Dario Franceschini e il Parkinson: dai primi segnali alla convivenza con la malattia
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Dario Franceschini e il Parkinson: dai primi segnali alla convivenza con la malattia

Venerdì 4 settembre 2026
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L’ex ministro ha rivelato di avere ricevuto la diagnosi nel 2020. Il suo racconto aiuta a capire perché il Parkinson non è soltanto tremore e perché può manifestarsi in modi molto diversi da persona a persona

L’ex ministro ha rivelato di avere ricevuto la diagnosi nel 2020. Il suo racconto aiuta a capire perché il Parkinson non è soltanto tremore e perché può manifestarsi in modi molto diversi da persona a persona

Anna Castiglioni 4 settembre - 10:18 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Dario Franceschini convive con la malattia di Parkinson da quasi sei anni. A raccontarlo per la prima volta è stato lo stesso senatore ed ex ministro della Cultura in una lunga intervista concessa al Corriere della Sera. La diagnosi risale al novembre del 2020 e, come spesso accade nelle storie delle persone con Parkinson, i primi segnali non sono stati necessariamente quelli che l'immaginario collettivo associa immediatamente alla malattia. Un amico aveva infatti notato qualcosa di insolito nel modo in cui Franceschini muoveva le mani. Poco dopo Graziano Delrio, medico oltre che collega in Senato, gli aveva fatto osservare che tendeva a trascinare i piedi e gli aveva suggerito una visita. Da lì sono partiti gli accertamenti che hanno portato alla diagnosi.

Il Parkinson non comincia necessariamente con il tremore

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Quando si pensa alla malattia di Parkinson viene quasi automaticamente in mente il tremore delle mani, ma non tutte le persone con Parkinson tremano e il tremore non è necessariamente il primo sintomo. Tra i segni motori caratteristici ci sono soprattutto la bradicinesia, cioè la lentezza nell'iniziare e nell'eseguire i movimenti, la rigidità muscolare, le modificazioni dell'andatura e, nel tempo, i problemi di equilibrio. I sintomi possono inoltre comparire inizialmente soprattutto su un lato del corpo e presentarsi con combinazioni molto diverse da una persona all'altra. Un passo che diventa più corto, un braccio che oscilla meno mentre si cammina, maggiore difficoltà nei gesti fini o una generale lentezza nei movimenti possono quindi attirare l'attenzione prima ancora del classico tremore.

Ci sono sintomi che possono precedere di anni quelli motori

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Il morbo di Parkinson non riguarda soltanto il movimento. Disturbi del sonno, stitichezza, alterazioni dell'olfatto, depressione, ansia, dolore e affaticamento possono accompagnarla e, in alcuni casi, comparire molto prima dei sintomi motori evidenti. La perdita o la riduzione dell'olfatto, per esempio, può manifestarsi diversi anni prima della diagnosi. Questo non significa naturalmente che chi dorme male o perde temporaneamente l'olfatto abbia il Parkinson: sono sintomi estremamente comuni e poco specifici. Diventano significativi solo all'interno di una valutazione neurologica complessiva.

Perché la diagnosi di parkinson non dipende da un solo esame

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Non esiste un singolo test del sangue o un esame strumentale capace, da solo, di confermare con certezza il Parkinson. La diagnosi rimane prevalentemente clinica: il neurologo ricostruisce la storia della persona, valuta i sintomi e osserva il movimento, cercando in particolare la presenza di bradicinesia associata ad altri segni caratteristici. Esami come risonanza magnetica o alcune tecniche di imaging possono essere utilizzati soprattutto per escludere altre condizioni che possono produrre disturbi simili. Anche la risposta alla levodopa, il farmaco principale e più usato nel trattamento della malattia, può contribuire alla valutazione diagnostica. Ed è proprio qui che il racconto di Franceschini introduce un'altra distinzione importante.

differenze tra parkinson e parkinsonismo

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Nell'intervista l'ex ministro ha spiegato che più recentemente al suo Parkinson si sarebbe aggiunta una forma di parkinsonismo atipico, che nel suo caso avrebbe soprattutto conseguenze sull'equilibrio e sulla parola. Parkinson e parkinsonismo non sono però sinonimi. Con il termine parkinsonismo si indica un insieme di sintomi – lentezza dei movimenti, rigidità, tremore o disturbi della marcia e dell'equilibrio – che può comparire nella malattia di Parkinson ma anche in altre patologie neurologiche. I parkinsonismi atipici costituiscono un gruppo di malattie neurodegenerative diverse dal Parkinson propriamente detto e possono presentare, per esempio, problemi di equilibrio più precoci, disturbi della parola, alterazioni autonomiche o una risposta meno marcata alla levodopa. 

Farmaci, riabilitazione e attività quotidiane: oggi il Parkinson si tratta su più fronti

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Al momento non esiste una terapia capace di eliminare definitivamente la malattia, ma molti sintomi possono essere controllati per anni, spesso con un impatto significativo sulla qualità della vita. Il trattamento farmacologico ruota soprattutto attorno ai sistemi cerebrali della dopamina. La levodopa resta uno dei farmaci più efficaci per i sintomi motori, insieme ad altre categorie di medicinali utilizzate in funzione dell'età, dei disturbi presenti e dell'evoluzione della malattia. In alcuni pazienti selezionati può essere presa in considerazione anche la stimolazione cerebrale profonda. Ma la gestione del Parkinson non coincide con i farmaci. Fisioterapia, logopedia, terapia occupazionale ed esercizio fisico possono contribuire a conservare mobilità, equilibrio, autonomia e capacità comunicative. È quindi una patologia nella quale il percorso di cura tende a essere multidisciplinare e molto personalizzato.

“Continuare a vivere”: il tema dell'isolamento

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È forse questo, più ancora della diagnosi, il punto centrale dell'intervista di Franceschini. L'ex ministro ha raccontato di avere inizialmente cercato di nascondere la propria condizione, anche per l'imbarazzo provocato da sintomi visibili come le difficoltà nel parlare o nel camminare. Ha poi scelto di renderla pubblica con un messaggio rivolto soprattutto alle altre persone con Parkinson: non isolarsi e continuare a riempire la propria vita di attività e relazioni. Il tema non è secondario. Una malattia cronica che modifica movimento, voce o espressione del volto può incidere anche sulla vita sociale, sull'autonomia e sulla percezione che una persona ha di sé. Allo stesso tempo, i sintomi e la loro velocità di progressione variano enormemente: una diagnosi di Parkinson non permette quindi, da sola, di prevedere come sarà la vita di quella persona negli anni successivi.  

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