Giovani e sogno olimpico: così Favre rilancia la Fib a un anno dalla presidenza
La Gazzetta dello Sport

Giovani e sogno olimpico: così Favre rilancia la Fib a un anno dalla presidenza

Martedì 15 settembre 2026
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Il numero 1 della Federazione fa un bilancio: "Mesi intenso. Ho scelto fin dall’inizio di vivere questo ruolo soprattutto attraverso la presenza: incontrare le società, andare alle manifestazioni, parlare con dirigenti, tecnici, atleti e volontari"

Il numero 1 della Federazione fa un bilancio: "Mesi intenso. Ho scelto fin dall’inizio di vivere questo ruolo soprattutto attraverso la presenza: incontrare le società, andare alle manifestazioni, parlare con dirigenti, tecnici, atleti e volontari"

Paolo Cotrone 15 settembre - 16:45 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Raccontare le bocce sui social con il linguaggio dei giovani, ascoltare le società e le voci del territorio passando per l'attenzione all'attività dedicata ai disabili e dal rilancio del sogno olimpico. Un anno intenso e ricco di emozioni quello di Roberto Favre, il primo da presidente della Federazione Italiana bocce dopo il mandato ricevuto nel settembre del 2025. Dai risultati degli atleti sul fronte internazionale, ai tanti viaggi in giro per le regioni tra manifestazioni incontri con i comitati, il numero uno della Fib racconta il suo primo anno alla guida di una federazione in continua crescita.

Primo anno alla guida della FIB: lo immaginava così impegnativo?

"Sapevo che sarebbe stato un incarico importante e impegnativo, ma forse non fino in fondo quanto lo sarebbe stato. Un anno alla guida della Federazione significa confrontarsi ogni giorno con realtà, esigenze e sensibilità molto diverse tra loro. Le bocce sono un mondo straordinariamente articolato, con cinque discipline, migliaia di società e una presenza capillare sul territorio. Ho scelto fin dall’inizio di vivere questo ruolo soprattutto attraverso la presenza: incontrare le società, andare alle manifestazioni, parlare con dirigenti, tecnici, atleti e volontari. È stato un anno intenso, con tanti chilometri e tantissimo lavoro, ma anche un anno che mi ha permesso di conoscere ancora più da vicino la Federazione, le sue persone, le sue difficoltà e soprattutto le sue grandi potenzialità. La cosa più importante che ho capito è che non basta decidere: bisogna ascoltare, confrontarsi e poi realizzare".

Da Presidente con la valigia sempre in mano, non sfugge la sua presenza ai tanti eventi del calendario federale. In campagna elettorale aveva posto l’accento sull’ascolto e sul confronto costante con le società. Quali sono i riscontri dai territori?

"È probabilmente l’aspetto che considero più importante del mio primo anno. Ho cercato di mantenere la promessa di esserci, non soltanto a Roma ma soprattutto sul territorio. Ho incontrato società, Comitati Regionali e Delegazioni, partecipato alle manifestazioni e ascoltato direttamente chi ogni giorno porta avanti le bocce. E oggi, girando l’Italia, avverto un clima diverso: sento un territorio più coeso, più coinvolto e soprattutto più propositivo. Ci sono idee, voglia di fare, disponibilità a confrontarsi e a lavorare insieme. È un patrimonio che dobbiamo valorizzare. Non significa che non ci siano problemi o opinioni diverse, ed è giusto che sia così. Una Federazione viva è una Federazione nella quale ci si confronta. Ma credo che oggi ci sia una maggiore consapevolezza di essere parte di un unico progetto. Non credo nella distinzione tra centro e periferia: esiste una sola Federazione. E una Federazione forte è quella che sa ascoltare il territorio e trasformare quell’ascolto in decisioni e risultati. È questo, forse, il riscontro più bello di questo primo anno: respirare nei territori un’aria propositiva, la voglia di costruire e la sensazione che si possa crescere insieme".

Bocce e sogno Olimpico: l’endorsement del presidente del Coni, Luciano Buonfiglio agli Italiani di Raffa a Roma, rilancia le ambizioni della Fib?

