Taarabt: "Le notti all'Hollywood, le mani al collo a Kakà. Poi Inzaghi non mi volle e caddi in depressione..."
La Gazzetta dello Sport

Taarabt: "Le notti all'Hollywood, le mani al collo a Kakà. Poi Inzaghi non mi volle e caddi in depressione..."

Martedì 15 settembre 2026
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Il trequartista marocchino ha giocato con Milan e Benfica: "Gonçalo Ramos me lo ricordo, con me giocava esterno. Amorim mi ricorda Gasperini. Oggi i giocatori sono cavalli, corrono e basta"

Il trequartista marocchino ha giocato con Milan e Benfica: "Gonçalo Ramos me lo ricordo, con me giocava esterno. Amorim mi ricorda Gasperini. Oggi i giocatori sono cavalli, corrono e basta"

Francesco Albanesi 15 settembre (modifica alle 14:31) - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Adel Taarabt nel derby del maggio 2014 contro Jonathan

Di lui Mario Balotelli disse: “Tecnicamente è più forte di Neymar”. Luka Modric, suo compagno al Tottenham, lo chiamava “Zizou”. E il paragone, insomma, lo avete capito. Adel Taarabt è stato una sorta di Houdini: un illusionista prestato al calcio, capace di far comparire e scomparire il pallone in una frazione di secondo. Il paradosso è che il Taarabt migliore, quello capace di incantare davvero, spesso non lo vedeva nessuno. “Mi hanno sempre rimproverato il carattere, a volte esageravo, è vero. Ma in allenamento facevo cose che non si vedevano in giro: elastici, biciclette, doppi passi infiniti”. Al Milan ha vissuto sei mesi discreti nel 2014 e, quando Inzaghi decise di non confermarlo, Adel cadde in depressione (“È uno dei miei rimpianti”). Tra le tante maglie indossate in carriera c’è anche quella del Benfica, dove ha conosciuto Ruben Amorim, Diego Moreira e Gonçalo Ramos. E allora, in vista della sfida europea di San Siro, si parte proprio dai temi del giorno. 

VIDEO: Prima il discorso, poi il test... dei palloni: il Milan si prepara così alla sfida contro il Benfica

Adel, domanda banale. Che idea si è fatto di questo Milan?

“Conosco Amorim dai tempi del Benfica, anche se non abbiamo mai giocato insieme. È un allenatore top: ha grande classe ed è molto diretto. Se c’è da mettere qualcuno fuori rosa, lo fa senza problemi. Dice quello che pensa. Prima che firmasse con il Milan, avevo sentito anche la voce di un possibile ritorno al Benfica. Prima o poi, secondo me, lo allenerà. Lo paragono un po’ a Gasperini, per lui il collettivo viene prima del singolo”. 

Adel Taarabt ex trequartista Taarabt è nato in Marocco nell'89. In Italia ha giocato per Milan (2014) e Genoa (2017-18). Al Benfica tra 2015 e 2022. Si è appena ritirato

Quale giocatore rossonero le piace? 

“Diego Moreira è un amico. L’ho conosciuto al Benfica e parla anche marocchino, grazie al compagno di sua mamma. Ci ho parlato prima che firmasse per il Milan. Gli ho detto: ‘Diego, vai in un grande club. Devi avere le spalle larghe perché la pressione è tanta’. Lui queste cose le sapeva già. È un ragazzo umile, sempre sorridente. Nel tempo libero ama ballare e poi quelle treccine lo rendono unico”. 

Inquadriamolo: qual è il suo vero ruolo? 

“È un esterno destro, ha un’intensità incredibile e può fare tutta la fascia. Con Amorim può solo crescere. La doppietta alla Lazio è stata solo un antipasto di quello che vedranno i milanisti. È forte, lo assicuro”. 

E Gonçalo Ramos?

“Un altro caro amico. Non gli ho parlato ultimamente, ma è forte. Anche se non so se sia un vero numero 9. Nel Benfica B giocava da esterno, prendeva palla e partiva. Era un cavallo. Al Milan mi sembra faccia fatica nel lavoro spalle alla porta. Può fare la seconda punta, ma dà tutto per la squadra. Contro la Juve è rimasto troppo solo in area, però penso che con il tempo Amorim riuscirà a valorizzarlo”. 

Modric diceva che giocavo come Zidane. Al Milan giocai meglio di Robinho, Kakà e Balotelli

Adel Taarabtsul passato con Tottenham e Milan

Lei ha giocato anche con Luka Modric al Tottenham...

