Morto Paolo Fresco, presidente della Fiat dal 1998 al 2003: dal rapporto con Agnelli all'accordo con General Motors
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Morto Paolo Fresco, presidente della Fiat dal 1998 al 2003: dal rapporto con Agnelli all'accordo con General Motors

Lunedì 13 luglio 2026
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Il manager, ex vicepresidente della General Electric, fu il tessitore dell'accordo con la General Motors, che poi Marchionne trasformò in un'ingente somma di denaro, preziosa per il rilancio dell'azienda italiana

Il manager, ex vicepresidente della General Electric, fu il tessitore dell'accordo con la General Motors, che poi Marchionne trasformò in un'ingente somma di denaro, preziosa per il rilancio dell'azienda italiana

Emilio Deleidi 13 luglio - 13:51 - MILANO Paolo Fresco, presidente della Fiat dal 1998 al 2003

Si è spento all'età di 93 anni Paolo Fresco, presidente della Fiat dal 1998 al 2003, un periodo delicato per il destino dell'azienda automobilistica torinese. In quella fase, infatti, il gruppo viveva un momento delicato ed era alla ricerca di un solido partner internazionale che, in un primo momento, sembrava essere stato individuato nella Ford. Serviva, però, un manager di statura internazionale, abile negoziatore, capace di costruire ponti tra le due sponde dell'Atlantico e Gianni Agnelli lo identificò proprio in Paolo Fresco. La sua carriera, del resto, rispondeva al profilo ricercato: nato a Milano nel 1933, laureato in Giurisprudenza all'Università di Genova (dov'era stato anche compagno di studi di Paolo Villaggio), Fresco aveva iniziato a lavorare come avvocato a Roma, per poi diventare amministratore delegato della Cge, filiazione italiana del colosso americano General Electric. Chiamato presto negli Stati Uniti, diventerà vicepresidente della stessa General Electric, ricoprendo il ruolo di numero due di una delle aziende all'epoca più grandi del mondo, passata dalla produzione delle prime lampadine con filamento alla costruzione di locomotive elettriche e alle tecnologie delle chiuse del canale di Panama nel giro di pochi decenni, per poi ampliare il proprio raggio di azione ai motori a reazione per aerei, alle turbine a gas e agli equipaggiamenti per le spedizioni spaziali della Nasa. Alla General Electric, Fresco era diventato l'alter ego del presidente Jack Welch, top manager con il quale riuscirà a dare una dimensione planetaria all’azienda, accumulando anche un importante patrimonio finanziario personale. Ma, nella sua breve carriera italiana alla Cge, della quale Fiat possedeva una quota azionaria, Fresco aveva conosciuto Gianni Agnelli: così, dopo un primo rifiuto alla proposta di passare alla Fiat nel 1996, alla fine cedette e tornò a vivere in Italia.

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Quando Fresco approdò a Torino, trovò una realtà molto diversa da quella alla quale era abituato in America: la Fiat era una grande azienda, ma su scala ancora prettamente europea, risultava ai suoi occhi ancora un po' provinciale, nella quale vigevano rapporti ancora molto formali. Fresco, invece, era da tempo un fautore dell'apertura ai mercati globali della grande industria, tanto da essere chiamato Mr. Globalization (titolo, tra l'altro, di un suo libro), e le sue mosse furono subito in direzione delle alleanze internazionali. "Credo che Agnelli fosse consapevole dell'insufficienza delle risorse della Fiat a livello mondiale in un business che stava diventando intercontinentale", amava raccontare, aggiungendo che "nell'auto, soltanto se produci grandi quantità di volumi raggiungi le economie di scala necessarie". C'era, alla Fiat, la necessità di risanare i bilanci che, dopo l’'uscita di Cesare Romiti, avevano iniziato a far registrare perdite importanti. E c'era da realizzare nuovi prodotti per far fronte a costruttori emergenti, in particolare a quelli giapponesi come Toyota. Nel 1999, Agnelli incontrò i vertici della Mercedes, all'epoca DaimlerChrysler, ma in cuor suo l'Avvocato era contrario a questo accordo: Fresco ricorda che gli disse, con una frase diventata celebre, "se vendessimo ai tedeschi, mio nonno si rivolterebbe nella tomba: se è proprio necessario, lo faccia dopo la mia morte". Così, la strada scelta fu quella di un accordo con la General Motors, che acquistò il 20% della Fiat: quest'ultima aveva una clausola che ne stabiliva il diritto di vendere tutta l'azienda alla GM a partire dal gennaio 2004. Mossa geniale, perché Marchionne riuscirà a farsi pagare 1,55 miliardi di euro dagli americani (più la restituzione delle azioni in loro possesso), che non avevano nessuna intenzione di acquisire tutta la Fiat. E con quella cifra, Marchionne riuscirà a riequilibrare i conti e rilanciare il gruppo italiano. Fresco, invece, abbandonerà la partita dopo la morte di Gianni Agnelli: la sua presidenza non era compatibile con le ambizioni di Umberto Agnelli, destinato a ricoprire quel ruolo dal febbraio del 2003 per un breve periodo, essendo a sua volta scomparso il 27 maggio del 2004. A quel punto, Fresco si ritirerà in una villa a Fiesole, dominante dalla collina su Firenze: con una donazione di 25 milioni di dollari darà vita a una Fondazione dedicata ad attività congiunte di ricerca tra New York e l'Italia sul morbo di Parkinson e il parkinsonismo, forma differente della stessa malattia della quale era stata vittima sua moglie Marlene.

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