Steve McQueen, auto e moto di un mito che non tramonta
La Gazzetta dello Sport

Steve McQueen, auto e moto di un mito che non tramonta

Sabato 7 febbraio 2026
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La rassegna parigina ha dedicato un ampio stand ai mezzi utilizzati nei film e nelle competizioni dal leggendario attore americano, con i modelli più celebri appartenenti a un collezionista francese

La rassegna parigina ha dedicato un ampio stand ai mezzi utilizzati nei film e nelle competizioni dal leggendario attore americano, con i modelli più celebri appartenenti a un collezionista francese

Emilio Deleidi 7 febbraio - 10:01 - MILANO Lo stand dedicato a Steve McQueen a Rétromobile 2026

Il mito di Steve McQueen continua a rimanere intramontabile. Nonostante siano passati 45 anni dalla sua prematura scomparsa, il ricordo dell'attore americano e delle sue imprese è scolpito in maniera indelebile nella memoria dei fan e lo stand a lui dedicato a Rétromobile 2026, preso d'assalto dai visitatori, ne è l'ennesima riprova. Alla rassegna parigina il ricordo delle sue imprese era affidato a una raccolta di auto, moto e manifesti delle sue pellicole più celebri appartenenti a un collezionista francese, con particolare riguardo per i film più legati alle sue imprese "motoristiche" come La Grande Fuga (1963) e Bullitt (1968). Esemplari quasi analoghi o repliche in verità perché, per esempio, le sette moto impiegate per realizzare le scene più spettacolari de La Grande Fuga sono andate tutte distrutte durante la lavorazione della pellicola; si tratta però di copie estremamente fedeli, perché realizzate analizzando ogni frame dei film, così da poter riprodurre fedelmente anche i difetti degli esemplari originali, capaci di suscitare, insieme agli altri cimeli esposti, forti emozioni in chi ha impresse nella memoria le scene più spettacolari girate da Steve McQueen.

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passione motori

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Il McQueen attore non ha mai nascosto la sua passione per i motori che, anzi, a volte è sembrata prevalere sulla recitazione, tanto da farne un pilota di ottimo livello, capace di ottenere un secondo posto assoluto in una gara impegnativa come la 12 Ore di Sebring del 1970 sulla Porsche 908/02 divisa con Peter Revson, sconfitto per soli 23 secondi da uno strepitoso Mario Andretti, su una Ferrari 512 S insieme a Ignazio Giunti e Nanni Vaccarella. La sua passione iniziale era però più orientata verso le moto, simbolo di libertà nella California della sua epoca, ma anche strumento per guadagnare, come pilota, qualche soldo in gare disputate a Long Island con cui finanziare la frequenza a corsi di arte drammatica. A quell'epoca risale anche l'amicizia con Bud Ekins, corridore esperto e, al tempo stesso, distributore delle Triumph in California: insieme si allenavano sulle piste del deserto di Mojave, distante solo qualche ora di viaggio da Los Angeles, sconfinando talvolta in Messico. Esercizi utili, perché il King of cool, com'era soprannominato McQueen, nella realizzazione de La Grande Fuga si sarebbe rifiutato di farsi sostituire dalle controfigure anche nelle scene più spericolate, con la sola eccezione dello spettacolare salto oltre il filo spinato, eseguito dall'amico Bud Ekins. L'attore hollywoodiano avrebbe dimostrato il suo valore di pilota di moto anche conquistandosi un posto nella squadra americana per l'International Six Days, gara di trial disputata nel 1964 a Erfurt, in Germania.

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Grande spazio nell'esposizione dedicata a Steve McQueen a Rétromobile è riservato alle moto che l'attore era solito guidare, come diverse Triumph T120 Bonneville del 1968 (650 cc, 46 Cv), fatte modificare per adattarle al deserto californiano e all'utilizzo in fuoristrada; l'amico Ekins ne rinforzava la ciclistica e il telaio, rialzando anche lo scarico. I posti d'onore nello stand erano riservati alla Triumph TR6 R de La Grande Fuga (650 cc, 42 Cv), preparata sempre da Ekins e trasformata per esigenze di scena in una Bmw riverniciandone anche il motore, e alle TR6/SR modificate per le competizioni, compresa quella con il numero 278 con la quale McQueen prese parte nel 1964 alla Six Days di Erfurt. L'esposizione comprendeva anche una Triumph Rickman Métisse MK3 del 1966, una Triumph N13 Desert Slad del 1963 e una Husqvarna 400 Cross del 1971.

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Ma la passione di Steve McQueen - com'è noto - coinvolgeva anche le automobili, che non potevano mancare nella rassegna parigina. Regine dello stand, gli esemplari della Ford Mustang Fastback V8 GT 390 e della Dodge Charger R/T 440 (V8 7.2 litri con 335 Cv) protagoniste del leggendario inseguimento del film Bullit: una sequenza della durata di 9 minuti e 42 secondi, per la prima volta girata alle reali velocità delle vetture, con l'incorruttibile poliziotto McQueen-Frank Bullitt che si lancia (senza controfigura) al volante della sua Mustang all'inseguimento della Charger dei malviventi. Il quadro era completato da una Ferrari 250 GT Lusso, analoga a quella utilizzata come auto personale per un certo periodo da McQueen e dalla sua prima moglie Neile Adams, e da un esemplare di pick-up Ford F100 con motore V8 4.8 litri da 190 Cv che Ekins utilizzava per trasportare le sue moto Triumph.

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