Congelare gli ovuli, come funziona la procedura in Italia
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Congelare gli ovuli, come funziona la procedura in Italia

Sabato 26 settembre 2026
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Sempre più donne scelgono di preservare la fertilità congelando gli ovociti. Come funziona la procedura, quanto costa e quali sono i limiti

Sempre più donne scelgono di preservare la fertilità congelando gli ovociti. Come funziona la procedura, quanto costa e quali sono i limiti

Anna Castiglioni 26 settembre - 10:39 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

In Italia si fanno sempre meno figli e sempre più tardi. Nel 2025 le nascite sono scese a 355 mila, il 3,9% in meno rispetto all'anno precedente, mentre il numero medio di figli per donna ha toccato il nuovo minimo di 1,14. Per le donne italiane l'età media al parto è arrivata a 33,4 anni. Sono numeri che raccontano anche quanto sia cambiato il momento della vita in cui si diventa genitori. In questo scenario sta crescendo anche l'interesse per il cosiddetto social freezing, la possibilità di congelare i propri ovociti quando si è più giovani per provare a utilizzarli in futuro.

Nel 2024, secondo i dati diffusi dall'Associazione Italiana Fertilità, i cicli effettuati in Italia per ragioni non mediche sono aumentati del 44% rispetto all'anno precedente. E il tema è arrivato anche nell'agenda politica: mentre alcune Regioni hanno cominciato a prevedere contributi economici, a settembre 2026 è stata presentata alla Camera una proposta di legge per agevolare l'accesso alla crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale. Ma congelare gli ovociti significa davvero poter rimandare la maternità? E soprattutto, come funziona concretamente in Italia?

cosa significa congelare gli ovuli

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Il nome corretto della procedura è crioconservazione degli ovociti e consiste nel prelevare alcune cellule uovo dalle ovaie e conservarle a temperature molto basse per poterle eventualmente utilizzare anni dopo attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita. Non è però una garanzia di gravidanza futura: età, motivazioni e luogo in cui si vive possono fare una notevole differenza.

perché si congelano gli ovuli

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Le ragioni possono essere molto diverse. Ci sono donne che devono affrontare chemioterapia, radioterapia o altre terapie che potrebbero compromettere la fertilità e per le quali la conservazione degli ovociti rappresenta uno degli strumenti disponibili per provare a preservare la possibilità di una gravidanza futura. L'Istituto Superiore di Sanità indica infatti la crioconservazione degli ovociti tra le strategie di preservazione della fertilità nelle donne adulte che devono sottoporsi a cure potenzialmente dannose per la funzione riproduttiva. Diverso è il caso della crioconservazione elettiva, scelta da donne sane che non intendono cercare una gravidanza nel presente ma vogliono conservare ovociti più giovani per un eventuale utilizzo successivo. La distinzione è importante perché cambia anche il tipo di accesso alla procedura e, soprattutto, chi ne sostiene i costi.

congelamento e riserva ovarica

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Il percorso comincia con una visita in un centro di medicina della riproduzione. Generalmente vengono valutati lo stato di salute della donna, la storia clinica e la cosiddetta riserva ovarica, cioè una stima della quantità di follicoli ancora disponibili nelle ovaie. Possono essere prescritti un'ecografia transvaginale e alcuni esami ormonali. Questi test aiutano soprattutto a prevedere come potrebbero rispondere le ovaie alla stimolazione e quanti ovociti potrebbero essere ottenuti. Non sono invece una “prova di fertilità” capace di stabilire con certezza se una donna riuscirà o meno ad avere un figlio: l'età rimane uno dei fattori più importanti nel determinare la qualità degli ovociti e le probabilità future di successo. Le linee guida scientifiche sottolineano infatti che i test della riserva ovarica possono aiutare a stimare il numero di ovociti ottenibili, ma non permettono da soli di prevedere la probabilità futura di una nascita.

come funziona la stimolazione ovarica

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Normalmente durante un ciclo mestruale matura un solo ovocita. Per riuscire a raccoglierne diversi nello stesso ciclo, le ovaie vengono quindi stimolate con farmaci ormonali, generalmente somministrati attraverso piccole iniezioni sottocutanee quotidiane. La stimolazione dura in genere tra una decina di giorni e circa due settimane e viene controllata con ecografie, e quando necessario con esami del sangue, per verificare la crescita dei follicoli e stabilire il momento più adatto per il prelievo. Nei percorsi di preservazione della fertilità legati a una malattia oncologica sono disponibili anche protocolli che consentono di iniziare il trattamento rapidamente, senza dover necessariamente aspettare l'inizio del ciclo mestruale. L'ISS indica per questi casi protocolli di stimolazione che possono durare circa 7-10 giorni. Quando i follicoli hanno raggiunto una maturazione sufficiente viene somministrato un ultimo farmaco che completa la maturazione degli ovociti e permette di programmare il prelievo.