"La posizione espressa dal Presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, è un segnale importante e ci fa naturalmente piacere. Ma il sogno olimpico non si costruisce con le dichiarazioni: si costruisce con il lavoro. La Fib ha tutte le caratteristiche per ambire a questo traguardo: un movimento internazionale forte, discipline praticate in moltissimi Paesi, grandi numeri, una storia importante e soprattutto una capacità di rinnovarsi. Il nostro compito è continuare a dimostrare che le bocce possono stare a pieno titolo nel grande sport internazionale. L’Olimpiade è un sogno, ma anche un obiettivo sul quale dobbiamo lavorare con serietà, insieme al Coni e alle istituzioni internazionali. E il fatto che oggi se ne parli con maggiore convinzione è già un passo avanti. Io preferisco non fare promesse, ma lavorare perché un giorno quella possibilità possa diventare realtà".

Cinque discipline diverse, ognuna è un microcosmo, ma tutte accomunate da un importante ruolo sociale: le bocce oltre il valore agonistico.

"È proprio questo uno dei grandi patrimoni delle bocce. Abbiamo cinque discipline con caratteristiche, tradizioni e mondi diversi, ma tutte hanno una straordinaria capacità di mettere insieme le persone. Le bocce sono agonismo, certamente. Abbiamo atleti di altissimo livello e risultati internazionali che ci collocano tra le grandi potenze mondiali. Ma sono anche socialità, inclusione, amicizia, volontariato e rapporto tra generazioni. Possono essere praticate dai bambini, dagli adulti, dagli anziani e dalle persone con disabilità. È uno sport che può accompagnare una persona per gran parte della vita. E questa è una responsabilità, ma anche una grande opportunità. Dobbiamo far capire sempre di più che le bocce non sono soltanto quello che per troppo tempo sono state percepite: sono uno sport moderno, competitivo, inclusivo e capace di avere un ruolo sociale importante".

Bocce e disabilità: Federazione sempre più impegnata nel cercare sinergie con le istituzioni e i partner per favorire la crescita del movimento. I primi risultati?

"Sul paralimpico abbiamo fatto passi importanti, ma soprattutto abbiamo cambiato prospettiva. Non vogliamo considerare la disabilità come un settore separato, ma come una parte pienamente integrante del progetto federale. La Boccia Paralimpica è un esempio straordinario di come il nostro sport possa diventare strumento di inclusione, autonomia e relazione. Stiamo lavorando per rafforzare il rapporto con le istituzioni, con il mondo della scuola, della salute e con i partner che possono aiutarci a far crescere il movimento. L’esperienza di Padova, con i Campionati Italiani inseriti anche nel contesto del DìSalute Weekend e dell’Alzheimer Fest, rappresenta bene questa nostra idea: portare le bocce fuori dai confini tradizionali e farne conoscere il valore anche sociale e di benessere. Il risultato più importante, però, sarà quando una persona con disabilità penserà alle bocce semplicemente come a uno sport che può praticare, senza percepirle come qualcosa di diverso o separato".

Cambio di passo della Federazione nella comunicazione: social, dirette e contributi web per rendere le bocce uno sport sempre più vicino ai giovani.

"La comunicazione è uno degli strumenti attraverso cui possiamo cambiare la percezione delle bocce. Abbiamo un patrimonio sportivo enorme, ma dobbiamo raccontarlo meglio e soprattutto nei linguaggi che utilizzano le nuove generazioni. In questo primo anno abbiamo cercato di aumentare la presenza sui social, le dirette, i contenuti video e web, dando maggiore visibilità non soltanto ai grandi eventi ma anche alle tante attività che ogni giorno vengono realizzate dalle società. Non dobbiamo però limitarci a comunicare di più: dobbiamo comunicare meglio. Vogliamo mostrare la parte agonistica, ma anche quella giovane, dinamica, inclusiva e sociale delle bocce. Se vogliamo avvicinare nuovi ragazzi dobbiamo andare dove loro sono, parlare il loro linguaggio e far vedere che le bocce possono essere uno sport contemporaneo".

L’importanza di strutture sportive adeguate per le discipline legate alle bocce: cresce il dialogo con le istituzioni e con gli enti territoriali.

"Questo è uno dei nodi fondamentali per la crescita del nostro movimento. Non possiamo pensare di aumentare praticanti, giovani e attività se non abbiamo impianti adeguati. Abbiamo iniziato a rafforzare il dialogo con Comuni, Regioni, enti territoriali e istituzioni sportive, perché la Federazione da sola non può risolvere tutto. Ma può essere un interlocutore autorevole, può portare progetti e può aiutare le società a intercettare opportunità e finanziamenti. Dobbiamo inoltre sfruttare maggiormente gli strumenti che già esistono, a partire dai bandi. Una società che ha un impianto moderno, accessibile e funzionale è una società che ha più possibilità di far entrare bambini, giovani, famiglie e nuovi praticanti. Per questo l’impiantistica sarà una delle priorità del nostro secondo anno".

