L'allarme di Conte e il ritmo disumano di tutto lo sport: il denaro è l’unico obbiettivo
La logica del massimo profitto mina la salute fisica e mentale degli atleti. E non è un problema solo del calcio
La questione non è nuova, ed è stata sollevata in un recente passato anche in questa rubrica. Ci torno volentieri per la sua importanza, chiarendo una volta di più: lo sfruttamento degli atleti ha superato il livello di guardia e non incide soltanto sul loro corpo, ma anche sul livello dello spettacolo, che subisce evidenti contraccolpi negativi. Il problema è comune a molti altri sport-spettacolo, ma prima di abbandonare la situazione del calcio, vorrei ricordare le parole di Gian Piero Gasperini sull’argomento: "Più partite uguale più infortuni: è un’evidenza statistica. E per guarire da uno stiramento ci vogliono due-tre settimane, esattamente come decenni fa: la scienza è impotente a riguardo". Vero: la fisiologia umana si modifica in tempi evolutivi che si misurano in ere di centinaia di migliaia di anni. Possiamo quindi considerarla un dato fisso. Ma la velocità del gioco, al contrario, è in continuo aumento e mette sempre più a rischio muscoli e articolazioni. È un dato di fatto.