Zero: come funziona lo yacht di lusso green senza motori diesel
Zero è il primo superyacht a vela senza motori termici: naviga solo con vento, sole e acqua. Specifiche, batterie e dati tecnici del progetto olandese
Zero è il primo superyacht a vela senza motori termici: naviga solo con vento, sole e acqua. Specifiche, batterie e dati tecnici del progetto olandese
Laerte Salvini 13 luglio - 12:30 - MILANO Zero è un veliero Panamax da 68,91 metri che naviga senza alcun motore termicoAd Harlingen, nei Paesi Bassi, è stato varato uno yacht che rompe con oltre un secolo di consuetudini nella nautica di lusso: niente sala macchine, niente gasolio. Si chiama Zero ed è il primo veliero delle sue dimensioni pensato per navigare esclusivamente con l'energia che produce da sé, sfruttando vento, sole e il movimento dell'acqua. Il progetto, firmato dal cantiere Vitters Shipyard insieme allo studio di design Vripack e agli architetti navali di Dykstra, nasce nel 2019 come semplice studio concettuale. Ci sono voluti sette anni e oltre 60mila ore di ricerca e sviluppo per arrivare al varo. Lo scafo, in alluminio, è stato costruito a partire dal 2023 nel cantiere Gouwerok, per poi essere trasferito via chiatta a Zwartsluis, dove Vitters ha completato l'allestimento. Il 6 luglio 2026 l'imbarcazione è uscita dal capannone; pochi giorni dopo è stata trasportata ad Harlingen per il varo tecnico, comprensivo della posa degli alberi in configurazione Panamax. La consegna definitiva all'armatore è attesa entro la fine dell'anno.
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Zero è un veliero pensato per navigare senza mai fare rifornimentole specifiche
—Zero è un ketch a dislocamento, una tipologia di veliero caratterizzata da due alberi, con quello di mezzana posizionato più a poppa e più basso rispetto all'albero maestro. Tra le sue peculiarità spicca la chiglia sollevabile, una soluzione che consente di modificare il pescaggio in base alle esigenze della navigazione, rendendo l'imbarcazione più versatile. Le dimensioni raccontano bene la portata del progetto: è lungo 68,91 metri e largo 11,11, mentre il pescaggio varia da 4,22 a 8,4 metri a seconda della posizione della chiglia. Gli alberi raggiungono i 62,5 metri d'altezza, proprio il limite massimo consentito per attraversare il Canale di Panama, da cui deriva la definizione "Panamax". Il dislocamento è compreso tra 450 e 456 tonnellate, mentre la stazza lorda è di circa 494 GT (Gross Tonnage, un valore che indica il volume interno della nave e non il suo peso reale). A bordo possono essere ospitate fino a 12 persone, assistite da un equipaggio composto da 9-11 membri.La riserva di acqua dolce è di 25 mila litri. C'è poi un dato che distingue Zero da qualsiasi altra imbarcazione della sua categoria: il serbatoio del carburante non c'è. La capacità dichiarata, infatti, è di zero litri. La superficie velica cambia a seconda dell'andatura: 1.752-1.912 metri quadrati di bolina (quando si naviga il più possibile contro il vento), fino a 2.700 metri quadrati al lasco e 3.600 metri quadrati in poppa, la configurazione con il vento a favore.
