"Per le Malvine, per Diego e per l’ultima di Leo": i tifosi spingono l'Argentina con un nuovo inno
La Gazzetta dello Sport

"Per le Malvine, per Diego e per l’ultima di Leo": i tifosi spingono l'Argentina con un nuovo inno

Domenica 12 luglio 2026
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"Quarta stella" è una canzone cantata dai tifosi da prima della Coppa, ma il riferimento alle Malvine, la guerra con gli inglesi per il possesso delle isole nell’Atlantico nel 1982, suona quasi profetico con la sfida contro l'Inghilterra all'orizzonte

"Quarta stella" è una canzone cantata dai tifosi da prima della Coppa, ma il riferimento alle Malvine, la guerra con gli inglesi per il possesso delle isole nell’Atlantico nel 1982, suona quasi profetico con la sfida contro l'Inghilterra all'orizzonte

Dal nostro inviato  Pierfrancesco Archetti 12 luglio - 12:36 - KANSAS CITY (USA) English version

Quando vincono, i calciatori si mostrano come tifosi scatenati. C’è una canzone che spopola in Argentina e di riflesso anche al Mondiale, attraverso i cori sulle tribune, per le strade, sui social e anche nello spogliatoio. Si intitola, traducendo, “Quarta stella”, ideata dal cantante Palmito “Musica“ sulla melodia di un altro celebre motivo argentino. È l’inno e il tormentone della Coppa in salsa biancoceleste. Nel testo sono racchiuse e spiegate tutte le speranze, tutte le ambizioni di un popolo e di un gruppo di calciatori legatissimo: "La coppa rubata a Diego 32 anni fa", ricordo di Usa 94 quando Maradona venne fermato e squalificato per doping a torneo in corso. E poi: "Per le Malvine, per Diego e per l’ultima di Leo, Argentina voglio vederti di nuovo campione". I giocatori la cantano e poi si stringono in un cerchio per essere ancor più in comunione. 

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vendette

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Il motivo è in onda da prima della Coppa, ovvio, ma il riferimento alle Malvine, la guerra di 74 giorni con gli inglesi per il possesso delle isole nell’Atlantico, anno 1982, è stato quasi profetico: battendo la Svizzera, l'Argentina ha trovato proprio l’Inghilterra in semifinale. Il tributo a Maradona è sempre d’obbligo, la squadra non dimentica mai Diego, idolo di più generazioni. Ma l’ultimo regalo a Leo è il tema principale di tutta la spedizione. Se esce indenne da questo scontro, Messi potrà completare il percorso completo. Perché male che vada in semifinale, arriverà a otto partite con la finalina a casa sua, Miami, ultimo tentativo per distanziare Kylian Mbappé dalla corsa per il miglior cannoniere di sempre alla Coppa. Poi il francese avrà nel futuro il tempo per staccarlo, ma Messi guarda a oggi. E se invece andasse bene, il capitano chiuderà sul palcoscenico più prestigioso, la finale di New York del 19 luglio, con miliardi di occhi della terra su di lui. Un’uscita da re, con o senza corona. 

Cento

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Argentina-Svizzera è stata la partita numero 100 in trenta giorni di questo Mondiale ipertrofico. Lionel Messi ha partecipato a solo cinque di queste, ma ha sempre fatto raggiungere un picco emotivo intenso, irradiato in tutto il mondo. È stato protagonista assoluto. Prendiamo la prima, con l’Algeria, sempre qui a Kansas City. La domanda era: che Messi sarà, quello che debutta al sesto Mondiale e si incammina verso il trentanovesimo compleanno? Un Messi da tripletta. Bum. Che start. Ma un giocatore già pieno di lacrime, che rivela poi le difficoltà di salute del padre. La paura intima che ci accomuna tutti, svelata però al pianeta intero. Solo il campo lo distrae. Seconda uscita: doppietta all’Austria, battuto il record di gol al Mondiale di Miroslav Klose. Che poi gli telefonerà: "Mi mandi una maglia?". Altro applauso intercontinentale. "Sono felice, ma sono stanco", racconta. Riposerà? Sì, ma solo per un’ora contro la Giordania. Poi entra e fiuta la sua eterna preda: il gol. Ma si accorge di essere preda pure lui. Di Mbappé. E Leo allora allunga fra i marcatori all time. Una punizione basta per ricevere l’omaggio anche dai giordani. Fanno tutti la fila per avere una maglia. 

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La paura

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 Avanti. Non saranno capo verdiani o egiziani a potergli mandare di traverso la Coppa. Invece quasi ci riescono. Il leader dei campioni del mondo segna e soffre, risegna (ottavo gol) e piange. "Dopo il 2-0 dell’Egitto ho pensato che potesse essere la mia ultima partita al Mondiale. Le cose sembravano davvero messe male: creavamo occasioni, ma non riuscivamo a segnare. Ma questo gruppo non molla mai", ha detto. E il gruppo lo ha stretto in un abbraccio cantando la “Quarta stella”. Messi forse ha più riso e pianto in queste quattro settimane che nei due anni a Parigi, quando esule dal Barcellona, cercava con il Psg di realizzare il desiderio dell’emiro del Qatar, ma non si può comprare l’allegria. I francesi, battuti quattro anni fa, lo temono sempre. Il Messi triste dell’ultimo passaggio in Europa è diventato il campione più rilassato a Miami, sapendo che era l’ultima stazione con i club. E ha cambiato il rapporto tra le sue squadre: non più gioia (Barcellona) e delusioni (Argentina), ma Seleccion sopra tutto. Cantando, piangendo e volando in aria lanciato dai suoi compagni. Che non lo abbandoneranno mai.

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