Volkswagen, tagli in arrivo: meno 50.000 posti di lavoro, quattro impianti a rischio
Il consiglio di sorveglianza della casa di Wolfsburg ha approvato il nuovo Future Plan 2030. Un programma operativo di efficientamento che punta ad incrementare la redditività di Volkswagen nel nuovo panorama automobilistico con una serie di "tagli" storici. 50.000 lavoratori in meno, quattro stabilimenti senza un futuro certo, gamma prodotti dimezzata e spesa in ricerca e sviluppo ridotta
Il consiglio di sorveglianza della casa di Wolfsburg ha approvato il nuovo Future Plan 2030. Un programma operativo di efficientamento che punta ad incrementare la redditività di Volkswagen nel nuovo panorama automobilistico con una serie di "tagli" storici. 50.000 lavoratori in meno, quattro stabilimenti senza un futuro certo, gamma prodotti dimezzata e spesa in ricerca e sviluppo ridotta
Matteo Corsini Giornalista 4 settembre (modifica alle 10:34) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIl ceo del Gruppo Volkswagen Oliver Blume ha presentato ufficialmente il nuovo programma operativo Future Plan 2030, approvato all'unanimità dal consiglio di sorveglianza, quindi anche dalle autorità della Bassa Sassonia (azionista "di peso" di VW) e dal sindacato Ig Metall. Un piano articolato su 12 punti, per altrettanti obiettivi ritenuti strategici per la sostenibilità di lungo periodo delle operazioni di Volkswagen stessa, prevalentemente orientati all'efficientamento ed all'incremento della redditività. Due concetti inevitabilmente sinonimo di "tagli", che non mancano affatto nel Future Plan, interessando posti di lavoro, stabilimenti, investimenti e prodotti. Per il momento in molti casi non c'è una tabella di marcia già delineata con date e modelli precisi, ma dichiarazioni d'intenti e prospettive future.
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i tagli
—Come anticipato da tempo, Volkswagen ha scelto di tagliare 50.000 posti di lavoro. Per il momento, il Gruppo si limita a indicare che tra questi vi siano anche figure dirigenziali, senza tuttavia specificare le modalità e le tempistiche con cui avverrà questo taglio della forza lavoro, che non riguarderà naturalmente la sola Germania ma sarà esteso su scala globale. Da ricordare, infatti, che Volkswagen ha stabilimenti in 27 Paesi in giro per il mondo per un totale di 111 impianti. Di questi, tuttavia, quattro situati sul suolo tedesco potrebbero non sopravvivere al prossimo decennio, diventando ridondanti nell'ottica della riduzione della gamma e del "taglio" dei volumi di produzione. Il consiglio di sorveglianza di Volkswagen spiega infatti che "la capacità produttiva degli impianti europei del Gruppo supera di 500.000 unità la domanda del mercato". Per il momento non si parla di chiusure o stop alla produzione immediata, ma il consiglio si limita a spiegare che non è garantita l'allocazione di nuovi modelli da produrre negli impianti di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm tra il 2031 e il 2034. Allo studio vi è anche la possibilità di destinare questi quattro stabilimenti, tutti tedeschi, ad altre operazioni. Più precisamente, l'impianto di Emden è stato inaugurato nel 1964 e attualmente destinato alla produzione di soli veicoli elettrici (ID.4 e ID.7), mentre Zwickau è stato aperto nel 1990 con una cerimonia storica che ha sancito il ritorno di Volkswagen nella ex Germania Est, ed è anche in questo caso attualmente dedicato all'assemblaggio di auto elettriche del Gruppo (Volkswagen ID.3, ID.4 e ID.5, Audi Q4 e-tron e Cupra Born). Hannover è la "casa" del van elettrico ID.Buzz, mentre Neckarsulm è uno storico impianto ex-Nsu ora dedicato alla produzione di Audi (A5, A6 ed e-tron GT).
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meno modelli
—Oltre a ridimensionare la forza lavoro e, potenzialmente, il numero di stabilimenti in attività, Volkswagen programma di ridurre il numero di modelli in gamma. il Future Plan 2030, infatti, riporta il dimezzamento dell'offerta, nonché una semplificazione del 75% della complessità delle proposte. Tradotto, entro il 2030 il Gruppo Volkswagen offrirà sul mercato la metà dei modelli, sempre più dei quali saranno realizzati su piattaforme condivise a livello globale. Una razionalizzazione basata sulle economie di scala che riflette l'obiettivo di raggiungere un margine operativo del 9% entro il 2030, che corrisponderebbe a un utile di 31 miliardi di euro. Dovuto al medesimo scopo anche il taglio della spesa programmata in ricerca e sviluppo, che dai 160 miliardi indicati in precedenza scenderà a quota 135 miliardi. Il piano di efficientamento interessa anche i processi decisionali, settando obiettivi e un sistema di bonus per i dirigenti basato sulle performance delle varie divisioni, che dovranno essere più rapide nel formulare decisioni e più snelle nelle proprie operazioni. Il tutto nell'ottica di una maggiore competitività anche sul piano globale, che rimane inevitabilmente il campo di gioco del Gruppo Volkswagen, pur ora con "regole" diverse. In Nordamerica le operazioni si concentreranno infatti sui modelli più profittevoli (leggasi, veicoli di grandi dimensioni), mentre in Cina le prospettive commerciali saranno riviste per tenere conto della crescente competitività delle case locali.
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