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Ogni dettaglio tecnico dello yacht è stato pensato per massimizzare la produzione di energiacome funziona zero
—Il vero punto di forza di Zero è proprio il sistema di produzione dell'energia, progettato per fare completamente a meno di motori termici e generatori diesel. Il principale contributo arriva dall'idro-generazione: due eliche-turbina sviluppate dall'azienda danese Hundested, installate a prua e a poppa, sfruttano il movimento della barca nell'acqua per trasformarlo in energia elettrica durante la navigazione a vela, con una potenza che può raggiungere i 250 kW. Anche la forma dello scafo è stata studiata con questo obiettivo. Il progetto porta la firma tecnica del team Emirates Team New Zealand, celebre per i successi in America's Cup. Secondo i test effettuati, la particolare geometria della carena consentirebbe di aumentare la velocità del 2,5% rispetto a uno scafo tradizionale, migliorando allo stesso tempo dell'8% la produzione di energia. Il sistema è completato da 100 metri quadrati di pannelli solari ibridi installati sui bimini, le coperture rigide del pozzetto. Oltre a produrre elettricità, questi pannelli recuperano anche energia termica, raggiungendo un'efficienza dichiarata del 60%: il calore viene poi riutilizzato per il riscaldamento e la climatizzazione degli ambienti interni. A contribuire al fabbisogno energetico c'è anche il vento. Gli alberi, infatti, non hanno soltanto una funzione velica: integrano componenti dedicati alla produzione di energia, una soluzione nota come "alberi respiranti", capace difornire fino a 200 kW aggiuntivi. L'energia prodotta dai diversi sistemi viene immagazzinata in un grande pacco batterie composto da celle agli ioni di litio ad alta densità affiancate da batterie al sale con tecnologia Pcm (Phase change materials). La capacità complessiva è compresa tra 5 e 5,2 megawattora, l'equivalente di circa 88 batterie di un'auto elettrica. Solo il sistema di accumulo pesa tra le 28 e le 44 tonnellate, a seconda della configurazione considerata. La distribuzione dell'energia avviene attraverso una rete in corrente continua da 700 volt, coordinata da un software proprietario che gestisce in tempo reale produzione, accumulo e consumi. Tutto il sistema è supervisionato da una control room dedicata, che su Zero prende il posto della tradizionale sala macchine e della plancia di gestione energetica.
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Lo scafo di Zero durante la costruzione in cantiereautonomia
—Secondo i progettisti, Zero può restare in navigazione e vivere a bordo fino a due settimane utilizzando soltanto le fonti rinnovabili, con un'autonomia velica di fatto illimitata. Anche in totale assenza di vento, però, lo yacht non resta bloccato: la sola propulsione elettrica, alimentata dalle batterie, consente di percorrere fino a 400 miglia nautiche, più o meno 740 chilometri. Un dettaglio da non sottovalutare è quello dei consumi interni: il cosiddetto "hotel load", cioè l'energia assorbita da illuminazione, riscaldamento e raffrescamento, che è stato ridotto dai circa 90 kW tipici di uno yacht di queste dimensioni a meno di 30 kW.
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Gli esterni firmati Vripack puntano su rovere affumicato e pietra "leathered"un progetto open source
—L'aspetto più originale di Zero non è solo la tecnologia, ma la scelta di condividerla. Attraverso la piattaforma no-profit Foundation Zero, vengono resi pubblici dati, soluzioni progettuali, software e risultati delle prove in mare. L'obiettivo è consentire ad altri cantieri e progettisti di adottare queste tecnologie, favorendo lo sviluppo della propulsione a zero emissioni anche oltre il settore nautico. Dopo il varo, lo yacht affronterà una serie di test per verificare sul campo le prestazioni dei suoi sistemi: dalla produzione di energia all'efficienza dell'idrogenerazione, fino al rendimento dei pannelli solari e delle batterie. Solo al termine di questa fase sarà possibile capire se i risultati ottenuti in fase di progettazione saranno confermati nella navigazione reale. Una volta consegnato all'armatore, Zero sarà utilizzato per uso privato, per un numero limitato di charter e come piattaforma dedicata alla ricerca scientifica sulle energie rinnovabili applicate al mare e alla sostenibilità degli oceani.
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Il ponte di Zero è un trionfo di lusso discreto e di eleganzadesign e materiali
—Pur adottando soluzioni tecnologiche d'avanguardia, Zero conserva le proporzioni e il fascino di un veliero classico, come richiesto dall'armatore. Lo scafo in alluminio, verniciato nel caratteristico "Palma Blue", è completato da una sovrastruttura in teak brasiliano certificato FSC, mentre i ponti sono rivestiti in Tesumo, un materiale sintetico che riproduce l'estetica del teak. Tra i dettagli spiccano lo stemma di poppa dipinto a mano e una passerella che si trasforma anche in scaletta per la balneazione. Gli interni, firmati Vripack, privilegiano materiali naturali come rovere europeo affumicato, pietra con finitura "leathered" e arredi realizzati con corteccia recuperata. Il pozzetto principale è modulare e può diventare una zona pranzo da 4, 8 o 12 posti, mentre il tavolo del salone si trasforma in una postazione di lavoro. La suite armatoriale ruota attorno all'albero di mezzana, impreziosito da un'opera dell'artista americana Sienna Martz, e comprende uno studio privato. Le quattro cabine ospiti, invece, sono ispirate ai luoghi più cari alla famiglia proprietaria, dall'Italia alla Polinesia francese, con opere d'arte realizzate appositamente.
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