Bertolucci: "Jannik va sempre a 100 all'ora. Il suo regno è destinato a durare"
Dodici mesi dopo il primo trionfo, Sinner si ripete a Londra superando dubbi e difficoltà. La crescita mentale, il servizio migliorato e la capacità di resistere nei momenti decisivi raccontano l’evoluzione del numero uno al mondo
R ipetersi è ben più difficile di vincere per la prima volta, è un assunto valido sempre nello sport di alto livello. Sinner, a distanza di 12 mesi, ce l’ha fatta confermandosi campione di Wimbledon. Dodici mesi: un lasso di tempo che può passare in fretta, ma rivelarsi anche lungo. E c’è un punto di contatto: Jannik ha trionfato a Londra poco tempo dopo una delusione a Parigi. Diverse: la sconfitta con Alcaraz nella finale del 2025 al Roland Garros, mentre quest’anno come sappiamo è uscito al secondo turno contro Cerundolo. Ma sempre di delusione si è trattato, per un verso o per l’altro. Insomma, è arrivato a Wimbledon con qualche dubbio in testa. Alla fine, poi, ha risolto alla grandissima il problema: nell’atto conclusivo a Church Road, ha trovato Sascha Zverev e non Carlos Alcaraz, e qualcuno può pensare che il match sia stato più semplice. Invece no: lo Zverev della finale, specie nei primi due set, due set e mezzo, probabilmente ha espresso il miglior tennis della sua vita. Di sicuro mai aveva giocato a un simile livello sull’erba... Sinner è stato fantastico, ha tenuto botta, non è retrocesso di un millimetro. E appena Zverev è calato un attimo, gli è saltato sopra e terzo e quattro set è stato in controllo. Jannik aveva un problema: non finire sotto due set e zero. Ci è riuscito giocando un tie-break di secondo set mostruoso. La doppietta consecutiva a Wimbledon è un sogno che continua: ha davanti tanti anni, è un esempio meraviglioso in campo e fuori. Un bene per tutto lo sport italiano.