L'ombra lunga di Conte sul campionato: dategli un progetto e lui vincerà
Il tecnico dei tre scudetti con altrettanti club (il solo a esserci riuscito) è a spasso, nonostante le voci su un suo vicino ritorno si infittiscano. Ma per accettare una panchina, vuole una nuova sfida. Successi, spese e lavoro: questo è il suo calcio
Il tecnico dei tre scudetti con altrettanti club (il solo a esserci riuscito) è a spasso, nonostante le voci su un suo vicino ritorno si infittiscano. Ma per accettare una panchina, vuole una nuova sfida. Successi, spese e lavoro: questo è il suo calcio
Guglielmo Buccheri Giornalista 26 settembre - 12:18 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleC'è una stagione che si è messa in moto e c’è un "convitato di pietra" ad accompagnarla o, meglio, a definirla. Antonio Conte non è una presenza ingombrante o minacciosa, ma una presenza sì, a tal punto che nessuno, o quasi, la nomina o l’affronta: meglio farlo fare agli altri, a chi lo sogna (i tifosi) o l’ammira (avversari impauriti da un suo grande ritorno…). E, allora? A ogni curva, più o meno pericolosa, ecco che il nome dell’ex di tante cose o situazioni torna in campo o si ritrova al centro del ring perché per sua natura Conte non è mai banale e quando non lo sei, fai centro.
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—A Napoli è finita un po’ così: ultima apparizione il 24 maggio e poi i saluti senza strappi o veleni e, soprattutto, con quel senso di gratitudine che il popolo partenopeo conosce e allena. Antonio se ne è andato "dopo due stagioni intense…" e dopo aver fatto la storia: lo scudetto sotto al Vesuvio lo consegna agli almanacchi come l’unico allenatore ad aver vinto il campionato con tre club diversi, Juventus, Inter e, adesso, gli azzurri di Aurelio De Laurentiis. Salutati Castel dell’Ovo e dintorni, ecco prendere forma il "convitato di pietra" della Serie A: lo vogliamo ct della "nuova" Nazionale, dicono le società al presidente federale Giovanni Malagò, e i più maligni si affacciano alla finestra del nostro pallone con il ghigno che, di solito, compare sul volto di chi sa che ha smascherato un disegno a più colori. Tradotto: Conte sulla panchina dell’Italia per il bis dopo il biennio 2014/16 vorrebbe anche dire liberare il terreno di gioco da quella presenza non ingombrante o minacciosa, ma silenziosa sì sulla stagione che si è messa in moto. Inter, Juventus, Napoli in prima fila, poi il resto della compagnia in ordine più o meno sparso: il partito dei favorevoli ad Antonio ct nasce così. L’Inter vive dell’energia e delle idee di Cristian Chivu, la Juventus del "peso" di Luciano Spalletti, il Napoli della curiosità di Massimiliano Allegri, ma tutte e tre hanno un legame forte, o qualcosa da condividere, con la figura dell’ex ct azzurro.
nazionale
—Conte ha staccato la spina, l’avrebbe riaccesa (subito) per la chiamata Nazionale, la riaccenderà davanti ad un Progetto. Uno come lui vive nella perenne condizione di "condannato a vincere" come testimonia il suo cammino: sei sono le stagioni in A attraversate dal fischio d’inizio a quello di chiusura, cinque volte ha alzato la coppa dello scudetto – tre in bianconero, una in nerazzurro e sul Golfo di Napoli -, l’unica occasione in cui non l’ha fatto è arrivato secondo. Che dire, dunque? "Meglio una brutta bugia di una bella verità perché dentro la brutta bugia c’è la possibilità di riflettere, condividere, spiegarsi, capire e, soprattutto, riavvolgere il nastro per andare avanti…", il mantra del tecnico salentino. A Londra, casa Chelsea, la sua personalità ha avuto la meglio quando c’era da farsi largo tra mille novità e mille più una difficoltà. Ma a Londra, casa Tottenham, qualcosa si è messo di traverso dopo un anno da Champions: il 18 marzo 2023 è cominciata per Antonio la pausa più lunga, diciassette mesi senza riflettori fino allo sbarco a Molo Beverello, vista Capri e luce sulla città del Cristo Velato. Conte si era già fermato ed era accaduto proprio dopo il primo viaggio londinese: dal 19 maggio 2018 al 26 agosto 2019, dai Blues ai nerazzurri di Milano. Ed è riaccaduto ancora, dall’Inter al Tottenham e riaccadrà, come già raccontato, dal Tottenham al Napoli: stop and go ricchi di programmi, studi, aggiornamenti e i "soliti" corteggiamenti. "L’America? Perché no… è una prospettiva che mi affascina…", si lasciò scappare Antonio prima di riprendere la via d’Oltremanica – era tempo d’estate 2021 - quando nel suo destino le successive tappe di Londra (bis) e di Napoli non potevano ancora avere una fisionomia definita. Conte è garanzia di primato, nessuno lo mette in dubbio. Ma, allo stesso tempo, l’allenatore o manager dei desideri è come se viaggiasse con la lampada di Aladino tra le mani: chi vuole attirarlo a sé deve tirarne fuori sempre una piccola, grande magia. Il Progetto nasce così e, così, può rappresentare il suo limite: se bussi alla porta del tecnico dai tre scudetti con tre squadre devi bussare con gli argomenti giusti. Mercato, investimenti, spese: cambiando i fattori, non cambia il prodotto.
