Materazzi vent'anni dopo Berlino: "Mai più visto Zidane, solo Buffon notò la testata"
La Gazzetta dello Sport

Materazzi vent'anni dopo Berlino: "Mai più visto Zidane, solo Buffon notò la testata"

Sabato 11 luglio 2026
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Il difensore azzurro racconta la vittoria del Mondiale a France Football: "Dal 2006 il nostro calcio vive di ricordi. Il sistema è da cambiare"

Il difensore azzurro racconta la vittoria del Mondiale a France Football: "Dal 2006 il nostro calcio vive di ricordi. Il sistema è da cambiare"

Alessandro Grandesso 11 luglio - 12:17 - PARIGI (FRA) English version La testata di Zidane a Materazzi. Getty

Vent'anni dopo, la Francia è in semifinale del Mondiale per la terza volta consecutiva, e l'Italia il Mondiale lo guarda in televisione per la terza volta di seguito. Insomma, in 20 anni è cambiato tutto, perché il calcio italiano si fermò il 9 luglio del 2006, con il trionfo della quarta stella. A dirlo è uno dei principali protagonisti della finale di Berlino: Marco Materazzi che ricorda quella partita passata alla storia anche per la capocciata ricevuta da Zidane: “Neppure lui era un santo”, afferma l'ex difensore parlando con il mensile France Football.

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Ma prima dell'episodio, Materazzi analizza lucidamente la situazione del nostro calcio: “Molti dicono che l'Italia subisce la maledizione di quella finale, ma la maledizione è che noi abbiamo vinto la quarta stella e le istituzioni calcistiche italiane hanno pensato che avremmo poi vinto la quinta eguagliando il Brasile. La Francia, che oggi può schierare quattro squadre tipo, ha continuato a costruire dopo il successo del 1998. Noi, invece, ci siamo fermati il 9 luglio del 2006. Anche l'Europeo del 2021 è stato vinto da venti giocatori e non dal sistema”. E così si spiega l'involuzione del nostro calcio che ormai vive di ricordi, come quelli della finale di Berlino dove Materazzi provocò il rigore trasformato da Zidane, pareggiò con un colpo di testa, si prese una testata da Zizou e poi segnò uno dei rigori che regalarono il titolo agli Azzurri. Insomma, un eroe, come ha sempre sottolineato il c.t. dei Bleus, Domenech: “Mi è sempre stato simpatico perché ha capito il valore della mia partita”.

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Una partita segnata dalla capocciata di Zidane, preceduta da un battibecco: “Su un cross mi sono appoggiato su di lui, ma perché non volevo prendere un gol e poi farmi insultare da Gattuso. Zidane si infastidì e mi disse che se volevo la sua maglia me l'avrebbe data a fine partita. Gli risposi a tono. Ma secondo me, sono stato io ad essere provocato dopo un gesto difensivo. La testata non me l'aspettavo, altrimenti mi sarei difeso in qualche modo e certamente l'arbitro ci avrebbe espulso entrambi. E siccome non me l'aspettavo avevo il corpo molle, il che mi ha evitato di subire danni fisici. Poi una volta a terra ho aspettato che lui venisse espulso. Sinceramente nessuno ha visto la testata, tranne Buffon. (…) Zidane a fine partita avrebbe potuto stringermi la mano, così lui sarebbe stato visto definitivamente come un signore e io come il cattivo di turno. Invece ha perso un'occasione. Da allora, non l'ho più incontrato e non avrei nessun problema a farlo. Lo rispetto per la sua carriera di giocatore e anche di allenatore”. Da allora comunque tutto è cambiato. Almeno per l'Italia, fuori dai giochi per il terzo Mondiale di fila. Mentre la Francia di Deschamps si gioca l'accesso in finale per la terza volta consecutiva, prima di affidarsi alla guida di Zidane.

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