Ghedina e il mito Stelvio: "Bormio non perdona! Vince chi batte la paura. Paris il mio favorito"
Il leggendario discesista azzurro lancia la sfida a Odermatt: "Servirà il 100% dal primo all'ultimo metro". Il "Ghedo" analizza le chance da podio dei nostri atleti e avverte: "Lo sci è l'unico sport dove si rischia davvero, domani può essere una giornata storica"
Il leggendario discesista azzurro lancia la sfida a Odermatt: "Servirà il 100% dal primo all'ultimo metro". Il "Ghedo" analizza le chance da podio dei nostri atleti e avverte: "Lo sci è l'unico sport dove si rischia davvero, domani può essere una giornata storica"
Francesco Maletto Cazzullo Collaboratore 6 febbraio - 17:22 - MILANOSe chiedete a Kristian Ghedina quale sia il limite estremo dell'uomo sulla neve, vi risponderà senza esitazione: la Stelvio di Bormio. A meno di ventiquattr'ore dalla discesa libera più attesa di questi Giochi, il "Ghedo" ci guida tra le pieghe di una pista che non concede respiro, analizzando la pressione che grava sulle spalle dei nostri azzurri e ricordando cosa significhi davvero sfidare la velocità.
Kristian, com’è stata l’organizzazione di questa Olimpiade?
"Purtroppo noi in Italia siamo dei grandi procrastinatori, ci piace finire di fare le cose all’ultimo secondo; è più forte di noi. Qui a Cortina hanno dovuto quintuplicare la forza lavoro per finire di mettere a posto gli impianti. Sicuramente non è stata un’organizzazione impeccabile, ma ora è arrivato il momento delle gare e la nostra priorità deve essere quella di supportare i nostri. Dopo le prime medaglie i malumori passano sempre e i Giochi di Milano Cortina possono essere un’edizione da record: secondo me possiamo superare il nostro primato delle 20 medaglie di Lillehammer 1994.
Com’è la pista di domani?
"Per me la Stelvio è la pista più difficile al mondo, anche più di Kitzbühel. È molto tecnica, ti costringe a dare il 100% in qualsiasi momento della gara. La Streif invece ti fa dare il 150%, ma solo all’inizio e alla fine; c’è una parte centrale invece dove ti puoi “rilassare” e rimettere a posto le idee. Sullo Stelvio questo non lo puoi fare, infatti il mio miglior risultato è stato solo un terzo posto. Non sono mai riuscito a vincere".
Chi è il favorito?
"Difficile dirlo, sulla neve può sempre succedere di tutto. Poi la Stelvio è una delle piste dove le condizioni metereologiche contano di più, a dicembre è tutta all’ombra quindi la visibilità non è delle migliori e se scende la nebbia può essere un fattore, bisogna anche avere un po’ di fortuna. Detto questo, per me può essere una giornata da doppio podio, il mio favorito è Paris: nelle prove non ha ottenuto tempi da record ma lui è uno che si esalta in gara. Franzoni viene da un inizio di stagione straordinaria e dovrà gestire una grande pressione, deve essere bravo a gestirla a suo favore. E quando parlo di sciare con pressione non posso non citare il mio amico Alberto Tomba: lui era il migliore di tutti a gestirla, quando era il favorito si esaltava e dava il massimo. Franzoni dovrà fare lo stesso".
Franzoni gareggerà con il tatuaggio dedicato al suo amico Matteo Franzoso, venuto a mancare lo scorso settembre in Cile. La velocità sugli sci è ancora un rischio?
"La velocità è il rischio, ed è anche la componente fondamentale del nostro sport. Senza l’una non esiste l’altra: quando noi sciatori decidiamo di fare i discesisti dobbiamo tenere conto di questa cosa, che ogni caduta può essere pericolosa o addirittura fatale. Poi ovviamente dobbiamo continuare a lavorare sulla sicurezza delle piste, che è già migliorata molto, ma purtroppo dobbiamo convivere con questo aspetto. Lo sci è l’unico sport dove l’atleta rischia veramente: ogni 10 cadute, su 8 ti fai veramente male. Prima succedeva anche in Formula 1 e Moto GP, ma per fortuna con le nuove tecnologie non è più così".
Quando vinse a Kitzbühel nel '98 ebbe paura?
"Quella mai. Feci pure la spaccata per vincere una scommessa con mio cugino che mi aveva sfidato a ripeterla dato che il giorno prima l’avevo fatta in allenamento. Vinsi una birra e un panino, ed entrai nella storia dello sci. Più della ripidità mi spaventavano altre cose della Streif: c'erano degli steccati con il fil di ferro sopra per delimitare la pista, una roba da carcere di massima sicurezza. Prenderle a massima velocità poteva essere fatale".
Qual è il ricordo più bello della sua Olimpiade?
"Non è legato a una gara ma a una persona: Claudio, il fabbro del mio paese. Da ragazzo i miei non volevano comprarmi il motorino perché ero troppo spericolato; quindi, andavo da lui con dei rottami e saldatura dopo saldatura mi aiutò a costruire la mia prima moto. Lo rivissi anni dopo ai Giochi di Lillehammer del '94: prese aereo, treno e macchina per venirmi a vedere. Fu il primo spettatore a salire, il destino ci mise sulla stessa funivia. Poi la gara non andò benissimo per colpa del freddo, ma quell’incontro me lo porterò per sempre".
Hanno fatto tanto discutere le scelte dei tedofori...
"È stato tutto molto complicato, ormai si fa tutto online. Anche per portare la Fiaccola abbiamo dovuto fare un’iscrizione online complicatissima, mi sono dovuto far aiutare. Poi con i nomi hanno fatto un gigantesco calderone: da Jackie Chan, chiamato perché ha “usato uno snowboard in uno dei suoi film”, a Snoop Dogg che ho visto per la prima volta in vita mia grazie a un servizio del telegiornale. Per carità, sono nomi che ci possono stare per dare più importanza mediatica, ma abbiamo spettacolarizzato troppo. Le Olimpiadi sono sport e la priorità va data agli sportivi: tante leggende del nostro sport sono rimaste escluse".
Su quale pista le piacerebbe sciare in questa Olimpiade?
"Sicuramente a Cortina. Per me è una specie di Kitzbühel per le donne: è una pista velocissima con un’ottima visibilità, che per noi discesisti è la cosa più importante. Poi la cornice è straordinaria".
La Brignone ha detto che non scambierebbe la sua Coppa del Mondo con una medaglia olimpica. Lei è d’accordo?
"All’80% la penso come lei. Vincere la Coppa del Mondo è come vincere il campionato di Serie A: la conquista solo lo sciatore più completo perché dura tutto l’anno. Nell’Olimpiade invece può succedere di tutto, ci si gioca tutto con una discesa, quindi spesso non vince il più forte. E poi Federica non ha più niente da dimostrare: solo il modo in cui ha recuperato da un infortunio così merita una medaglia".
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