costoso
—E, allora? In tempi dove i conti (economici) e prospetti (finanziari) occupano lo stesso spazio, se non di più, della tattica e della tecnica, il Progetto Conte può creare un po’ di turbamento: garanzia di successo contro garanzia di spese è la scena su cui costruire o meno il futuro. Una partita aperta e divisiva, un duello superato, una sfida che vale la pena affrontare: Antonio aspetta e annota. La quarta volta sull’Aventino è appena iniziata e non sarebbe nemmeno dovuta iniziare se è vero, come è vero, che lo sbocco Nazionale era lì, a portata di tacchetti: completare l’opera con la divisa dell’Italia, per chi l’Italia l’ha condotta con maestria e il pieno di dignità in un biennio a dir poco complicato, era la missione che Antonio avrebbe voluto vivere con tutte le sue forze. E, invece, l’Aventino.
pastarel
—Nella stagione che si è appena messa in moto c’è già stato molto di Conte. Frena la Juventus? I tifosi lo invocano. Sbanda il Milan? Perché non chiudere il cerchio del percorso "storico" bianconero e nerazzurro, in rossonero? I turchi sono i nuovi arabi? Da Istanbul chiamano. E l’America? Una tentazione/suggestione. In Premier League, forse, ha perso per strada il suo tocco magico anche se i nuovi "profeti" alla De Zerbi non hanno ancora imboccato la via più logica: chissà. Per ora si naviga a vista, ma con le idee chiare e fedeli a se stesse: Antonio, il tecnico con "il coltello nel calzino, in campo e nella vita…" (dixit) lo trovi a San Siro o all’Olimpico, ma anche, e spesso, seduto al tavolino di "Pastarel", bar sotto i portici, Corso Vittorio Emanuele II, passeggio di Torino e dei torinesi: la tappa di una vita perché la famiglia abita a due passi e perché, se lo beccano, nessuno lo disturba se non con gli occhi. Antonio tornerà: non ci possono essere dubbi. E potrebbe tornare per buona pace di quanti lo rivedono in pista solo dentro a qualcosa di molto ambizioso: l’ambizione è abituato a coltivarla nello spogliatoio, il Progetto può anche nascere e, poi, svilupparsi.
futuro
—A Napoli è finita un po’ così: quel tricolore, Conte lo considera un vero capolavoro di tenacia, resilienza, consapevolezza e gioco. A Torino, sotto la Mole juventina, è convinto ci sia il materiale per fare bene e alzare il livello: lo pensa e non lo dice, non può farlo e non sarebbe nemmeno giusto. Altrove è l’oggetto dei desideri. La stagione appena cominciata è lunga, piena di trappole, all’insegna dell’equilibrio e di un calcio, almeno da noi, diverso e più intenso. Già, l’intensità. Se è questo il parametro allora Antonio mette tutti d’accordo: il "convitato di pietra" può prendere forma e sostanza. "Perdermi alcuni passaggi della crescita di mia figlia è stato un dolore, ma la professione e la passione…", dice. L’allenatore dentro la storia, dal suo Aventino, è pronto a scendere in città. Quale? Quella del 3-5-2 non più fedele a se stesso, ma adattato al momento. Conte ct azzurro avrebbe tolto dal campo una forte tentazione, dicono i maligni. Conte "libero" è una figura silenziosa, ma anche ingombrante: si può dire senza temere smentite.
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