come avviene il prelievo degli ovociti

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Il prelievo, chiamato anche pick-up ovocitario, viene effettuato generalmente in sedazione e non richiede un intervento chirurgico tradizionale. Attraverso una sonda ecografica inserita per via vaginale, il medico raggiunge le ovaie con un ago molto sottile e aspira il liquido contenuto nei follicoli. Nel laboratorio di embriologia vengono quindi individuati gli ovociti presenti e selezionati quelli maturi adatti alla conservazione. L'intervento dura in genere poche decine di minuti e nella maggior parte dei casi si torna a casa nella stessa giornata. 

come vengono conservati e congelati gli ovociti

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Gli ovociti maturi ottenuti vengono oggi generalmente congelati con una tecnica chiamata vitrificazione, che permette un raffreddamento estremamente rapido e riduce la formazione di cristalli di ghiaccio all'interno delle cellule. È questa evoluzione tecnica ad aver reso la crioconservazione degli ovociti molto più efficace rispetto ai vecchi metodi di congelamento lento. Una volta vitrificati, gli ovociti vengono conservati in appositi contenitori con azoto liquido a temperature intorno a -196 °C. Non ci sono prove che, se mantenuti correttamente in queste condizioni, gli ovociti si deteriorino semplicemente con il trascorrere degli anni: ciò che conta soprattutto è l'età che aveva la donna quando sono stati prelevati, non quella raggiunta al momento del loro eventuale utilizzo.

Congelare gli ovociti non garantisce una gravidanza futura

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La crioconservazione consente di conservare ovociti dell'età biologica in cui sono stati prelevati, ma non equivale a “congelare la fertilità” e non assicura che in futuro nascerà un bambino. Non tutti gli ovociti sopravvivono allo scongelamento, non tutti vengono fecondati e non tutti gli embrioni ottenuti riescono a dare origine a una gravidanza. Le probabilità dipendono da numerosi fattori, ma soprattutto dall'età al momento del prelievo e dal numero di ovociti maturi conservati. Le evidenze disponibili mostrano in generale risultati migliori quando la crioconservazione viene effettuata in età più giovane, mentre non esiste un numero di ovociti che possa garantire con certezza una nascita. Per questo il congelamento degli ovociti non dovrebbe essere presentato come una polizza assicurativa sulla maternità, ma come una possibilità in più. La valutazione va fatta individualmente con uno specialista, tenendo conto dell'età, della riserva ovarica e delle ragioni per cui si sta prendendo in considerazione la procedura.

Come funziona in Italia e chi paga

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In Italia la crioconservazione degli ovociti rientra nell'ambito della medicina della riproduzione e viene eseguita nei centri autorizzati. Il Registro nazionale della Procreazione medicalmente assistita dell'Istituto Superiore di Sanità mette a disposizione l'elenco aggiornato dei centri presenti nelle diverse Regioni. Quando esiste un'indicazione medica, per esempio prima di alcune cure oncologiche che possono compromettere la fertilità, sono previsti percorsi di preservazione della fertilità all'interno del Servizio sanitario, anche se modalità e organizzazione possono variare sul territorio. Per la crioconservazione effettuata esclusivamente per rimandare una futura maternità, invece, non esiste al momento un sistema nazionale uniforme di copertura: spesso la procedura è a pagamento, anche se alcune Regioni stanno introducendo programmi o contributi specifici. La Puglia, per esempio, ha previsto dal 2025 un contributo pubblico per il social freezing, mentre in Lombardia sono state avviate iniziative con tariffe calmierate in alcune strutture pubbliche. C'è poi un'ultima distinzione da tenere presente. Congelare i propri ovociti e utilizzarli successivamente attraverso una PMA sono due momenti diversi anche dal punto di vista giuridico. In Italia una donna single può sottoporsi alla crioconservazione degli ovociti, ma non alla procreazione medicalmente assistita, che attualmente secondo la normativa è consentita solo alle coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile e con entrambi i componenti viventi. 

una possibilità in più

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La crioconservazione degli ovociti può offrire una possibilità in più a chi oggi non è nelle condizioni di avere un figlio, ma non permette di fermare l'orologio biologico né garantisce una gravidanza futura. E soprattutto non risolve le ragioni, economiche, lavorative, personali o sociali, per cui la maternità viene sempre più spesso rimandata. In un Paese in cui si diventa madri sempre più tardi, rendere questa possibilità più accessibile può essere uno strumento utile. A patto di non trasformarla nell'ennesima responsabilità individuale affidata alle donne: conoscere per tempo come cambia la fertilità con l'età, quali possibilità offre la medicina e quali sono i loro limiti resta il primo passo per poter scegliere davvero.

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