Inghilterra 1966, la festa dello scandalo: invitarono il cane, ma le mogli no
La Gazzetta dello Sport

Inghilterra 1966, la festa dello scandalo: invitarono il cane, ma le mogli no

Sabato 11 luglio 2026
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Dopo l'unico Mondiale vinto dagli inglesi, Bobby Moore e compagni non poterono festeggiare con le consorti. I giornali si indignarono, ma ci fu chi disse di no

Nel luglio del 1966, quando diventò campione del mondo, la nazionale inglese alloggiava all'Hendon Hall Hotel, a 7 chilometri da Wembley, e la squadra aveva lo stesso menù degli altri ospiti. A pranzo, prima della finale, c’era il pollo, e mangiarono pollo. Ad eccezione di Bobby Moore, che chiese fagioli su pane tostato. Per rilassarsi, i giocatori inglesi andavano a fare shopping, giocavano a carte e a cricket. I più pigri prendevano il sole nel parco. Non erano blindati come oggi: i tifosi potevano fermarsi a chiacchierare con loro allo stadio, o salutarli per strada quando li vedevano in giro per negozi. Arthur Edwards, che sarebbe diventato il fotografo reale del The Sun, allora era un giovane reporter per un giornale locale dell'East London e scattò fotografie a Moore e ai marcatori della finale Geoff Hurst e Martin Peters. "Mi invitavano a casa loro e non mi chiedevano mai un soldo, non c'erano agenti che mi imponevano compensi. Era un mondo diverso allora. Erano giocatori del popolo". Soltanto le mogli non erano gradite: dovevano rimanere a casa e aspettare una telefonata dopo l'allenamento. Daphne, che aveva sposato il terzino del Fulham George Cohen, stava allattando il suo bambino di due mesi: non aveva neanche il numero dell’hotel, a suo marito scriveva lunghe lettere. Alf Ramsey, che tutti chiamavano il Generale, aveva detto chiaramente che le femmine dovevano stare alla larga. La sera prima della finale, il tecnico aveva portato la squadra al cinema di Hendon, a vedere "Those Magnificent Men In Their Flying Machines", una commedia ambientata nel 1910 su una stravagante gara aerea internazionale, uno degli attori era Alberto Sordi. 

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