Mosaner: "Io e Costantini non siamo amici, ma meglio così. E il curling non è mica noioso..."
La Gazzetta dello Sport

Mosaner: "Io e Costantini non siamo amici, ma meglio così. E il curling non è mica noioso..."

Sabato 7 febbraio 2026
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“Quattro anni fa la gioia per l’oro è stata un po’ smorzata dall’atmosfera per il Covid”, dice l’olimpionico nel curling misto con Stefania Constantini. Ora ha gli occhi di parenti, amici e tifosi tutti addosso

“Quattro anni fa la gioia per l’oro è stata un po’ smorzata dall’atmosfera per il Covid”, dice l’olimpionico nel curling misto con Stefania Constantini. Ora ha gli occhi di parenti, amici e tifosi tutti addosso

Luca Bianchin Giornalista 7 febbraio - 14:48 - MILANO

L’oro, anche dopo quattro anni, non si ossida. Amos Mosaner a Pechino 2022 ha vinto con Stefania Constantini e portato il curling nelle homepage dei siti italiani, tra le notizie di apertura dei telegiornali, nelle chiacchiere alle macchinette del caffè. A Cortina, rivedremo scene familiari: Stefania con l’espressione tesa e il sorriso dolce, Amos con lo sguardo concentrato e una mano sulla barba quando studia una strategia. Tornano da campioni uscenti e da campioni del mondo, perché per tre anni si sono allontanati - ognuno per sé, più o meno - ma nel 2025, in Canada, hanno vinto di nuovo. Insieme. E adesso? E adesso per Mosaner cambia molto, perché si gareggia a Cortina, a non più di 130 chilometri dalla sua Cembra, non in Cina. Con gli amici e i familiari in tribuna a guardare, non in un palazzetto vuoto per il Covid. Amos dice di non sentire la pressione ma è stato scelto dal Coni come portabandiera e mai come in questi giorni ha sentito sguardi, parole, persone che lo cercano. La sfida è restare il ragazzo di Pechino.

VIDEO: Milano Cortina, Mosaner: "Con i risultati sapremo trasmettere entusiasmo"

Il bambino Amos Mosaner avrebbe mai pensato che tutto questo sarebbe successo? 

“Mai. Ricordo ancora la mia prima volta sul ghiaccio, avevo 4 anni, si giocava in una specie di serra, diciamo un capannone con la pista ghiacciata. La scopa era più alta di me”. 

Spiegazioni per gli appassionati occasionali. Quanti professionisti del curling ci sono in Italia? 

“Dieci, forse quindici, non di più”. 

E quanto si allenano i più forti? 

“Due volte al giorno, in avvicinamento ai Giochi anche tre: due più la palestra. Noi ovviamente abbiamo un preparatore atletico che ci segue. Io poi credo che stare bene a livello mentale sia altrettanto importante”. 

Chi non frequenta il curling ora penserà: 'A che serve la palestra?'. 

“Le stone pesano una ventina di chili ma non si fatica a lanciarle, non è quello il punto. La parte atletica è importante per la spinta dalla staffa, quel blocco da cui ogni giocatore comincia l’azione di lancio, e per la bocciata. Si allena la parte bassa del corpo ma anche la parte alta, che incide sulla spazzata: più sei pesante, più fai peso sulla scopa, più sei efficace”. 

Di quanto si riesce a cambiare la traiettoria di un tiro riscaldando il ghiaccio con la scopa? 

“Se la chiamata avviene subito, anche di 30 centimetri. Abbiamo un linguaggio nostro: si dice semplicemente ‘giù’ o ‘su’ e… noi capiamo dove posizionarci. Non sembra ma, se devi spazzare tutti i tiri, finisci per fare molta fatica. Vi lascio un dato: al Mondiale 2025, in un’ora e 40 di partita di doppio misto, ho avuto il cuore costantemente a 130-140 battiti, con picchi a 175”. 

Scriviamo un atlante delle emozioni del curling in 4 minuti. In una vita sul ghiaccio, quando è capitato di provare paura? 

“Nel 2017, avevamo la possibilità di qualificarci all’Olimpiade con la squadra maschile e nello scontro diretto con la Danimarca non potevo sbagliare, sentivo il traguardo vicino. È andata bene: abbiamo vinto all’ultimo tiro, all’extra end”. 

