Magie, risse e tanto rancore: i 60 anni di Hristo Stoichkov
Una carriera sospesa tra magie e risse. Un campione che ha recitato la parte del cattivo, immedesimandosi alla perfezione nel ruolo
Nel momento preciso in cui gli venne consegnato il Pallone d’oro Hristo Stoichkov - che oggi compie sessant’anni - si manifestò in tutta la sua adorabile strafottenza, caratteristica che teneva in campo, con le sue pose da califfo, e fuori, quando si comportava allo stesso modo, poggiando la sua straordinaria sicumera sul piedistallo della boria. Per non fraintendere, qui si dice di un campione, in ogni caso, il miglior giocatore bulgaro di sempre, un fenomenale stoccatore dotato di un mancino al fulmicotone. Certo, il carattere era luciferino e gli atteggiamenti da bullo, la rissa era la modalità preferita di espressione. Hristo covava nell’anima un rancore verso tutti, a prescindere. Come se il calcio dovesse in qualche modo risarcirlo da una vita che - per lui nato povero, cresciuto con vari problemi in famiglia - non era stata tenera. La verità è che Stoichkov dava il meglio di sé stesso quando affrontava di petto le difese schierate, sfidandole con lo sguardo, muovendo un corpo quasi tozzo - gambe ipertrofiche, busto mobile - come un ballerino; quando puntava a testa bassa verso la porta avversaria e poi sferrava il suo tiro ad incrociare; quando insomma aveva un pallone tra i piedi.