti, in pazienti la cui malattia è diventata resistente sia alla chemioterapia che all'immunoterapial Questo trattamento ha il potenziale per giovare a molte migliaia di pazienti ogni anno", ha spiegato Kevin Harrington dell'Institute of Cancer Research di Londra e del Royal Marsden NHS Foundation Trust, che ha guidato uno dei team coinvolti nel trial.
I prossimi passi: lo studio di fase III
—I risultati di OrigAMI-4 sono senza dubbio promettenti, ma restano ancora da confermare su scala più ampia. Lo studio di fase III OrigAMI-5, che dovrà validare i benefici osservati in una popolazione più numerosa, è già iniziato. Se le evidenze saranno confermate, la speranza degli esperti è che il trattamento possa aiutare migliaia di pazienti ogni anno nel Regno Unito e in Europa, e decine di migliaia in tutto il mondo. "Questo studio dimostra come lo sviluppo di nuove terapie attraverso una rigorosa ricerca possa portare a progressi significativi, anche per i pazienti con opzioni terapeutiche molto limitate", ha precisato Kristian Helin, Chief Executive dell'Institute of Cancer Research.
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