Da Presidente ha esordito con il Mondiale di Pétanque in casa, a Roma, e ha chiuso il cerchio del primo anno con i Giochi del Mediterraneo di Taranto. L’Italia si conferma tra le potenze mondiali nelle varie discipline.

"È stato un cerchio davvero particolare. Sono stato eletto il 13 settembre 2025 e pochi giorni dopo mi sono trovato a vivere uno degli appuntamenti internazionali più importanti mai organizzati dalla nostra Federazione, il Mondiale di Pétanque a Roma. Un anno dopo, i Giochi del Mediterraneo di Taranto ci hanno regalato risultati straordinari. Ma non guarderei soltanto alle medaglie. L’Italia è una realtà di vertice internazionale in tutte le discipline e questo è il frutto del lavoro quotidiano di atleti, tecnici, società e dirigenti. A Taranto abbiamo conquistato 4 ori, 1 argento e 3 bronzi, raddoppiando gli ori rispetto all’edizione del 2022. È un risultato straordinario, che ci rende orgogliosi e che testimonia la qualità e la profondità del nostro movimento. Il nostro compito, adesso, è creare le condizioni perché questi risultati non siano episodi, ma rappresentino la normalità di una Federazione che vuole continuare a crescere".

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Come giudica il suo primo anno di operato?

"Mi darei un giudizio positivo, ma non pienamente soddisfatto. Positivo perché credo che abbiamo iniziato a cambiare il modo di vivere e di interpretare la Federazione: più presenza, più ascolto, maggiore attenzione al territorio e alle società, più dialogo con le istituzioni. Non pienamente soddisfatto perché in un anno non si possono risolvere tutti i problemi e perché, soprattutto, le cose iniziate devono essere portate a termine. Per me questo è un punto fondamentale. Non voglio una Federazione che annuncia molto e realizza poco. Voglio una Federazione che individua le priorità, lavora e porta a casa i risultati. Il primo anno è stato soprattutto quello dell’ascolto e del confronto; adesso dobbiamo accelerare sulla realizzazione".

Le priorità sul tavolo per questo secondo anno e gli obiettivi da raggiungere entro fine mandato?

"Abbiamo una strada molto chiara. Al centro ci sono le società e il territorio, perché sono loro la vera forza della Federazione. Vogliamo continuare a sostenere le società, rafforzare l’autonomia e il ruolo dei Comitati Regionali e delle Delegazioni, semplificare procedure e regolamenti, lavorare sulla formazione e sull’attività giovanile. Poi ci sono alcune grandi priorità: impiantistica, giovani, donne, paralimpico, promozione e comunicazione. E naturalmente dobbiamo continuare a lavorare sulla crescita internazionale delle nostre discipline. Voglio una Federazione più semplice, più vicina e più veloce nelle risposte. Entro la fine del mandato vorrei poter dire che abbiamo costruito una Federazione nella quale una società, indipendentemente da dove si trovi in Italia, sa di avere un punto di riferimento, viene ascoltata e può trovare risposte e strumenti per crescere".

Gestione finanziaria: Federazione in crescita e nuovi partner commerciali, ma serve anche l’aiuto delle istituzioni.

"La crescita sportiva deve necessariamente essere accompagnata da una gestione finanziaria attenta e responsabile. Abbiamo lavorato per mantenere una Federazione solida, cercando contemporaneamente nuove risorse. Stiamo lavorando per ampliare il rapporto con il mondo commerciale e costruire nuove partnership, perché una Federazione moderna deve essere capace di presentarsi anche come un interlocutore interessante per le aziende. Ma c’è un altro elemento fondamentale: il sostegno delle istituzioni. Le bocce hanno una presenza sociale e territoriale enorme e credo sia giusto che questo valore venga riconosciuto anche attraverso un maggiore sostegno ai progetti federali. Ogni risorsa che riusciamo a trovare deve tradursi in opportunità per le società, per i giovani, per gli atleti e per il territorio. La crescita economica della Federazione, quindi, non è un obiettivo in sé: è lo strumento per poter fare più sport e farlo meglio".

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