Curry si riduce l'ingaggio e rinnova coi Warriors: contratto da 116 milioni di dollari fino al 2029
La Gazzetta dello Sport

Curry si riduce l'ingaggio e rinnova coi Warriors: contratto da 116 milioni di dollari fino al 2029

Sabato 26 settembre 2026
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La guardia quattro volte campione Nba ha raggiunto l’accordo per un’estensione di contratto biennale, rinunciando a 20 milioni

La guardia quattro volte campione Nba ha raggiunto l’accordo per un’estensione di contratto biennale, rinunciando a 20 milioni

Riccardo Pratesi Collaboratore 26 settembre - 12:05 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Giusto così. O quantomeno bello così perché aggiunge quel pizzico di romanticismo che non guasta mai nel mondo dello show business, quando si parla di sport declinato ai massimi livelli. Stephen Curry, 38 anni, rinnova il contratto con i Golden State Warriors, la sua prima e unica franchigia di carriera. Che chiuderà dunque nella baia californiana da bandiera di franchigia. Esistono ancora, evidentemente. La guardia 12 volte All Star e quattro volte campione Nba in maglia Dubs ha raggiunto l’accordo per un’estensione di contratto biennale da 116 milioni di dollari, con le prossime tre – per quella 2028-29 vanta un’opzione da esercitare – toccherà le 20 stagioni con la stessa maglia. Conta a livello di immagine, di “eredità” che lascerà alla comunità, tra Oakland e San Francisco, e alla franchigia che prima di chiamarlo con la scelta numero 7 del Draft 2009 era reduce da troppe annate da Brutto Anatroccolo. Curry ai Warriors è per sempre, dunque. Ora si devono organizzare per rendere competitive le sue ultime stagioni sul parquet. Un passo alla volta…

le cifre

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Ha fatto uno sconticino ai Dubs. Non che si sia tolto il pane di bocca, sia chiaro. I suoi guadagni di carriera soltanto di salari con questo rinnovo toccano quota 652 milioni di dollari. Però è venuto incontro alle esigenze di franchigia non pretendendo il massimo salariale. Il suo contratto attuale – da 62.6 milioni di dollari - sarebbe scaduto a fine giugno 2027, altrimenti. Dal 29 agosto Steph era eleggibile per un’estensione che avrebbe potuto garantirgli sino a 136.7 milioni, si è fermato a 116.

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SCENARI WARRIORS

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Curry aveva parlato del suo status, di recente. “Questa squadra deve poter avere la flessibilità salariale per fare le mosse che possano servire…Per me la chiave è essere informato e avere pazienza”. Non ci ha messo molto per chiudere il cerchio, meno di un mese, poi ha deciso di autografare il nuovo accordo senza ulteriori esitazioni. Sa che i contratti di Jimmy Butler (da 56.8 milioni) e di Draymond Green (27.6 milioni) scadranno alla fine di questa ormai imminente stagione. E che Kris Porzingis avrà solo 3 dei 20 milioni a libro paga garantiti. Insomma, i Dubs, che a oggi sembrano nel miglior scenario una squadra da primo turno di playoff a Ovest, quantomeno dietro a San Antonio, Oklahoma City, Denver, Minnesota, Los Angeles Lakers e Houston nelle gerarchie di Conference, potranno operare sul prossimo mercato potendo progettare il futuro senza vincoli e catene. Semmai con una certezza che non avrebbero mai voluto smarrire: Steph, appunto.

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bandiera

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Curry sta ai Warriors come Kobe Bryant sta ai Los Angeles Lakers, come Tim Duncan ai San Antonio Spurs e Dirk Nowitzki ai Dallas Mavericks. Campioni epocali che hanno vestito una sola maglia, giocato in Nba per una sola città. E alzato il Larry O’Brien Trophy da Mvp delle Finals per quella franchigia. In un’epoca in cui l’erba del vicino è spesso sempre più verde, in cui il mercato più grande è spesso quello più ambito per il marchio di campioni planetari, la scelta di vita di Curry, quella di non traslocare mai, restare fedele sempre e comunque a prescindere dal momento e dai risultati, lo rende ancora più “immortale”. Sarà facile in retrospettiva identificare la sua grande storia agonistica perché nell’immaginario collettivo sarà associato a una sola squadra, una sola maglia. Chi verrà dopo e la vestirà lo avrà come simbolo e riferimento unico e speciale. Sì, è la scelta più romantica, ma tutto sommato anche quella più funzionale al suo brand. Quella più iconica, a guardar bene, perché lo differenzia dal branco, da LeBron James, da Kevin Durant, dagli altri “grandi” della sua generazione di fenomeni. Curry ai Warriors a vita. E chissà che il futuro non gli riservi un altro “giro” playoff da gustare con ambizioni rinnovate. Pensiero stupendo per lui, un monito per gli avversari.

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