Problemi intestinali del viaggiatore: come la prebiotica può aiutare a prevenirli
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Problemi intestinali del viaggiatore: come la prebiotica può aiutare a prevenirli

Domenica 12 luglio 2026
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Problemi intestinali in viaggio? La soluzione inizia prima della partenza e finisce dopo il ritorno a casa

Problemi intestinali in viaggio? La soluzione inizia prima della partenza e finisce dopo il ritorno a casa

Daniele Particelli 12 luglio - 11:36 - MILANO

Può succedere a tutti, durante un viaggio o un fine settimana fuori porta, di dover fare i conti con problemi intestinali che, nei casi più gravi, possono compromettere l'intera vacanza. Proprio come accade con la stitichezza da viaggio, una certezza per circa il 9% dei viaggiatori e delle viaggiatrici, molte persone, complici cibi diversi dal solito e abitudini stravolte dall'oggi al domani, si ritrovano con l'intestino un po' scombussolato dopo l'arrivo a destinazione.

Chi soffre generalmente di questi problemi, o chi vuole mettersi in viaggio senza rischiare di rovinarsi l'esperienza in un modo o nell'altro, può iniziare fin da prima della partenza a prendersi cura del proprio microbiota. Come? Con i prebiotici. "Spesso ci dimentichiamo di un compagno di viaggio silenzioso ma fondamentale che si sposta costantemente con noi: il nostro ecosistema interno", ha spiegato all'Adnkronos l'immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all'Università LUM Giuseppe Degennaro: "Aspettare che compaiano questi sintomi per correre ai ripari è un errore: significa intervenire quando il danno è ormai già fatto".

L'esperto ha delineato, un protocollo di probiotica di precisione strutturato in tre fasi sequenziali, capace di costruire uno "scudo preventivo" prima, durante e dopo il viaggio, senza dover stravolgere la propria quotidianità, seppur con un minimo di organizzazione.

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Cosa fare prima del viaggio?

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Il protocollo dovrebbe iniziare cinque giorni prima della partenza e in questo caso l'obiettivo è uno soltanto: occupare preventivamente ogni millimetro della mucosa intestinale per togliere spazio ai batteri estranei che si incontreranno inevitabilmente quando saremo in viaggio. L'immunologo consiglia il Lactobacillus acidophilus, da assumere al mattino circa venti minuti prima di fare colazione. Questo, agendo come un colonizzatore, va a creare una barriera fisica che rende più difficile l'insediamento di piccoli patogeni locali.

Cosa fare durante il viaggio?

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Una volta arrivati a destinazione, il piano prevede due ceppi probiotici complementari da assumere in momenti diversi della giornata: a metà pomeriggio, lontano dai pasti, dovrebbe entrare in gioco il Saccharomyces boulardii, un lievito probiotico ad alta resilienza definito dall'immunologo come una sorta di giubbotto antiproiettile contro i cambi di acidità gastrica e le tossine alimentari. Venti minuti prima di cena, poi, dovrebbe subentrare il Bacillus clausii, capace di superare indenne l'acido dello stomaco e arrivare vivo nel colon, dove può riparare la barriera intestinale e bloccare sul nascere i processi infiammatori.

Cosa fare al rientro a casa?

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Dopo aver seguito il protocollo pre-partenza e quello previsto per l'intera durata della vacanza, l'esperto consiglia altri cinque giorni di Lactobacillus acidophilus al mattino, così da riabituare progressivamente il nostro intestino alla routine domestica ed evitare fastidiosi disturbi da contro-adattamento.

"Non basta acquistare un qualunque tipo di Lactobacillus acidophilus o un integratore generico. La moderna medicina ci insegna che la scelta deve essere rigorosamente ceppo-specifica: l'efficacia è garantita esclusivamente dalla selezione di specifici ceppi numerati e catalogati presso collezioni internazionali ufficiali, gli unici dotati di caratteristiche funzionali comprovate", ha concluso Minelli, secondo il quale chi preferisce un approccio più personalizzato dovrebbe eseguire un esame metagenomico del microbiota: "Solo mappando il DNA dei nostri batteri possiamo conoscere a fondo il nostro ecosistema e personalizzare la formula al millimetro".

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