F1, la parabolica ispirata alla Plaza de Toros, la tribuna dedicata a Sainz e... I segreti del MadRing
Alla scoperta dell'impianto madrileno che debutta questo fine settimana per il 14° Gran Premio stagionale. Attesi 200mila spettatori nei 3 giorni di gara, con l'obiettivo degli organizzatori di ridurre al minimo l'impatto del traffico intorno al circuito
Alla scoperta dell'impianto madrileno che debutta questo fine settimana per il 14° Gran Premio stagionale. Attesi 200mila spettatori nei 3 giorni di gara, con l'obiettivo degli organizzatori di ridurre al minimo l'impatto del traffico intorno al circuito
dal nostro corrispondente Filippo Maria Ricci 9 settembre - 08:21 - MADRID Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleLo spazio. È la prima cosa che colpisce entrando nel MadRing, il circuito che nel weekend ospiterà il 14° Gran Premio di questo 2026. Siamo tra la zona fieristica nota come Ifema e il quartiere di Valdebebas reso celebre dal centro sportivo del Real Madrid nella periferia nord brulla e cotta dal sole della capitale spagnola, e qui tutto è immenso. E qui alberga la ragione principale che ha portato alla scelta del posto per l’ideazione e la realizzazione di quello che era un sogno assai complesso che sta per realizzarsi. Il MadRing è un circuito cittadino ma non urbano: il tratto di strada pubblica che percorreranno i piloti, su Calle Ribera de Sena (con una enne…) sarà di 1300 metri sui 5400 complessivi del percorso.
VIDEO: Formula 1, tutti i segreti del Madring: rettilinei a 340 km/h e una curva in pendenzaWork in progress
—Madrid avrà il suo Gran Premio per 10 anni e pertanto questo primo appuntamento, inizio venerdì, gara domenica alle 15, è evidentemente da etichettare con un bel ‘work in progress’. La cosa è emersa chiaramente anche dalla nostra visita: la pista è pronta, e pare sinceramente spettacolare, attorno ad essa ogni giorno, ogni ora, ogni minuto tutto cresce, si sviluppa, prende forma. E la sensazione è che ancora una volta Madrid abbia fatto un miracolo in tempi ristretti. Viviamo nella capitale spagnola da 20 anni e l’abbiamo vista modificarsi, migliorarsi, espandersi e crescere senza sosta.
Senza code
—A Madrid si ha l’impressione che il cittadino sia sempre al centro del progetto, perché il madrileno non ama stare in casa, esce sempre e comunque e allora la città fa di tutto per metterlo a suo agio. Ci sembra che il MadRing segua la stessa direzione, ovvero la ricerca della massima soddisfazione per il tifoso, che sia al circuito o segua la corsa da casa. Sono attesi 200.000 spettatori nei 3 giorni di gara, e l’idea è quella di coccolarli al massimo. Uno degli obiettivi degli organizzatori è quello di avere un evento senza traffico: progetto ambizioso, ma realizzabile. Perché al MadRing, a un passo dalla città e a un altro dall’aeroporto di Barajas, non ha alcun senso andare in macchina: nelle vicinanze ci sono 3 fermate di metropolitana e una di treni locali, oltre ai bus. E Madrid ha quasi 24.000 licenze tra taxi e tre compagnie private. Poi una volta dentro c’è solo da scegliere dove mettersi in base a disponibilità economica e gusti, ma una cosa è sicura: ogni singolo posto, dall’hospitality più cara alle magnifiche strutture in legno costruite sulla collinetta accanto alla Curva 13 e riservate a chi ha il biglietto meno caro, sembra pensato per offrire ampia visibilità ed emozioni ad alto voltaggio.
La ‘Monumental’
—E qui dobbiamo fermarci a parlare della ‘Monumental’, l’incredibile curva parabolica disegnata come se fosse una Plaza de Toros, con un’inclinazione del 24% e una lunghezza di 550 metri. Attorno al ‘monumento’ del circuito ci saranno 45.000 tifosi, e per i piloti sarà uno spettacolo entrare in questa specie di arena d’asfalto e uscirne con una sensazione di pura estasi pensata per riprendere lo slogan della città, il classico ‘De Madrid al cielo’: c’è un momento nella lunga virata a destra della ‘Monumental’ che nella visuale clamorosamente inclinata dei piloti le tribune spariranno e di fronte a loro ci sarà solo il nero della pista e il blu (quasi fisso) del cielo di Madrid.
Tanto giallorosso
—Le curve sono 22, i punti di sorpasso numerosi, c’è un secondo rettilineo, oltre a quello di partenza e arrivo, lungo quasi 850 metri che si chiude con una esse strettissima seguita da una salita con pendenza dell’8% e una discesa al 5% che sfiorando un bunker della Guerra Civil e passando di fronte alla tribuna dedicata a Carlos Sainz, ‘padrino’ del circuito della sua città, porta poi alla parabolica. Circuito tecnico e complicato, stando alle ‘reviews’ di chi l’ha provato in velocità. Tribune ovunque, e quindi grande colore, e il giallorosso della bandiera spagnola che accompagna sempre i piloti: nei cordoli, nelle vie di fuga, e ovviamente nel bandierone immenso che sventola alla fine del rettilineo di arrivo.
Ricordando Gilles
—L’ultima volta che si è corso a Madrid è stato il 21 giugno del 1981. Era al Jarama, circuito permanente ancora in uso sempre alle porte della città, e Gilles Villeneuve vinse la sua sesta ed ultima gara. Era in Ferrari, e la scuderia di Maranello è stata l’unica a venire qui al MadRing a fare delle prove con Hamilton e Leclerc, il 9 luglio scorso. Un piccolo vantaggio prima del grande spettacolo. Madrid è pronta e assai orgogliosa: una città che va di corsa, perfetta per ospitare un Gran Premio.
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