Gioia? 

“L’oro di Pechino è stato un po’ smorzato dall’atmosfera, perché nel pubblico c’era solo qualche persona e avevi paura di uscire: se avessi preso il Covid, la tua Olimpiade sarebbe finita. Scelgo il primo Grande Slam vinto con la squadra: è il circuito più importante e il più difficile, perché al Mondiale partecipa una sola squadra canadese, mentre lì ci sono tutte”. 

Delusione? 

“La semifinale all’Europeo 2023 contro la Svezia. Ci siamo arrivati da imbattuti, eravamo avanti, poi un dettaglio ci è costato la partita”. 

L’ultima: commozione? 

“Dopo l’Olimpiade, pensando a mio padre: c’era lui quel giorno a 4 anni nella serra. Soprattutto, ci ha sempre creduto, mi ha spinto a non mollare quando i risultati non arrivavano. Quella è la chiave di tutto. Alcuni amici adesso mi dicono ‘eh, se avessi continuato anche io ad allenarmi nel curling, sarei forte…’ ma non funziona così, con i se e con i ma non vai da nessuna parte”. 

Più commosso di quando è arrivata la notizia della cerimonia inaugurale? 

“Sì, io in realtà non ho mai pensato di poter essere un portabandiera, fino al giorno in cui il mio preparatore atletico ha detto: ‘Dovresti avere una chance, c’è una preferenza per chi ha vinto un oro’. Ho capito tutto al Festival dello Sport della Gazzetta, quando il presidente Buonfiglio mi ha detto ‘tieniti libero per il 22 dicembre’. Era il giorno della consegna della bandiera al Quirinale, me lo ricordavo”. 

Stefania non è stata scelta: come l’ha presa? 

“Temo ci sia rimasta un po’ male”. 

Che rapporto c’è tra voi? 

“Professionale, non direi di amicizia. Negli ultimi anni abbiamo gareggiato poco insieme ed è meglio così: se ti vedi tutti i giorni per anni, entri troppo in confidenza e finisci per bypassare molte cose a livello professionale. Lo scorso anno, al Mondiale, non ci eravamo preparati tantissimo ma abbiamo vinto”. 

Descriviamo Stefania in tre parole? 

“Determinata. Solare. Spensierata. Lo so che ha più attenzioni di me ma è normale, va benissimo così”. 

Che regole ci sono tra voi in gara? 

“Fortunatamente siamo due teste pensanti, lei sa che io dirigo la parte strategica e si fida molto. Io invece mi fido di lei perché è una delle più forti al mondo”. 

Allora, una previsione: sarà più semplice andare a medaglia con i maschi o nel doppio misto? 

“Mi verrebbe da dire nel misto, anche se il livello dei maschi è assolutamente all’altezza. Il punto è che nel torneo maschile questa sarà l’Olimpiade con la qualità più alta di sempre: tutti o quasi possono andare a medaglia, è davvero difficile fare previsioni. Io e Stefania, invece, sappiamo di essere andati bene al Mondiale e di avere le qualità per superare il girone all’italiana tra le prime quattro coppie. A quel punto, sei in semifinale e lì è 50-50 con tutti”. 

Ma alla fine il curling, rispetto agli altri sport, com’è?

“Sicuramente meno faticoso del ciclismo ma va fatto seriamente. Lo sport è stato buona parte della mia vita e io con lo sport ho sempre provato una sensazione di divertimento, da quando giocavo a calcio in strada con gli amici. In bici sono arrivato a essere campione italiano Giovanissimi, vincendo a Cesenatico sia da solo sia con la squadra. Venivo da una piccola valle e avevo 11 anni. Tra gli avversari di quel periodo c’era Gianni Moscon, che non sembrava un predestinato ma guardatelo, è diventato forte per davvero”. 

La vittoria più bella? 

“A Trento, da Allievo, al fotofinish: una volata spalla a spalla negli ultimi 50 metri. Ero un passista veloce, con questo fisicone non sarei mai potuto andare forte in salita”.

E il momento più difficile della vita? Anche quello nello sport? 

“No, a scuola. Faticavo un po’ e lo soffrivo. Nello sport, non mi sono mai sentito così”.

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