“E mi chiamava ‘Zizou’. Avevo 18 anni e una volta Luka mi disse che ero simile a Zidane per il modo in cui giocavo. Detto da un futuro Pallone d’oro fa un certo effetto”. 

Parliamo invece degli avversari. Che Benfica arriva a San Siro? 

“Il Benfica è cambiato tanto negli anni, anche a livello societario. Rui Costa, da presidente, ha vinto un solo campionato. I tifosi vogliono soprattutto quello, mentre l’Europa passa un po’ in secondo piano. Serve soprattutto a far crescere i giocatori e poi rivenderli a buon prezzo”. 

Chi sono i giocatori da tenere d’occhio?

“Pavlidis penso che in Europa faccia più fatica. Segna tanto, ma in Portogallo c’è troppo dislivello tra le top squadre e le altre. Mi piace da morire Prestianni: è un talento argentino, dribbla e segna. Sudakov devo ancora inquadrarlo bene. Ha buona tecnica, ma è poco dinamico. Negli spazi stretti, però, dietro alla punta può fare male. Rafa Silva è un fratello, ed è molto sottovalutato. Ha visione, fantasia. Ho giocato con lui e ama il Benfica più di tutti. Una volta rifiutò il Manchester United. Occhio anche a Barreiro, una mezzala che corre e sa impostare. Secondo me tra un paio d’anni verrà venduto per parecchi milioni. Il Milan rimane più forte ed è favorito. I tempi del Benfica di Darwin Nunez sono finiti”. 

Entrambe le squadre amano avere il pallone tra i piedi. Che partita si aspetta? 

“Quando ero al Benfica ho capito una cosa: a loro piace giocare rischiando. Palleggiano, impostano da dietro e sanno di poter sbagliare senza essere subito criticati. Fa parte del gioco. In Italia è molto diverso: ti criticano al primo errore. L’ho detto anche a Moreira”. 

Taarabt con il Benfica

E l’allenatore? 

“Marco Silva mi piace: ha esperienza e sa adattarsi molto all’avversario. Le catene esterne, con le sovrapposizioni dei terzini, saranno un’arma che il Milan dovrà tamponare. E attenzione ai contropiedi: questo Benfica è una squadra estremamente verticale”. 

Scaviamo nella sua storia. Lei al Milan ha giocato in prestito sei mesi nel 2014, poi non è arrivato il riscatto. Come mai? 

“Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. E lo dico con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli, che erano giocatori fortissimi. Seedorf mi stimava. Avevamo un rapporto quasi da padre e figlio. L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora oggi: all’andata feci una partita meravigliosa. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro”. 

A lei veniva imputato un carattere difficile, soprattutto considerando tutto quel talento.

“Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo…”.

Abate mi urlava sempre addosso, era veramente pesante. Però una persona straordinaria...

Adel Taarabtex Milan

E come si divertiva? 

“Ristoranti e discoteche. A Milano, dopo le partite della domenica, andavamo all’Hollywood. Lì incontravamo anche tutti i giocatori delle altre squadre. Era divertente”. 

È vero che una volta mise le mani al collo di Kakà? 

“Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda”. 

Invece Ignazio Abate le urlava spesso addosso… 

“Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria”. 

Al Benfica, invece, come andò? 

“Non bene. Arrivai nel 2015, ma per due anni non giocai praticamente mai. Ero in sovrappeso di cinque chili, l’allenatore Rui Vitoria non mi voleva e non mi salutava neanche. Io, allora, facevo l’antipatico. Andai in prestito al Genoa, poi tornai a Lisbona per giocare nella squadra B. Avevo ancora tre anni di contratto. Le cose cambiarono quando Bruno Lage fu promosso in prima squadra: lui stravedeva per me. Andò da Rui Costa e gli disse che mi voleva con lui”. 

Poi arrivarono gli Emirati Arabi, dove ha chiuso la carriera.

“Nel 2021 strinsi un patto con Rui Costa: se avessimo superato i preliminari di Champions, a fine stagione mi avrebbe lasciato andare gratis. Battemmo il Psv e, a fine anno, mi cedette. Avevo 32 anni e all’Al Nasr mi offrivano una marea di soldi. Poi sono musulmano e questo ha facilitato anche la scelta per me e per la mia famiglia”.

Mancano fantasisti alla Taarabt nel calcio di oggi? 

“Ormai i giocatori sono tutti dei cavalli. Corrono e basta”. 

Perché ha deciso di smettere? 

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“Lo scorso dicembre mi sono rotto il crociato con lo Sharjah. Da lì ho detto basta, a 37 anni non ce la faccio più. Ora vivo a Marrakech, ma a breve mi sposterò in Galles: farò il corso allenatori lì".

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