Le moto disegnate da Giorgetto Giugiaro: Ducati, Suzuki e MV Agusta d'autore
La Gazzetta dello Sport

Le moto disegnate da Giorgetto Giugiaro: Ducati, Suzuki e MV Agusta d'autore

Venerdì 4 settembre 2026
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I grandi stilisti dell’auto hanno attraversato raramente il confine delle due ruote, e quando lo hanno fatto il loro nome non è bastato a garantire il successo. Giorgetto Giugiaro rappresenta un’eccezione. Una piccola produzione parallela, nella quale si alternano intuizioni diventate storiche e autentici insuccessi commerciali

Valerio Boni 4 settembre (modifica alle 08:35) - MILANO

I grandi stilisti dell’auto hanno attraversato raramente il confine delle due ruote, e quando lo hanno fatto il loro nome non è bastato a garantire il successo. Giorgetto Giugiaro rappresenta un’eccezione. Una piccola produzione parallela, nella quale si alternano intuizioni diventate storiche e autentici insuccessi commerciali

Auto e moto sembrano appartenere alla stessa famiglia, ma dal punto di vista del design sono parenti molto meno stretti di quanto si potrebbe immaginare. Nell’auto la meccanica può scomparire quasi completamente sotto una carrozzeria e il designer dispone di superfici sulle quali costruire proporzioni, volumi e identità. In una moto, invece, motore, telaio, serbatoio, sella, ruote e pilota restano (salvo eccezioni) parti visivamente separate dello stesso insieme. Ogni elemento deve funzionare prima ancora di essere bello, e il corpo di chi guida entra fisicamente nel progetto. Non sorprende quindi che siano stati relativamente pochi i grandi nomi dell'automotive ad avventurarsi seriamente sulle due ruote. Uno dei casi più spettacolari fu Pininfarina con la Morbidelli 850 V8: un oggetto tecnicamente straordinario e stilisticamente molto discusso, nato per diventare una esclusivissima sport-tourer. Il progetto prevedeva inizialmente dodici moto l’anno, ma il prezzo divenne proibitivo e la stessa Morbidelli ricorda oggi che ne furono costruiti soltanto quattro esemplari, proprio a causa del costo esorbitante. Ancora più singolare fu l’esperienza di Philippe Starck con Aprilia. Prima venne il Lama del 1992, scooter futuristico realizzato in due prototipi che incontrò una reazione talmente negativa da parte della rete vendita da non arrivare mai alla produzione. Poi la Motò 6.5, questa sì costruita in serie: circa 6.200 esemplari nel 1995-96, molti dei quali rimasero però invenduti a lungo presso i concessionari. Quella che oggi è celebrata come un’icona del design fu all’epoca un autentico insuccesso commerciale. Giorgetto Giugiaro rappresenta qualcosa di diverso. Non fece una sola incursione occasionale. Nel 1972 creò all’interno della propria attività una divisione di industrial design, destinata anche a moto, biciclette, treni, macchine fotografiche, elettrodomestici e moltissimi altri prodotti. Era quindi un’estensione consapevole del mestiere e non un semplice vezzo del grande stilista d'auto. Nel 1999 Giugiaro sarebbe stato nominato Car Designer of the Century. Il risultato sulle due ruote, però, offre una lezione interessante. Essere Giugiaro non garantiva affatto di vendere. Anzi, alcune delle moto che portano la sua firma furono clamorosamente respinte dal mercato. Altre ebbero invece una sorte migliore. Ed è proprio il confronto tra il valore della firma e quello del prodotto a rendere questa storia interessante.

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